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Il CARTELLA siamo noi.

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cartellabruciato5Il Cartella siamo noi.

Questa notte un incendio di natura dolosa ha completamente distrutto il CSOA Angelina Cartella di Reggio Calabria, quartiere Gallico. L’incendio è di chiara natura nazifascista, considerando le scritte rinvenute all’interno dello scheletro dello spazio occupato.

Purtroppo a nulla sono valsi gli appelli che in questi giorni le compagne ed i compagni del Cartella avevano lanciato, bersaglio di continue minacce ed azioni di sabotaggio.

Oggi il disastro. Una mano fascista nella notte ha appiccato il fuoco che ha completamente distrutto il centro sociale calabrese, il più antico e conosciuto punto di socialità alternativa della Regione. E’ gravissimo che venga colpito uno spazio a sud che lavorava e lavorerà sicuramente per il sud. Un sud troppo spesso usato come laboratorio di politiche repressive ed escludenti. Quel sud capace di solidarietà mentre la politica cercava di scatenare una guerra tra poveri istituendo i campi lager per immigrati della protezione civile. Quel sud capace di risposte nette e ferme alla devastazione del proprio territorio.

Il Cartella rappresentava una risposta alternativa a tutto questo e per questo è stato colpito.

In un periodo di crisi e repressione come quello che stiamo vivendo, uno spazio liberato come il Cartella rappresentava, e continuerà a rappresentare, la migliore risposta alle politiche di austerity, alle battaglie con i migranti ed alla pantomima tutta italiana delle grandi opere (vedi ponte sullo stretto).

Le compagne e i compagni del CSOA DEPISTAGGIO di Benevento esprimono la loro piena ed incondizionata solidarietà al CSOA Angelina Cartella.

Per sempre antifascisti.

OGNI GIORNO SIA 25 APRILE

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25-aprile1"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano" (A. Gramsci )

Anche quest'anno, come sempre dal 1945, celebriamo nel 25 aprile la vittoria della lotta partigiana sulla barbarie nazifascista. Ma crediamo che per onorare davvero questa data si debba evitare la stanca retorica istituzionale che la svuota di ogni significato concreto, e invece viverla e renderla attuale nel mondo d'oggi.

Sessantasette anni fa, i partigiani e le partigiane in armi fondarono una nuova repubblica basata sul lavoro, sulla sovranità popolare, sul rispetto dei diritti, sul rifiuto della discriminazione tra sessi, razze e condizioni sociali, sul ripudio della guerra. Oggi constatiamo come tutti questi principi, cardini della nostra costituzione, vengano smantellati sistematicamente giorno dopo giorno. Il fascismo non è morto quel 25 aprile del 1945. Negli ultimi anni, sotto la maschera del presunto tecnicismo finanziario innalzato a vessillo dal neoliberismo, si è invece ripresentato arrogante e feroce come allora. La sovranità popolare è stata ridotta a vuoto simulacro da un sistema di partiti, nessuno escluso, che hanno consegnato il destino delle italiane e degli italiani nelle mani delle lobby finanziarie internazionali, con gli esiti che erano facilmente immaginabili fin dai primi passi della costruzione di un'unione europea delle banche, e che denunciammo undici anni fa a genova: una crisi creata ad arte per favorire l'arricchimento senza limiti di pochi speculatori, a danno di milioni di lavoratori che fanno sempre più fatica a tirare avanti. E intanto che i ministri 'tecnici' del governo monti vanno in tv a versare lacrime di coccodrillo, si moltiplicano i licenziamenti, gli sfratti, i pignoramenti di equitalia, i suicidi di donne e uomini ridotti alla disperazione.

Alla protesta sociale che monta con forza sempre maggiore, e che già è divampata in forme drammatica in paesi a noi molto vicini, la spagna e la grecia, il potere, incapace di fornire risposte costruttive, risponde con una repressione sempre più dura. Arresti ad orologeria per cercare di distruggere la resistenza del popolo valsusino contro l'aberrante follia del treno ad alta velocità (decine di miliardi di euri per un'opera faraonica tanto quanto inutile, mentre ovunque si tagliano i trasporti locali a danno dei lavoratori e degli studenti). Cariche contro i lavoratori che protestano a palazzo chigi. Manganellate contro chiunque osi scendere in piazza e pretendere il rispetto dei propri diritti.

