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Rete Commons - Uniti per i beni comuni

No ai tagli ai servizi! Acqua bene comune!

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acqua-bene-comuneIl risultato del referendum dello scorso giugno ha imposto dal basso la difesa dell’acqua come bene comune, sottraendolo con manifesta volontà popolare dagli interessi speculativi dei privati. Un risultato straordinario per tutti i movimenti del nostro paese che si sono battuti in difesa dei beni comuni e contro le privatizzazioni. In questo arco di tempo abbiamo avuto degli esempi virtuosi di come è possibile gestire l’acqua come bene comune obbedendo al risultato referendario. A Napoli l'attuale amministrazione ha dato vita alla trasformazione dell’azienda Arin s.p.a. che gestiva le risorse idriche in un’azienda speciale di diritto pubblico la ABC acqua bene comune. Un passaggio importante che diostra come sia possibile adeguarsi alla volontà referendaria.

La partita per l'acqua bene comune ancora non è vinta.

La manovra economica del mese di agosto fatta dall’allora governo Berlusconi prevede che entro il mese di marzo i servizi pubblici gestiti dalle società municipalizzate vengano messi a gara d’appalto per essere venduti. In questo modo anche il risultato del referendum può essere completamente sovvertito dalla scelte dell’ex governo Berlusconi che negli annunci saranno conferamte dal governo dei tecnocrati guidato da Mario Monti. Bisogna fare pressione per fare in modo che la volontà espressa con il referendum venga rispettata. Per questo bisogna riprendere la mobilitazione in difesa dell’acqua come bene comune. La manifestazione nazionale del 26 novembre è l’apertura della campagna di obbedienza civile.

Riprendiamo la lotta per difendere i beni comuni e per l'implementazione di un modello di gestione delle risorse idriche, partecipato e condiviso.

Diritto di scelta - Sottoscrivete l’appello, diffondetelo. Mobilitiamoci in ogni città

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arton17149-0cd4e Petizione per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia

Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi.

Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all’interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.
Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d’origine.
Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d’Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d’asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi.
I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l’irregolarità.

Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d’ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità.

Per questo, chiediamo l’’immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l’istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall’ordinamento giuridico.
Una questione di dignità, di democrazia e di giustizia.

FIRMA LA PETIZIONE SU MELTINGPOT.ORG

articolo tratto da MELTINGPOT.ORG

11.11.11: gli appuntamenti della rete commons

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L'11 11 11 è la giornata di mobilitazione internazionale lanciata da occupy together! A Benevento,come in tante città italiane, si rilancia la mobilitazione contro le banche,contro l'austerity e contro i diktat della BCE, per dire che noi, che siamo il 99% del pianeta, siamo stanchi di pagare la crisi! E' per questo che l'11 11 11 sappiamo dove andare, è per questo che ci diamo appuntamento nel bel mezzo della città per contestarne il potere delle banche e della finanza per affermare ancora una volta e a chiare lettere che NOI LA CRISI PRODOTTA DALL' 1% DEI RICCHI E DEI BANCHIERI , NON VOGLIAMO PAGARLA PIU'!
Venerdì noi saremo nelle piazze e nelle strade per rilanciare la necessità da parte dei cittadini e delle cittadine di fronte alla crisi economica in corso, di riappropriarsi della città, intesa come BENE COMUNE. Dai luoghi pubblici, come le piazze, le strade, il patrimonio comunale, passando attraverso i servizi (trasporti, mense scolastiche, wi-fi, reddito) la giornata dell'11/11/11 intende denunciare il pericolo concreto che, attraverso la crisi, le politiche di austerity colpiscano come sempre i cittadini, costretti, di fronte al debito pubblico, a pagare i costi sociali di un sistema che si fonda sulla rapina quotidiana della ricchezza comune a favore della speculazione finanziaria.

