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Il CARTELLA siamo noi.

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cartellabruciato5Il Cartella siamo noi.

Questa notte un incendio di natura dolosa ha completamente distrutto il CSOA Angelina Cartella di Reggio Calabria, quartiere Gallico. L’incendio è di chiara natura nazifascista, considerando le scritte rinvenute all’interno dello scheletro dello spazio occupato.

Purtroppo a nulla sono valsi gli appelli che in questi giorni le compagne ed i compagni del Cartella avevano lanciato, bersaglio di continue minacce ed azioni di sabotaggio.

Oggi il disastro. Una mano fascista nella notte ha appiccato il fuoco che ha completamente distrutto il centro sociale calabrese, il più antico e conosciuto punto di socialità alternativa della Regione. E’ gravissimo che venga colpito uno spazio a sud che lavorava e lavorerà sicuramente per il sud. Un sud troppo spesso usato come laboratorio di politiche repressive ed escludenti. Quel sud capace di solidarietà mentre la politica cercava di scatenare una guerra tra poveri istituendo i campi lager per immigrati della protezione civile. Quel sud capace di risposte nette e ferme alla devastazione del proprio territorio.

Il Cartella rappresentava una risposta alternativa a tutto questo e per questo è stato colpito.

In un periodo di crisi e repressione come quello che stiamo vivendo, uno spazio liberato come il Cartella rappresentava, e continuerà a rappresentare, la migliore risposta alle politiche di austerity, alle battaglie con i migranti ed alla pantomima tutta italiana delle grandi opere (vedi ponte sullo stretto).

Le compagne e i compagni del CSOA DEPISTAGGIO di Benevento esprimono la loro piena ed incondizionata solidarietà al CSOA Angelina Cartella.

Per sempre antifascisti.

LA FABBRICA DEI "CLANDESTINI". Conferenza stampa su un anno di permanenza nel Sannio dei rifugiati della guerra libica.

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IMMIGRATI-LAMPEDUSA11A maggio del 2011 sono giunti in provincia di Benevento oltre 150 profughi della guerra libica, le cui domande di asilo sul territorio italiano sono state respinte in blocco dalla Commissione territoriale di Caserta. Insieme a loro sono sbarcati sulle nostre coste altri 22.000 migranti, nati prevalentemente nell’Africa subsahariana e costretti a fuggire dalla Libia a causa di una guerra scatenata e condotta anche dall’Italia.
I dinieghi pressoché generalizzati delle domande di asilo dimostrano che la politica italiana, anche su questo aspetto particolare dell'immigrazione, corrisponde all' ispirazione razzista di tutta la legislazione degli ultimi anni. Le politiche migratorie del nostro Paese individuano nel migrante un pericolo o, tutt'al più, un peso da sopportare, fingendo di ignorare il contributo decisivo che i lavoratori immigrati apportano alla nostra economia e creando ad hoc clandestinità e lavoro a nero, in modo da avere a disposizione manodopera sottopagata e priva di ogni diritto per tutti i lavori che gli italiani non hanno più voglia di fare.
Si immagini cosa sarebbero la società e l’economia italiana senza tutti i prodotti agricoli (pomodori, olive, arance, uva, fragole, ecc.) raccolti dai migranti per una paga irrisoria; senza le donne dell’Europa orientale che si prendono cura degli anziani; senza la manodopera straniera nel settore delle costruzioni; senza la consistente percentuale del PIL (oltre l’11% secondo l’ISTAT) prodotta dagli immigrati (che sono solo il 7,5% della popolazione); senza gli 11 miliardi di euro versati annualmente dai migranti nelle casse dello Stato sotto forma di contributi previdenziali.
La Rete Commons - Uniti per i Beni Comuni accompagna sin dal loro arrivo i richiedenti asilo ospitati nelle province di Benevento e Avellino e intende denunciare con decisione la miopia ed il razzismo delle attuali politiche. Associandosi ad iniziative nazionali, la Rete Commons chiede che ai rifugiati «libici» sia rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

NELL’OCCASIONE SARANNO PRESENTATI NUMEROSI DOCUMENTI CIRCA LA SITUAZIONE GIURIDICA DEI RICHIEDENTI E LA VIOLAZIONE DEL DIRITTO DI ASILO.

