CSA Depistaggio

Friday, Nov 15th

Last update08:05:09 AM GMT

RSS Feed
You are here: Glocal Depistaggio LEVATEVELO DALLA TESTA. IL DEPISTAGGIO NON SI (S)VENDE. E MANCO IL RESTO.

LEVATEVELO DALLA TESTA. IL DEPISTAGGIO NON SI (S)VENDE. E MANCO IL RESTO.

  • PDF

news foto 46512 palazzo mosti 09(disclaimer: sì, la vicenda ci riguarda direttamente. però diremmo le stesse identiche cose anche se così non fosse, come attesta il nostro antico impegno sui temi dei beni comuni. E poi, chi l'ha detto che Cicerone non possa scrivere 'pro domo sua'?)

Scriviamo questa nota ancora non del tutto usciti da un irrefrenabile attacco di ilarità, solo per esprimere la nostra gratitudine al Sindaco ed alla Giunta comunale di Benevento. Crisi nera, tempo uggioso, futuro incerto, umore greve, e allora niente di meglio di un po' di sano buonumore per ristorare l'animo. Meno male che i nostri sagaci amministratori lo sanno e, infaticabili nel proprio ruolo a tutela e incentivo del benessere della popolazione, hanno prontamente provveduto con quella cosa, presa inspiegabilmente sul serio un po' da tutti, che gira sotto il pomposo nome di Piano di dismissione di beni comunali. A dirla tutta, ci sentiamo anche un po' in colpa, per gli attestati di solidarietà e sdegno che ci sono arrivati da più parti, compagne e compagni, amici ed amiche, o anche solo frequentatori del Centro Sociale, che non riuscivano a credere a quanto leggevano. Infatti non può essere vero: per capirlo, basta pensare che quel Piano da un lato fissa il valore dei beni in vendita a circa 65 milioni, dall'altro dice che possono venire via per 15. Orsù, signori, va bene che si avvicinano i saldi, ma questa non sarebbe neanche una svendita. Sarebbe un regalo. E' come se un gioielliere vi dicesse che quel diamante in vetrina vale centomila euri, ma voi lo potete comprare per trentamila. Ci credereste? No. Appunto.

Certo che la boutade della coppia Iadanza – Pepe ha suscitato reazioni molto interessanti, su diversi piani. Al livello più istintivo, alcuni hanno pensato: questi maghi della finanza ci hanno messo sette, dicansi sette anni, solo per capire quanti debiti avesse il Comune, e ancora non siamo del tutto sicuri che ci siano riusciti, e alla fine della fiera se ne escono con questi colpi di genio? Si scopre che tra espropri sballati, contenziosi temerari, compensi da capogiro a non meglio identificati funzionari, consulenze elargite a pioggia, un ben determinato e bipartisan ceto politico si è mangiato l'impossibile, e ora si vorrebbe pagare il conto di quell'abbuffata con il patrimonio comune, cioè con quello che appartiene ad ognuno di noi cittadini di Benevento?

Altri si sono mossi su di un piano più emotivo, non scevro da sfumature di sospetto. Come si fa, si sono chiesti, a pensare di regalare al primo privato danaroso che passa delle strutture che, lungi dall'esaurirsi in un mero luogo fisico, tanto hanno rappresentato e rappresentano per la vita sociale di questa città? Prendiamo, esempio non casuale, cfr. disclaimer, quello che il Piano indica come 'Mellusi II', per la gente normale la pista di pattinaggio, vale a dire il Centro Sociale Autogestito Depistaggio. Struttura situata in pieno centro cittadino, costruita all'epoca dei mondiali di calcio del '90, probabilmente al solo scopo di arraffare finanziamenti all'epoca stanziati per nuove strutture sportive, e da allora lasciato all'abbandono più completo dai nostri solerti amministratori, per buoni dieci anni. Occupato nell'anno di grazia 2k, e da allora, per poco meno di tre lustri, centro di aggregazione sociale, elaborazione e lotta politica, impianto sportivo fruibile gratis et amore dei da chiunque ne avesse intenzione, senza che il Comune di Benevento ci mettesse, non diciamo una lira, ma neanche un po' di attenzione. Centinaia tra concerti low low low cost, i più gratuiti, dibattiti, assemblee, presentazione di libri, mostre... e adesso, questo pezzo di storia e di presente cittadini andrebbero alla speculazione privata, per giunta ad un prezzo ridicolo? E vogliamo parlare del campo da rugby della Pacevecchia, un milione quattrocentocinquantamila e spicci trattabili fino a un po' meno di duecentoventimila, o del PalAdua: cinquecentosessantamila, ma lo diamo via per ottantaquattro, o di tutto il resto? Ma veramente qualcuno ci crede?

Un terzo tipo di reazione, infine, si è mosso sul piano più teorico e generale che riguarda proprietà e disponibilità dei beni comuni. A chi appartiene, ci si chiede, quello che si vuole vendere, anzi, regalare? Parliamo di strutture sportive, scuole, palazzi, perfino una via. Una maggioranza consiliare ha il diritto di alienare ciò che è di tutti? E' sensato buttare via i gioielli di famiglia per pagare debiti contratti non si sa ancora bene per quale somma, da chi e con quale vantaggio per la comunità? Questi beni non darebbero molto più frutto se fossero messi a valore? In una situazione di emergenza di reddito e, quindi, abitativa come quella che viviamo, dismettere il patrimonio immobiliare pubblico non suona come un insulto a quelle famiglie che non possono permettersi di pagare un affitto? E l'accordo capestro imposto dalla Cassa Depositi e Prestiti per il 'salvataggio', non suona come un'amara beffa, anzi, una provocazione, per quei cittadini che con il risparmio postale costituiscono il patrimonio di quella Cassa?

E' piuttosto chiaro, in realtà, come la politica locale, ben lontana da interessi e necessità della comunità che amministra, si adegui ben contenta alla foia da privatizzazioni che agita quella nazionale ed europea, vale a dire all'interesse speculativo del capitale finanziario, oligarchie che creano la 'crisi', buttano sul lastrico milioni di famiglie e ne approfittano per arricchirsi. D'altro canto, una rapida scorsa alla storia delle privatizzazioni degli ultimi venti anni in Italia, basta a rendere conto dei motivi reali per cui sono state realizzate.

Ora, però, basta ridere. Vediamo che la Commissione finanze del Consiglio Comunale ha approvato questa barzelletta, che dovrà passare in Consiglio il prossimo tre dicembre. Evidentemente, a palazzo Mosti non sanno che il gioco è bello quando dura poco. Così, se proprio ci tengono, il tre dicembre saremo lì anche noi, così magari ci facciamo questa partita di pepopoli e anche quattro risate tutti quanti insieme, come conviene in una grande famiglia sotto natale. Perché l'idea che un partito degli affari, delegittimato ormai ad ogni livello, possa disporre del patrimonio pubblico a piacimento proprio e di qualche amico, beh, quella è davvero un'idea tutta da ridere.