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CONTINUA A FARCI RIDERE

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In principio fu un comico, Beppe Grillo da Genova, forse anche uno dei più simpatici. Satira pungente, fustigatore della politica italiana dei tempi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani). Ne ricavò fama e l'esilio dalla Rai. Ma questo non lo fermò, diede anzi il via ad una trasformazione spettacolare. Da quando sfasciava i pc sul palco, il Grillo parlante, folgorato sulla via di Casaleggio, ha scoperto i miracoli della Rete e su questa ha fondato il proprio movimento, anche grazie ad una comunicazione condita di populismo, razzismo, sessismo, rivolta alla pancia dei propri fan/elettori. Così trasformava Rita Levi Montalcini in una “vecchia puttana”, (2001) e dispensava arguti consigli su come “dare una passatina in caserma” ad un marocchino, “senza che ti veda nessuno” e “magari con due schiaffetti”.
E' del 2007, invece, l'accorato appello alla difesa dei “sacri confini della Patria contro l'invasione barbarica delle decine di migliaia di Rrom della Romania che arrivano in Italia. E' un vulcano, una bomba a tempo”. Nel 2011, un simpatico “ciao busone” chiude un suo comizio a Bologna, visto che Piazza Maggiore doveva poi servire per un comizio di Vendola, “buco senza ciambella”. Le difficoltà del movimento al Sud dipendono naturalmente dalla nostra antropologia mafiosa mafiose , e “la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso.” Sempre 2011.

Il Grillo di una volta si è trasformato, oggi, in un capopolo qualunque, nella giungla della peggiore politica, pronto anche lui ad assaltare la diligenza. Emana diktat per i propri attivisti, che ci mettono la faccia e l'impegno e la passione, mentre lui e il suo socio Casaleggio non rilasciano dati, non forniscono nessuna spiegazione sulle 'Parlamentarie' svolte in rete e più in generale su tutto quello che succede all’interno del M5S, cacciano chiunque osi dissentire. Il Movimento 5 Stelle è una scatola chiusa, inesplorabile, insondabile, della quale conosciamo solo il lato pubblico e peggiore: Grillo e le sue affermazioni che si vorrebbero né di destra, né di sinistra. Ma la piccola antologia che abbiamo appena letto parla chiaro: un coacervo di affermazioni costruito ad arte per attirare i disillusi dalla politica, gli scontenti, con una buona dose di populismo e razzismo, gioco fin troppo facile in una società in cui lo stato sociale, i diritti, il lavoro, l'accoglienza, vanno sempre più alla deriva. E questa deriva l'ha alimentata anche Beppe Grillo, forse per vendere semplicemente un po' di merchandising in più, o qualche visita in più al blog.

Ci pensino però più volte, i 'grillini', perché certi atteggiamenti del loro guru rischiano di trasformare in tragedia questa farsa elettorale. Il suo recente duetto con i membri di casapound, in perfetta corrispondenza di amorosi sensi, ci rimanda l'immagine di uno che, pur di raccattare qualche voto in più, non esita a legittimare i sedicenti 'fascisti' del terzo millennio. Non è accettabile che un movimento che si candida a governare l'Italia sostenga che l'antifascismo non gli 'compete', sopratutto non in un periodo di estrema crisi economica come questo, ideale terreno di coltura per autoritarismi d'ogni specie, come fu in Italia e Germania nel primo dopoguerra, come oggi dimostra l'ascesa dei nazisti di Alba Dorata in Grecia. L'antifascismo compete a tutti, è un preciso dovere morale e politico di ogni libero cittadino, e su questo non già Grillo, ma i suoi seguaci, devono subito schiarirsi le idee.