OGNI GIORNO SIA 25 APRILE

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25-aprile1"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano" (A. Gramsci )

Anche quest'anno, come sempre dal 1945, celebriamo nel 25 aprile la vittoria della lotta partigiana sulla barbarie nazifascista. Ma crediamo che per onorare davvero questa data si debba evitare la stanca retorica istituzionale che la svuota di ogni significato concreto, e invece viverla e renderla attuale nel mondo d'oggi.

Sessantasette anni fa, i partigiani e le partigiane in armi fondarono una nuova repubblica basata sul lavoro, sulla sovranità popolare, sul rispetto dei diritti, sul rifiuto della discriminazione tra sessi, razze e condizioni sociali, sul ripudio della guerra. Oggi constatiamo come tutti questi principi, cardini della nostra costituzione, vengano smantellati sistematicamente giorno dopo giorno. Il fascismo non è morto quel 25 aprile del 1945. Negli ultimi anni, sotto la maschera del presunto tecnicismo finanziario innalzato a vessillo dal neoliberismo, si è invece ripresentato arrogante e feroce come allora. La sovranità popolare è stata ridotta a vuoto simulacro da un sistema di partiti, nessuno escluso, che hanno consegnato il destino delle italiane e degli italiani nelle mani delle lobby finanziarie internazionali, con gli esiti che erano facilmente immaginabili fin dai primi passi della costruzione di un'unione europea delle banche, e che denunciammo undici anni fa a genova: una crisi creata ad arte per favorire l'arricchimento senza limiti di pochi speculatori, a danno di milioni di lavoratori che fanno sempre più fatica a tirare avanti. E intanto che i ministri 'tecnici' del governo monti vanno in tv a versare lacrime di coccodrillo, si moltiplicano i licenziamenti, gli sfratti, i pignoramenti di equitalia, i suicidi di donne e uomini ridotti alla disperazione.

Alla protesta sociale che monta con forza sempre maggiore, e che già è divampata in forme drammatica in paesi a noi molto vicini, la spagna e la grecia, il potere, incapace di fornire risposte costruttive, risponde con una repressione sempre più dura. Arresti ad orologeria per cercare di distruggere la resistenza del popolo valsusino contro l'aberrante follia del treno ad alta velocità (decine di miliardi di euri per un'opera faraonica tanto quanto inutile, mentre ovunque si tagliano i trasporti locali a danno dei lavoratori e degli studenti). Cariche contro i lavoratori che protestano a palazzo chigi. Manganellate contro chiunque osi scendere in piazza e pretendere il rispetto dei propri diritti.

Per questo, ricordare oggi la resistenza non può ridursi a mero esercizio retorico. Oggi come allora, bisogna scegliere da che parte stare. Oggi come allora, è necessario essere partigiani. E per noi è una scelta facile. La nostra parte è quella degli studenti, che subiscono la distruzione sistematica della scuola pubblica. È quella dei lavoratori, sfruttati fino all'osso, vessati da leggi liberticide, e poco o niente tutelati da un sistema sindacale ormai del tutto autoreferenziale. È quella delle popolazioni perseguitate per avere l'ardire di difendere la propria terra e la propria salute, a chiaiano come a sant'arcangelo trimonte come in valsusa. È quella delle donne, ridotte a mero oggetto di consumo e discriminate sul lavoro e in famiglia. È quella dei fratelli migranti, scientificamente sfruttati e criminalizzati per scatenare una guerra tra poveri con i lavoratori nostrani.

Noi stiamo con questi, noi siamo questi. E crediamo che il modo più degno di ricordare chi per la nostra libertà diede la vita, sia trasformare ogni giorno in un 25 aprile, sia essere partigiani sempre.