Venerdì saremo sotto la prefettura nello spazio antistante i giardini per reclamare a voce alta che noi ci riprendiamo il nostro futuro e ripartiamo dalla città, città fatta di relazioni sociali, di spazi dove incontrarsi, liberi dalle logiche del mercato e mercantilistiche, dalla mercificazione a dal consumismo, liberi da quelle regole del sistema capitalistico che ci ha condotti verso una atomizzazione sempre più spinta, singole individualità che provano a sopravvivere all’interno di un sistema che spinge alla guerra fra poveri, alla guerra per due lenticchie mentre la cricca ride.
Vogliamo dire basta e reclamare un futuro diverso, fatto di solidarietà, di equità sociale, di scuola pubblica, formazione garantita per tutti, di reddito e lavoro.

ore 12.00 – installazione punto informativo;

ore 13.30 – Pranzo Sociale Mari'O' Monti ovvero più che indignati “arrabbiati”

ore 16.00 – letture contro la crisi // interventi

ore 19.00 – videoproiezioni// live music against crisis

Noi non ingabbiamo il movimento…noi facciamo movimento per il movimento

Rete Commons

La Rete Commons ed i diritti essenziali dei richiedenti asilo

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migranti-lampedusa-1 280xFreeIeri, presso l’auditorium comunale “Il Cilindro Nero” di San Giorgio del Sannio (Benevento) la “rete COMMONS – uniti per i beni e per i diritti comuni”, in collaborazione con il Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta, ha organizzato un incontro con i richiedenti asilo ospitati in strutture di accoglienza della provincia di Benevento e Avellino (centro Padre Pio di San Giorgio del Sannio, Country House “Costa d’Arco Village” in contrada Cesine, Masseria Carbone, Roccabascerana) allo scopo di informarli sulle possibilità di ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria o la protezione umanitaria all’interno del nostro Paese.

"L’iniziativa- si legge nella nota duffusa alla stampa - ha avuto anche lo scopo di denunciare le condizioni critiche in cui vivono i richiedenti asilo sbarcati negli ultimi mesi a Lampedusa e inviati prima nei CIE e poi in diversi centri di accoglienza sul territorio nazionale. Il destino incerto di questi migranti è stato deciso dal piano di emergenza approntato da Maroni nel mese di aprile, con cui si stabiliva che i profughi provenienti dal Nord Africa, in fuga dai loro paesi di origine o dal conflitto libico, venissero ripartiti in diverse microstrutture interamente gestite dalla Protezione Civile. A differenza dei richiedenti asilo ospitati nei centri Sprar previsti dalla legge 189/2002, questi migranti vivono da mesi (per rimanerci per un periodo ancora indefinito) in piccolissime strutture in cui non è previsto nessuno strumento o attività volti a favorirne l'integrazione nella società italiana. Tutto ciò mentre la tragedia dei migranti assume dimensioni sempre più catastrofiche, come dimostra l'orrenda morte dei venticinque soffocati nella stiva del barcone che li portava a Lampedusa. mentre la condizione di incertezza, le lungaggini burocratiche e il sostanziale disinteresse di chi dovrebbe prendersene cura, innescano vere e proprie rivolte, come quelle scoppiate ieri a Bari e Crotone".

Come gli attivisti della Rete Commons hanno potuto "verificare, le strutture si occupano della mera sopravvivenza materiale dei profughi e non hanno messo a loro disposizione consulenti legali, psicologi, mediatori culturali e linguistici o qualsiasi altra figura atta ad accogliere persone che nella stragrande maggioranza dei casi fuggono da conflitti etnici e guerre, di cui hanno pagato le conseguenze con persecuzioni e torture.

Con l’incontro di ieri - solo l’ultima di diverse iniziative attivate, tra cui i corsi di lingua italiana – la rete Commons ha scelto di informare i richiedenti asilo ospitati dal 18 maggio nel territorio sannita sulla loro situazione e sul loro destino, con l’aiuto di un legale esperto in materia di protezione internazionale e di due traduttori per le lingue veicolari - francese e inglese. Nel corso dell’assemblea si è stabilito di fissare un nuovo incontro alla fine di Agosto per fare il punto della situazione e iniziare il percorso di assistenza ai richiedenti asilo nella preparazione all’incontro con la Commissione Territoriale di Caserta che avrà l'incarico di analizzare i singoli casi degli asilanti.

Sul finire del dibattito due ragazzi che hanno già avviato il proprio iter per ottenere lo status di rifugiati (uno dei quali lo ha concluso con esito positivo) hanno preso parola e con l’aiuto di un traduttore hanno reso note le proprie esperienze ai ragazzi accorsi all’incontro.

La rete COMMONS, fiduciosa che non vi sia solo la via del mero assistenzialismo ma anche (e soprattutto) quella della salvaguardia dei diritti e dei beni comuni attraverso un capillare attivismo sedimentato sul territorio, è pronta a portare avanti con perseveranza ed impegno il lavoro concretizzatosi con l'incontro del 01 Agosto".