Per questo, ricordare oggi la resistenza non può ridursi a mero esercizio retorico. Oggi come allora, bisogna scegliere da che parte stare. Oggi come allora, è necessario essere partigiani. E per noi è una scelta facile. La nostra parte è quella degli studenti, che subiscono la distruzione sistematica della scuola pubblica. È quella dei lavoratori, sfruttati fino all'osso, vessati da leggi liberticide, e poco o niente tutelati da un sistema sindacale ormai del tutto autoreferenziale. È quella delle popolazioni perseguitate per avere l'ardire di difendere la propria terra e la propria salute, a chiaiano come a sant'arcangelo trimonte come in valsusa. È quella delle donne, ridotte a mero oggetto di consumo e discriminate sul lavoro e in famiglia. È quella dei fratelli migranti, scientificamente sfruttati e criminalizzati per scatenare una guerra tra poveri con i lavoratori nostrani.

Noi stiamo con questi, noi siamo questi. E crediamo che il modo più degno di ricordare chi per la nostra libertà diede la vita, sia trasformare ogni giorno in un 25 aprile, sia essere partigiani sempre.

15 Febbraio - contro la loro politica di sacrifici, precarietà e devastazione ambientale

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Giorno dopo giorno il nostro presente e il nostro futuro sono sempre più compromessi. Da un lato i nostri sacrifici, dall’altro chi continua ad arricchirsi e a vivere di privilegi. La crisi non è la stessa per tutti, anzi!

La crisi viene usata invece contro i lavoratori che rischiano il licenziamento, contro i precari senza prospettive, contro le donne rispedite a casa, contro gli immigrati sfruttati e ricattati, contro gli studenti che si ritrovano in mano carta straccia, contro la qualità della vita e dell’ambiente. E le ricette del governo sono in realtà una parte della malattia: i beni comuni e i servizi pubblici vengono privatizzati malgrado i referendum, il lavoro e il reddito diventano ancora più insicuri per le nuove riforme, le pensioni sono un misero miraggio. E quando non abbiamo più la possibilità di pagare usano Equitalia per strozzare la nostra esistenza !

Monti è il garante delle grandi società finanziarie nazionali e internazionali, inviato a fare quel che Berlusconi non aveva più la forza politica di perseguire: garantire i loro profitti! Solo questo. Come un bomba a orologeria che mette insieme potere e comunicazione la crisi è usata per terrorizzarci e per distruggere  i nostri diritti uno dopo l’altro. Come ha detto Draghi, il governatore della BCE: “Lo spread oggi decide per tutti”. Ma sono loro a usare la speculazione finanziaria come un’arma! E CONFINDUSTRIA usa questa situazione per cancellare il contratto collettivo nazionale e con esso ogni forma di democrazia e di diritto dei lavoratori ad organizzarsi. Quello della Fiat di Pomigliano è solo un esempio.  Il risultato è la barbarie sociale.

Aspettare non risolverà di certo i nostri problemi!  L’esempio di quel  che sta accadendo in altre regioni come la Sardegna indica la strada da seguire.  Mobilitarci, bloccare le città, assediare i palazzi del potere, riprendere dal basso la capacità di parola e di azione. Abbiamo scelto come primo obiettivo la regione campania, perché nascondendosi dietro i “tagli alle spese” evita qualunque risposta alle vertenze dei precari, non paga migliaia di lavoratori, porta avanti un piano distruttivo sull’ambiente, sta disintegrando i trasporti e la Sanità. Mentre naturalmente le clientele e gli “affari” proseguono come sempre.

Siamo precari, studenti, lavoratori e disoccupati, realtà di lotta, comitati civici ed esperienze sociali di base, e abbiamo capito che solo organizzandoci insieme e parlando un linguaggio comune possiamo trovare risposta alle nostre vertenze e ai nostri bisogni.

Perciò il 15 febbraio cominceremo un assedio alla regione cui invitiamo a partecipare e ad aderire singoli e comitati, movimenti, realtà del mondo del lavoro e dei territori: per rendere evidente e pubblica la nostra rabbia, per una grande presa di parola e di azione collettiva, per non delegare a nessuno la ricerca delle risposte.  Per costringere la casta del potere e degli affari a rendersi conto che  abbiamo smesso di subire!

