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SOLIDARIETA’ AI RICHIEDENTI ASILO OSPITATI NEL CENTRO “PADRE PIO” DI SAN GIORGIO DEL SANNIO

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RETE COMMONS - UNITI PER I BENI COMUNI
COMUNICATO STAMPA

I richiedenti asilo provenienti dalla Libia e ospitati in Italia in strutture selezionate dalla protezione civile sono oltre 20.000. Se paragonati alle centinaia di migliaia di profughi libici che hanno trovato scampo in Tunisia o in Egitto vivono in condizioni nettamente migliori, ma non si può certo dire che siano fortunati.
Recenti inchieste di quotidiani nazionali (“La Repubblica” e “Il Fatto quotidiano”) hanno confermato, casomai ve ne fosse bisogno, che molto spesso i loro diritti non sono rispettati dagli improvvisati centri di accoglienza - alberghi, residence e case di riposo - che, grazie a loro, hanno rimesso in sesto le proprie fortune e possono affrontare la crisi senza problemi. In cambio di lauti pagamenti – corrisposti, va detto, sempre con ritardo – le prefetture hanno incaricato i centri di fornire ai migranti alcuni servizi essenziali: non solo vitto e alloggio, ma anche assistenza legale e sanitaria, insegnamento della lingua italiana, orientamento al territorio, mediazione linguistica e culturale. Ma questi impegni molto spesso sono disattesi e i parametri minimi di accoglienza fissati dalla legge italiana vengono completamente ignorati.
Anche a San Giorgio del Sannio, tra i cinquantuno migranti ospitati nel “Centro medico Padre Pio”, cresce la protesta. Arrivati poco prima dell’estate, i migranti si sono accorti ben presto che i loro diritti non erano rispettati e hanno iniziato a lamentarsi, soprattutto a causa del vitto inadeguato. Le proteste sono giunte all’apice alla fine di luglio, non senza eco sulla stampa, e poi, dopo essersi assopite per alcuni mesi, sono riesplose negli ultimi giorni. I migranti, infatti, si sono rifiutati per due volte di mangiare cibi che hanno ritenuto non accettabili e i proprietari, la sera del 29 novembre, hanno avvertito i carabinieri, che sono giunti sul posto in forze e, contrariamente alle aspettative dei gestori, hanno riconosciuto le ragioni degli africani. Ieri mattina (30 novembre) sono arrivati al centro “Padre Pio” gli agenti della questura di Benevento, che hanno consegnato le ultime convocazioni della commissione di asilo e hanno poi chiesto ai migranti di mettere per iscritto le loro doléances, cosa che è stata prontamente fatta.
Oltre al cibo, i problemi riguardano i riscaldamenti ritenuti insufficienti, il che è inaccettabile se si considerano il clima rigido e le difficoltà ad adattarsi al freddo di chi è abituato al caldo africano; la carenza – cosa ben più grave – dell’assistenza sanitaria, per la quale devono contare sui volontari e sugli amici; più in generale, gli atteggiamenti per nulla cordiali dei proprietari del centro, compresi i favoritismi verso alcuni di loro. Questa volta, però, tutti e cinquantuno sono stati compatti nel sostenere che i loro diritti non sono rispettati. Gli agenti si sono impegnati a tornare nei prossimi giorni per verificare la situazione e hanno promesso di prendere provvedimenti se le cose non migliorassero. I migranti hanno accolto con favore le parole delle forze dell’ordine e ora attendono un concreto miglioramento delle loro condizioni.
La protesta è stata espressa sempre in modi civili e pacifici e dimostra l’affidabilità e l’intelligenza dei richiedenti asilo: da mesi si trovano a vivere in condizioni oggettivamente difficili, per la convivenza in spazi ristretti, per i costanti problemi con il centro di accoglienza e, soprattutto, per la totale incertezza sul loro futuro, visto che la commissione territoriale di asilo li ascolterà solo a gennaio; ciò nonostante, non si sono lasciati mai andare a nessun eccesso e si sono integrati ottimamente con la popolazione sangiorgese, non certo abituata a confrontarsi con una presenza massiccia di africani. Questi ragazzi hanno stretto amicizie, partecipano alla vita pubblica del paese e, superando ogni barriera linguistica, sono ormai parte integrante della comunità.
La Rete Commons, che da vari mesi è impegnata volontariamente per garantire loro alcuni dei servizi che competerebbero al centro di accoglienza, si chiede se sia possibile che strutture che introitano enormi cifre per ospitare i richiedenti possano venir meno ai loro più elementari doveri, quali la fornitura di un vitto adeguato alle loro esigenze. La Rete Commons esprime la propria solidarietà ai migranti e chiede alle autorità competenti, in primis alla protezione civile, alla quale compete il controllo dei centri di accoglienza, di fare il proprio dovere e far rispettare i diritti dei richiedenti asilo.