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Presidio terminal bus: la vostra crisi non la paghiamo, trasporti accessibili per tutt*!

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Circa un mese fa l'EAVBus che copre quasi il 60% del fabbisogno dell'intera regione è fallita, con il risultato di centinaia di lavoratori disoccupati e centinaia di pendolari, soprattutto studenti, appiedati.
Nemmeno i 4,5 milioni di euro sbloccati dal governo regionale mettono in sicurezza un intero comparto e danno certezze agli utenti. Prova ne sia l’allarme lanciato dall’assemblea tenuta dagli stessi operatori dell’EAVbus, i quali hanno ribadito che solo il senso di responsabilità e la fermezza nel con

servare il posto di lavoro che li porta a garantire quanto più è possibile i servizi con l’obiettivo di arrecare quanto meno disagi agli utenti.
La crisi dell'EAVBus, del resto, non è che l'ennesimo atto di una lunga serie di tagli ai trasporti pubblici, sia ferroviari, che su strada, che, del resto, si inseriscono quasi alla perfezione nel quadro generale sociopolitico di austerity, repressione e progressivo smantellamento dei diritti: i collegamenti su strada e i treni regionali vengono tagliati, a beneficio dei trasporti ad alta velocità, che oltre ad essere più costosi, di fatto escludono totalmente la provincia da qualsiasi discorso sulla mobilità, in ottemperanza a una logica di capitalismo selvaggio da manuale di economia politica.
Le dinamiche di tagli progressivi ai trasporti regionali, quindi, non solo hanno l’effetto di mettere in discussione diritti fondamentali come quello allo studio, quello al lavoro e quelli alla fruizione culturale e al godimento, ma si inscrivono perfettamente nella logica di repressione sociale e politica messa in atto dal governo Monti (che tra l’altro abbiamo visto riacuirsi proprio in questi ultimi giorni): la mobilità è infatti un principio fondamentale per mettere in comunicazione e in relazione le persone. Se da un lato enti che teoricamente dovrebbero essere pubblici la limitano e la negano dall’alto e dall’altro il regime di austerity economico rende sempre più inaccessibili forme alternative di trasporto (ivi comprese quelle private) si capisce benissimo che l’unica conseguenza possibile a questo stato di cose potrà essere il progressivo isolamento, l’alienazione sociale e un’impossibilità di fatto a reagire all’instaurarsi di disagio psicologico e culturali derivati dalla situazione di deficit economico.

Stiamo pagando, come cittadini e lavoratori scelte scellerate dei governi nazionali e regionali, ma anche decisioni e valutazioni aberranti del management aziendale, nonché la superficialità e l’approssimazione di dirigenti di qualsiasi livello. Soltanto la capacità di unirci insieme dal basso, per affrontare i disagi di una crisi che non abbiamo prodotto, ma che ci stanno facendo pagare, e che investe oramai per intero le nostre vite.