Coordinamento regionale per l'opposizione sociale

18 febbraio con la FIOM per il lavoro per la democrazia

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I videoappelli degli operai FIOM per la manifestazione del 18 febbraio

 

Appello per il 23 febbraio - Sud RIbelle in cassazione

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rete5Dal G8 del luglio 2001 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. I cambiamenti prodotti sul movimento da quel vertice sono stati epocali. L'uccisione di Carlo in primis, la violenta repressione di piazza, gli arresti, la paura e il conseguente allontanamento da qualsiasi ambito di lotta politico-sociale di quanti hanno vissuto quelle giornate nel terrore di una carica e delle manganellate. Ma quelle giornate ci raccontano anche la resistenza di quanti invece hanno continuato indomiti e, forse, ancora più convintamente a lottare per le proprie idee. Dai movimenti contro le discariche campane ai disoccupati pugliesi passando per i movimenti studenteschi e le lotte contro la precarietà, per il diritto all’abitare e alla cittadinanza dei migranti fino al movimento no tav, no ponte ecc. che i governi, e i suoi apparati repressivi, cercano di far passare per criminali e sovversivi con denunce e arresti atte a sfiancare e tacitare milioni di uomini e donne che non accettano più di subire la violenza del neoliberismo e delle sue leggi. Milioni di uomini e donne che hanno fatto della democrazia partecipazione diretta anziché delega rappresentativa. Ma dietro queste lotte c’è l’idea di un mondo diverso e non teoremi sovversivi, un mondo fatto di uguaglianza e giustizia sociale. Idee che vengono processate nelle aule dei tribunali per il sol fatto che fanno tremare poltrone e privilegi del potere costituito. Oggi come ieri, a chi lotta dal basso e non accetta compromessi di sorta con le devastazioni ambientali e sociali che i signori al potere vogliono imporre alle popolazioni a favore degli interessi delle lobby, viene riservato un trattamento da criminale. Capri espiatori per tranquillizzare l’opinione pubblica che forse si sta accorgendo che quello che subiamo quotidianamente è frutto di un sistema malato, che rende sempre più ricco chi già lo è e allarga sempre di più l’oceano dei poveri. In questi 11 anni il conflitto ha cambiato volto: da diffuso a corporativo mentre, invece, lo Stato ha affinato le proprie tecniche repressive diventando, al tempo stesso, simbolo di impunità con l'ausilio di leggi fasciste. Leggi che nel decennio precedente erano state quasi congelate ed oggi vengono abusate dagli apparati repressivi per tacitare qualsiasi forma di dissenso. Le 11 condanne di Genova, le archiviazioni per la morte di Carlo e dei tanti altri morti di Stato che, dal 2001 ad oggi, hanno disegnato questo Stato che si autoassolve ed un movimento che, nonostante la situazione frastagliata, continua ad opporre resistenza con lotte dal basso. Soprattutto in questo periodo di crisi. Crisi che il movimento no global aveva saputo analizzare e anticipare. La globalizzazione era sotto casa e tutti facevano finta di non vederla. Ora sta distruggendo tutte le piccole economie salvaguardando solo gli interessi speculativi di coloro che l'hanno prodotta. Siamo, infatti, al fallimento della politica che, dominata dall'economia, agita fantasmi insurrezionalisti, atti ad intensificare la criminalizzazione e repressione dei movimenti popolari in ogni luogo, e in ogni sigla, del Bel paese. L’operazione no tav ne è la prova lampante. Ieri erano solo gli ambiti anarchici ed antagonisti ad essere inquisiti oggi è toccato pure a sindacalisti, iscritti al partito e rappresentanti del popolo. Questo la dice lunga sullo stato della democrazia in Italia e su quello che ci aspetta per il futuro. Il 23 e il 25 febbraio non saranno solo momenti di testimonianza e solidarietà a sostegno del Sud Ribelle e dei No Tav ma saranno momenti per rilanciare concretamente un movimento che non può e non deve più avere paura di esprimere le proprie idee.

23 febbraio 2012 ore 10.00 presidio sotto la Cassazione per il processo Sud Ribelle

25 febbraio 2012 tutti in Val Susa!

Coordinamento Liberi tutt*

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