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ANNO NUOVO, CRISI VECCHIA.

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L'anno nuovo è venuto, il numero in fondo alla data cambiato, ma quella che chiamano 'crisi' rimane tra noi, si fa anzi ancora più dura e devastante. Non si contano più quelli che non hanno potuto permettersi di festeggiare, alle prese con questioni più prosaiche e impellenti, tipo mettere il piatto a tavola per la propria famiglia.

Caso emblematico, nella nostra provincia, quello dei dipendenti dei Consorzi Bn1, Bn2 e Bn3 per la raccolta differenziata. 124 lavoratori, 124 famiglie, senza stipendio da trenta mesi. Sospesi dal servizio nel luglio 2010, senza cassa integrazione, senza alcun ammortizzatore sociale, senza prospettive realistiche di poter rientrare nel mondo del lavoro in tempi brevi. Terminato anche il progetto regionale di raccolta differenziata che, per soli quattro mesi, aveva garantito loro una boccata d'ossigeno, ed alla città un periodo di pulizia nelle strade, oggi sono per l'ennesima volta davanti la sede dell'Ente Provincia per reclamare dalle istituzioni preposte quelle risposte che nessuno ha saputo, voluto o potuto dare. A queste lavoratrici e a questi lavoratori, noi del Centro Sociale Autogestito Depistaggio esprimiamo la più convinta ed incondizionata solidarietà, e perciò saremo con loro a manifestare il nostro sdegno e la nostra rabbia per un vergognoso teatrino che va avanti da fin troppo tempo e pretendere che gli si restituiscano lavoro e vita.

Sappiamo però anche che la vertenza dei lavoratori dei Consorzi è solo il segnale più evidente di una situazione socio-economica arrivata ormai al limite del sostenibile per migliaia di famiglie, di studenti, lavoratori, precari, disoccupati, con la progressiva soppressione di servizi fondamentali e la continua negazione di diritti acquisiti nel corso degli anni a prezzo di dure lotte. Il trasporto pubblico è al collasso e l'elementare diritto alla mobilità gravemente conculcato. Spostarsi per studiare, lavorare, vivere la propria vita, quasi un'impresa. Caso limite, la zona del Fortore, mai dotata di una viabilità almeno decente, ed oggi a rischio di completo isolamento. Il drastico ridimensionamento del sistema scolastico provinciale ci racconta la stessa narrazione di affossamento sistematico di tutto ciò che è 'pubblico', a vantaggio di pochi speculatori privati. Gli stessi speculatori, del resto, che guidano l'attacco al territorio e progettano assurde trivellazioni alla ricerca di un fantomatico petrolio (ma è un film già visto, non è un mistero a cosa servirono i buchi scavati anni fa con lo stesso pretesto, e forse sarebbe ora che qualcuno se ne interessasse ufficialmente) o centrali elettriche perfettamente inutili e altamente nocive.

Sappiamo anche che continuare a chiamare 'crisi' un periodo tanto lungo di così profonda depressione economica non è che una improbabile bugia, più o meno come quella dell' “emergenza rifiuti” durata una quindicina d'anni. Questo stato di cose palesa in realtà non solo il fallimento, sul piano socio-economico, di un intero ceto dirigente ripiegato su sé stesso e intento esclusivamente a perpetuare i propri privilegi, attento al momento solo alla preparazione della prossima farsa elettorale. Ci dice, su più larga scala, del crollo del sistema che avevano spacciato come il migliore dei mondi possibili, ci dice della rovina del capitalismo.