Sabato e Domenica in piazza contro il razzismo

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incazzatobiancoSabato 17 e domenica 18 marzo la Rete Commons – Uniti per i Beni Comuni sarà di nuovo in piazza con due presidii antirazzisti per esprimere la propria protesta circa l’assurda situazione dei richiedenti asilo giunti dalla Libia. Si tratta di oltre 23.000 persone, approdate sulle coste italiane negli scorsi mesi dopo avere lasciato il lavoro, gli affetti e gli averi a causa della guerra e dopo aver attraversato il Mediterraneo a rischio della vita. Ora vivono in condizioni oggettivamente difficili, perché si trovano di fronte ad un’assoluta mancanza di prospettive per il futuro: oltre alle carenze di molti centri di accoglienza, le Commissioni territoriali, alle quali spetta giudicare le loro richieste di asilo, le stanno respingendo in larghissima parte e perciò questi ragazzi non avranno altra scelta che andare ad ingrossare le file dei «clandestini», con tutte le conseguenze sul piano umano e sociale che questo comporta.
Circa 150 di loro, provenienti da numerosi paesi dell’Africa centrale e occidentale, dallo scorso maggio sono alloggiati in provincia di Benevento, in strutture selezionate dalla protezione civile a San Giorgio del Sannio, Telese Terme, Campoli del Monte Taburno, Bonea e Sant’Agata de’ Goti. I richiedenti si sono integrati, hanno stretto amicizie e, superando ogni barriera linguistica, hanno partecipato alla vita pubblica delle comunità che li ospitano, ma rischiano di dovere abbandonare tutto questo per il respingimento della loro domanda di asilo. Sono stati tutti già ascoltati dalla Commissione territoriale di Caserta: pochissimi hanno ottenuto una forma di protezione, la maggior parte è già stata respinta, altri sono in attesa di conoscere il risultato, con prospettive tutt’altro che rosee. Perciò è necessario mobilitarsi ancora e far sì che il diritto di asilo, riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica (art. 10), sia effettivamente garantito. In tale direzioni si sono mosse diverse istituzioni, compresi il Consiglio Italiano per i Rifugiati e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
I due nuovi presidii antirazzisti della Rete Commons si terranno sabato 17 marzo a Benevento, sul corso Garibaldi di fronte alla Prefettura, e domenica 18 a San Giorgio del Sannio, sul viale Spinelli, all’altezza della villa comunale. Anche questa volta saranno presenti i richiedenti asilo ospitati nella provincia e saranno raccolte le firme per la petizione «Diritto di scelta», promossa dal progetto Melting Pot Europa e volta a chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a tutti i profughi «libici».
L’iniziativa fa seguito ai due presidii antirazzisti tenuti a Benevento il 14 gennaio e a San Giorgio del Sannio il 22 gennaio. In quelle occasioni sono state raccolte anche le firme per la campagna «L’Italia sono anch’io»: due leggi di iniziativa popolare per chiedere che venga concessa la cittadinanza ai bambini figli di migranti nati in Italia e il diritto al voto amministrativo per gli immigrati residenti da almeno cinque anni. La campagna si è conclusa lo scorso 4 marzo ed è stata un successo: erano necessarie 50.000 firme e ne sono state raccolte 109.000 per la legge relativa alla cittadinanza e 106.000 per quella sul voto amministrativo. La provincia di Benevento ha fatto la sua parte, nonostante sia stata la sola Rete Commons ad occuparsi della raccolta delle firme.
È ora necessario continuare la mobilitazione. Si ricorda che, per chi non potesse partecipare ai presidii della Rete Commons, la petizione «Diritto di scelta» si può sottoscrivere anche on line all’indirizzo www.meltingpot.org.

DOMENICA 11 - UNA SERATA PER I BENI COMUNI

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no tavDomenica 11 Marzo 2012 la Rete Commons invita tutta la cittadinanza ad intervenire presso il CSA DEPISTAGGIO ad una serata dedicata ai beni comuni e, più in particolare, dedicata alla salvaguardia dell'ambiente, alla valorizzazione dei servizi pubblici e, di estrema necessità, all'utilizzo della disobbedienza civile quale unico strumento per ottenere quanto ci viene tolto quotidianamente con l'assurda prospettiva del progresso, dello sviluppo, della crescita.

La serata avrà inizio alle ore 19,30 e sono previste le seguenti attività:

[] Première del documentario “Due giorni prima dell'inferno” di Alessandro Paolo Lombardo:
materiale inedito girato nel fine settimana, tra il 24 e il 26 febbraio, in occasione della manifestazione nazionale NO TAV del 25 Febbraio.

[] Proiezione di “Fratelli di Tav” di Manolo Luppichini e Claudio Metallo:
una video-inchiesta sull'impatto del "Treno ad Alta Velocità" lungo la penisola italiana.

[] Collegamento in videochat
- con il prof. Massimo Zucchetti ( http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/ ) del politecnico di Torino;
- con membri dei comitati NO TAV della Val Susa.

 Ad accompagnare le attività della serata ci sarà una CENA SOCIALE per l'autofinanziamento della rete COMMONS.

 STAY TUNED!

STAY NO TAV!

VI ASPETTIAMO!

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