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Iniziano a bruciare 20 anni di eco”balle”

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L'incendio doloso, che per quattro giorni ha devastato il sito di stoccaggio delle cosiddette ecoballe a Fragneto Monforte, sembra finalmente domato, ma i problemi più pesanti cominciano solo ora. Perché la puzza fortissima di quel rogo dava sì fastidio, ma gli agenti inquinanti, disseminati da una fitta nuvola di fumo per le valli Telesina e Vitulanese e sulla città di Benevento, provocheranno ben altro che fastidio. Paradossalmente, quella coltre di fumo questa volta non ha nascosto la realtà dei fatti, e le fiamme hanno fatto luce su alcune elementari verità sul disastro ambientale provocato in Campania dall' 'emergenza' rifiuti, che i comitati civici ed i movimenti denunciano da anni. Prime tra tutte, l'incapacità, l'inadempienza ai propri doveri e la collusione con interessi oscuri, ma neanche poi tanto, oscuri, delle istituzioni. Giorni e giorni per mobilitare qualche betoniera e una gru necessarie a gettare cemento e sabbia sul fuoco, ammesso che fosse questa la procedura corretta, cosa su cui nutriamo fortissimi dubbi: non ci sono soldi, hanno detto. Poche migliaia di euro, a fronte del fiume infinito di denaro pubblico sperperato nei quasi venti anni di emergenza rifiuti. E' davvero curioso come si riesca sempre a trovare qualunque cifra per discariche ed inceneritori, e forze dell'ordine per reprimere la rabbia sacrosanta dei cittadini condannati a morte da questa politica, e mai qualche spicciolo per fronteggiare le vere emergenze. E intanto che in Prefettura si rovesciavano le tasche per cercare qualche spicciolo, dal Ministero dell'Ambiente non arrivava mezza parola, mentre quello dell'Agricoltura adottava un provvedimento tempestivo e coraggioso: l'istituzione di un osservatorio. Bravi. Continuate pure ad osservare la diossina posarsi sui vigneti di una delle più importanti zone vitivinicole d'Italia, e quando avrete osservato ben benino magari fateci sapere come sarà l'Aglianico quest'anno, anche se qualche idea ce l'avremmo già. Ma questa della mancanza dei fondi è solo l'ultima di una serie infinita di balle, che come quelle dei rifiuti hanno ben poco di ecologico, che ha segnato la storia di Toppa Infocata. Ammassi di rifiuti indifferenziati, di cui nessuno conosce con certezza la composizione, che potrebbero contenere qualsiasi porcheria, ribattezzati 'ecoballe' da qualche genio del marketing, stipati qua e là per la Campania. Più di sessantamila tonnellate di questa immondizia finirono a Fragneto, nel 2004: per pochi mesi, si disse allora. Infatti, dieci anni dopo sono ancora là. Anzi, erano, perché ormai in gran parte bruciati. Assistiamo allibiti ad una spirale di comportamenti apparentemente schizofrenici da parte di organi dello stesso Stato, che portano da una lato la magistratura a sequestrare interi siti per non rispondenza dei rifiuti agli obblighi di legge, come per le ecoballe, e dall'altro carrozzoni politici asserviti a questo sistema di devastazione a dichiarare invece 'conformi' i rifiuti, addirittura adducendo, dopo un primo rogo, che le "eco"balle sono classificabili come "rifiuto speciale non pericoloso" con codice CER 19.12.12. e quindi "possono essere smaltiti in discarica per rifiuti non pericolosi o in altro idoneo impianto all'uopo autorizzato. Il potere calorifico è abbastanza elevato per cui il rifiuto così classificato risulta ottimale per lo smaltimento presso impianti di termovalorizzazione". Davvero facciamo fatica a comprendere, eppure si tratta delle stesse ecoballe finite sotto l'occhio della magistratura nel 2008. Roba che a chi ha gestito le centinaia di milioni dell'emergenza non poteva minimamente interessare, e ancora adesso non interessa, se è vero che la proposta più gettonata per disinnescare definitivamente l'ecobomba di Toppa Infocata è l'incenerimento ad Acerra. Saranno contenti quegli Acerrani che per anni si sono battuti, con conseguente durissima repressione da parte dello Stato, contro quell'altro ecomostro che è l'inceneritore, anzi, 'termovalorizzatore', per adeguarsi al lessico del genio del marketing di cui sopra. Non c'era allora sindrome Nimby nella rivolta degli Acerrani, non ce n'è oggi in quella degli abitanti di Fragneto. C'è invece, finalmente, la presa di coscienza del totale disinteresse delle istituzioni palesemente al soldo del capitale verso i reali interessi delle popolazioni. Ultima frontiera dell'estrazione di valore, i territori sono letteralmente presi d'assalto e saccheggiati da interessi speculativi di ogni tipo. Per restare al solo Sannio, oltre Toppa Infocata, oltre la vergogna di Sant'Arcangelo e le tante altre discariche disseminate nella provincia, si potrebbero ricordare la centrale a turbogas 'Luminosa', il megalettrodotto del Fortore e, ciliegina sulla torta, gli scellerati piani di estrazione petrolifera. Tutti progetti accomunati dal più completo disprezzo per la salute dei cittadini e la tutela dell'ecosistema, nonché dall'incapacità, oppure disinteresse, di elaborare un modello economico serio ed ecocompatibile, che tenga conto delle necessità delle popolazioni.

