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DAI SUD CONTRO LA CRISI

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Narrazione dei tre giorni di opposizione sociale a Napoli.

Viviamo un momento in cui in tutta l'Europa comincia a manifestarsi una vera opposizione sociale, opposizione rivolta soprattutto alle politiche di austerity che stanno degradando e declassando sempre più le nostre vite. Anche in questo paese finalmente inizia ad emergere dissenso: pensiamo agli studenti medi che il 5 ottobre a Torino hanno inaugurato un autunno caldo e di lotta, pensiamo al "No Monty day" del 27 ottobre a Roma, in cui studenti, precari, medici, disoccupati, insegnanti sono scesi in piazza per dire NO alle Politiche di austerity e per contestare i dispositivi del governo Monti.

In questa settimana, invece, in vista di quella che era la data del 14 novembre - data importante poiché si è trattato di uno sciopero generale indetto dal Consiglio dei Sindacati europei, che in Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia è stato recepito come uno sciopero di 24 h - in Italia la CGIL ha aderito in maniera del tutto manchevole rispetto alle condizioni vergognose che ormai viviamo, ed ha indetto infatti uno sciopero generale di sole 4 h.

Ed è proprio in vista di questa data che nel nostro paese, grazie ai movimenti sociali ad ai collettivi studenteschi che si sono ripresi la piazza, ha preso vita una mobilitazione che ha reso possibile riappropriarsi della giornata, riappropriarsi di uno sciopero che è nostro e che non appartiene assolutamente ai Sindacati.

Nel meridione, ove in questo momento prendiamo parte ad un tentativo di creare omogeneità tra le varie realtà autorganizzante che lo percorrono , cioè di costruire orizzonti comuni al fine di riorganizzare le lotte, abbiamo visto in questi giorni presentarsi dinanzi a noi scene che hanno lasciato il segno.

E di fatto proprio nel momento in cui si cerca di contrastare continuamente le politiche di questo governo, a Napoli scopriamo che, due giorni prima dello sciopero Generale, il ministro del lavoro Elsa Fornero e il ministro all'Istruzione Francesco Profumo sarebbero stati presenti, con il ministro tedesco del lavoro, proprio per discutere di temi quale precarietà, lavoro e ammortizzatori sociali.

La presenza di questi condottieri dell'austerity diventa ancora più significativa perché il nostro territorio, il mezzogiorno d'Italia, è quello che subisce maggiormente la crisi in termini di disoccupazione giovanile, lavoro, di istruzione e formazione, di accesso ai servizi pubblici e sociali. Significativa perché le loro politiche continuano in quel percorso di precarizzazione dell'esistenza e ci sottraggono la possibilità di guardare al futuro.

Quindi il movimento ha deciso di dare un segnale forte, accogliendo i signori dell'austerity europea. Ha deciso di scegliere, scegliere di lottare per rivendicare diritti, scuola, università, lavoro.

La contestazione era doverosa, non solo perché parliamo di un ministro che ci ha insultato e continua a farlo dicendoci che siamo schizzinosi e richiedendo sacrifici, ma perché quella giornata ha dimostrato che la rabbia sociale esiste, non è morta, e si è manifestata non solo nel numero di persone che sono scese in piazza quella mattina, ma anche nella reazione spropositata e brutale delle forze dell'ordine.

Parliamo di una pioggia di lacrimogeni sparati ad altezza uomo che hanno provocato la perdita di due denti, e uno strappo alla bocca, ad uno studente di Architettura; parliamo anche del tentativo di invasione da parte delle forze dell'ordine della facoltà di Ingegneria, utilizzata dalla maggior parte dei manifestanti come rifugio dai numerosissimi lacrimogeni. Tutto ciò ha rappresentato e rappresenta perfettamente la risposta di questi tecnici, una risposta chiaramente repressiva e che non lascia alcun spazio al dialogo e al confronto.

Così, dopo una conferenza stampa tenuta il giorno successivo nella facoltà di ingegneria, dopo l'occupazione del rettorato della Federico II, per denunciare ancora una volta il ruolo di un'università che diviene sempre più "università-azienda", simbolo quindi di lavoro precario, si è giunti alla giornata del 14.

Giornata che ha visto non solo una partecipazione massiccia nel centro di Napoli, ma di milioni di persone che nelle piazze e nelle strade di tutto il continente hanno bloccato, occupato, liberato e riempito gli spazi in cui desideriamo stare: stazioni, palazzi istituzionali, scuole e università.

Il successo di questi giorni, ci impone di continuare in questa direzione. Niente da perdere, tutto da riprendere: è questo il motto che accompagna ormai le nostre lotte. Non chiediamo più un diritto al reddito, alla casa, allo sciopero, questi diritti noi ce li riprendiamo con l'azione diretta.