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L'emergenza 118

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Esplode la rabbia dei lavoratori, di chi oggi perde il posto di lavoro, vede la propria azienda andare in fallimento, sente intorno al collo il cappio di Equitalia, di chi lavora in prima linea ma deve trovarsi in uno stato di perenne angoscia perchè svolge il proprio lavoro e non viene retribuito. Questo è quanto accade anche a Benevento. Dallo scorso 6 marzo soccorritori, infermieri e autisti del 118 sono stati in presidio dinanzi agli uffici del Giudice di Pace di fronte alla sede dell'Asl per reclamare il pagamento di tre mesi di stipendio.

Trattativa conclusasi, allo stato, in parte con il pagamento di uno stipendio entro il 15 marzo ed un altro entro il 10 aprile, ma intanto si avvia la procedura per riappaltare e bisognerà pensare al passaggio di gestione della Sanit, l'Azienda capofila dell'Associazione Temporanea d'Imprese (Ati) che non intende più esplicare il servizio di soccorso del 118 e delle ambulanze.

Così mentre nelle sedi si tratta e si decidono le sorti dei lavoratori e delle famiglie, in strada si lotta e si protesta.

Rabbia, attesa, disperazione hanno animato ieri i lavoratori posti di fronte al ricatto, da un lato scegliere lo stipendio ed appagare le necessità impellenti, dall'altro pretendere certezze e la garanzia del posto di lavoro.

Una vera e propria "guerra fra poveri".

Insomma esplodono le contraddizioni in cui saltano tutti i meccanismi della rappresentanza perchè si scende nella vita reale che nel teatrino della politica non trova spazio. L'ennesima dimostrazione di come la crisi morda realmente e provochi proteste disperate che finiscono per andare a colpire gli stessi che già la pagano.

Il Centro Sociale Depistaggio, così come ha fatto negli ultimi mesi, esprime solidarietà ai lavoratori che si mobilitano, perchè riteniamo inaccettabili queste politiche di austerity che calpestano e smantellano diritti e che mandano sul lastrico intere famiglie, mentre continuano a tutelare banche e sistemi finanziari; non siamo noi a dover pagare il fallimento di dirigenti incapaci di rispondere alle necessità di lavoratrici e lavoratori.

Di fronte a questo stato delle cose l'unica risposta è quella che viene dal basso, collettiva ed autorganizzata, insomma la lotta nelle strade (e non quelle mediatica), quella che serve a individuare il reale nemico da combattere e a costruire forme di solidarietà e cooperazione sociale, reti di sostentamento e mutuo soccorso in momenti come questi di estrema difficoltà, in cui siamo costretti a subire un'ordinaria privazione e sempre più necessaria risulta la riappropriazione del nostro presente e futuro.