Si dovrà necessariamente ripartire dallo scempio che abbiamo sotto gli occhi. Dallo scempio che giorno dopo giorno diventa sempre più grave e drammatico. Le immagini che provengono da Qualiano, da Giugliano dove si è scavato per tirare fuori quello che tutti già sapevamo, la vergogna di anni ed anni di avvelenamento di popolazioni e territorio, rifiuti tossici, nocivi, pericolosi che hanno inquinato profondamente i nostri territori. Le bonifiche possono essere l'ultimo atto di un piano studiato a tavolino, scientificamente, da menti spudorate, che non provano nessun rimorso o rancore a veder morire bambini, giovani, amici, familiari oppure diventare un'opportunità. Tutta la Campania Felix è malata e va guarita, dall'Appennino fino al mare. Per questo i comitati popolari, i collettivi, i movimenti ambientalisti che da anni denunciano e lottano contro la devastazione dovranno porsi come i veri controllori delle bonifiche. E, sopratutto, si dovrà affermare con forza che chi ha inquinato, e sull'inquinamento si è arricchito, deve pagare. I soldi necessari per le bonifiche non dovranno in alcun modo essere sottratti alla sanità, alla ricerca, ai trasporti, all'istruzione, ma dovranno venir fuori in prima istanza dai patrimoni accumulati dagli speculatori: il caso Riva, a Taranto,insegna.

Lo scoppio delle ecobombe di Fragneto, tuttavia, oltre alle balle, più o meno eco, ha acceso anche una fiammella di speranza. Nelle assemblee e nelle manifestazioni di questi giorni, e sopratutto nella decisa azione di blocco della statale di ieri, abbiamo visto decine e decine di giovanissimi decisi e combattivi, risoluti a non farsi più prendere in giro da false promesse e ignobili ricatti. Ragazze e ragazzi incolpevoli del disastro provocato dall'incapacità, dall'avidità, dall'ignavia e dalla collusione delle generazioni precedenti, consapevoli di aver ereditato dai propri padri un futuro invivibile fatto di disoccupazione, precarietà, emigrazione, non a caso fattori utili al ricatto occupazionale funzionale ai piani di devastazione ambientale. Giovani già tanto esasperati da non esitare a mettersi in gioco in prima persona e a combattere per riprendersi ciò che gli appartiene, il diritto ad una terra pulita e ad un futuro stabile, senza dover essere costretti a piegarsi di volta in volta alle vessazioni del camorrista di turno. Con loro siamo stati in questi giorni, con loro saremo nei prossimi e sempre, perché quello è il nostro campo, perché sappiamo che 'siamo tutti sulla stessa barca' è l'ennesima balla spacciata dai politici delle larghe intese, ladri di Pisa in combutta da decenni, e che se vogliamo sopravvivere, o vivere degnamente, la sola strada che abbiamo davanti è quella del conflitto.