"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano" (A. Gramsci )
Anche quest'anno, come sempre dal 1945, celebriamo nel 25 aprile la vittoria della lotta partigiana sulla barbarie nazifascista. Ma crediamo che per onorare davvero questa data si debba evitare la stanca retorica istituzionale che la svuota di ogni significato concreto, e invece viverla e renderla attuale nel mondo d'oggi.
Sessantasette anni fa, i partigiani e le partigiane in armi fondarono una nuova repubblica basata sul lavoro, sulla sovranità popolare, sul rispetto dei diritti, sul rifiuto della discriminazione tra sessi, razze e condizioni sociali, sul ripudio della guerra. Oggi constatiamo come tutti questi principi, cardini della nostra costituzione, vengano smantellati sistematicamente giorno dopo giorno. Il fascismo non è morto quel 25 aprile del 1945. Negli ultimi anni, sotto la maschera del presunto tecnicismo finanziario innalzato a vessillo dal neoliberismo, si è invece ripresentato arrogante e feroce come allora. La sovranità popolare è stata ridotta a vuoto simulacro da un sistema di partiti, nessuno escluso, che hanno consegnato il destino delle italiane e degli italiani nelle mani delle lobby finanziarie internazionali, con gli esiti che erano facilmente immaginabili fin dai primi passi della costruzione di un'unione europea delle banche, e che denunciammo undici anni fa a genova: una crisi creata ad arte per favorire l'arricchimento senza limiti di pochi speculatori, a danno di milioni di lavoratori che fanno sempre più fatica a tirare avanti. E intanto che i ministri 'tecnici' del governo monti vanno in tv a versare lacrime di coccodrillo, si moltiplicano i licenziamenti, gli sfratti, i pignoramenti di equitalia, i suicidi di donne e uomini ridotti alla disperazione.
Alla protesta sociale che monta con forza sempre maggiore, e che già è divampata in forme drammatica in paesi a noi molto vicini, la spagna e la grecia, il potere, incapace di fornire risposte costruttive, risponde con una repressione sempre più dura. Arresti ad orologeria per cercare di distruggere la resistenza del popolo valsusino contro l'aberrante follia del treno ad alta velocità (decine di miliardi di euri per un'opera faraonica tanto quanto inutile, mentre ovunque si tagliano i trasporti locali a danno dei lavoratori e degli studenti). Cariche contro i lavoratori che protestano a palazzo chigi. Manganellate contro chiunque osi scendere in piazza e pretendere il rispetto dei propri diritti.
Per questo, ricordare oggi la resistenza non può ridursi a mero esercizio retorico. Oggi come allora, bisogna scegliere da che parte stare. Oggi come allora, è necessario essere partigiani. E per noi è una scelta facile. La nostra parte è quella degli studenti, che subiscono la distruzione sistematica della scuola pubblica. È quella dei lavoratori, sfruttati fino all'osso, vessati da leggi liberticide, e poco o niente tutelati da un sistema sindacale ormai del tutto autoreferenziale. È quella delle popolazioni perseguitate per avere l'ardire di difendere la propria terra e la propria salute, a chiaiano come a sant'arcangelo trimonte come in valsusa. È quella delle donne, ridotte a mero oggetto di consumo e discriminate sul lavoro e in famiglia. È quella dei fratelli migranti, scientificamente sfruttati e criminalizzati per scatenare una guerra tra poveri con i lavoratori nostrani.
Noi stiamo con questi, noi siamo questi. E crediamo che il modo più degno di ricordare chi per la nostra libertà diede la vita, sia trasformare ogni giorno in un 25 aprile, sia essere partigiani sempre.