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Replica a "Il mattino", 10 dicembre 2011

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In relazione all'articolo "L'epatite affonda i sogni di Ibrahim", a firma Barbara Ciarcia, pubblicato il 10 dicembre 2011 sull'edizione di Benevento de 'Il Mattino', che riporta alcune dichiarazioni del presidente dell'associazione "Amici del Camerun", Joseph Ayina, facciamo presente quanto segue. Il povero Ibrahima Fofana non aveva 23, bensì 29 anni. E' deceduto presso l'ospedale 'Fatebenefratelli', dove era ricoverato da ormai due settimana, e non al 'G. Rummo', dove erastato ricoverato in precedenza, e dove gli era stata diagnosticata la sua malattia.

Le pratiche per inviare il corpo in Mali sono state avviate dalla Protezione Civile italiana e dall'Ambasciata del Mali, e non è necessaria alcuna colletta come quella lanciata dal sig. Aiyna.

Lo stesso Ayina, inoltre, ha ritenuto opportuno vantare un proprio impegno, addirittura 'quotidiano', con i migranti stanziati a San Giorgio del Sannio, come aveva già fatto in precedenza, ma è pressoché ignoto ai migranti stessi, che lo hanno incontrato solo poche volte nel corso di una permanenza che dura ormai da quasi otto mesi. Il sig. Ayina non è mai stato accanto ad Ibrahima durante il ricovero, altrimenti avrebbe almeno saputo in quale ospedale era ricoverato. Il presidente dell'associazione 'Amici del Camerun' non ha mai espletato alcuna pratica per tentare di far ritornare Ibrahima Fofana in Mali prima del decesso - come pure sarebbe stato suo diritto colpevolmente negato dalle autorità preposte-, cosa che può essere confermata dall'Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM) e dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), organizzazioni cui era stata sottoposta la questione.

La raccolta fondi proposta dal sig. Ayina è quantomeno sospetta, giacché il rimpatrio della salma è a carico della Protezione Civile, alla quale il governo con decreto 12 febbraio 2011 ha affidato la gestione dell'emergenza nordafrica, nonché dell'Ambasciata del Mali. Il direttore della sala operativa della Protezione Civile della Campania, geometra Cencini, ha già avviato le pratiche necessarie e non ha organizzato alcuna raccolta fondi in merito, pertanto si invitano i cittadini a non donare denaro per una destinazione tutt'altro che chiara.

Cosa ben più grave, l'articolo in questione viola gravemente il diritto alla privacy di Ibrahima Fofana, nella misura in cui riporta informazioni palesemente riservate e probabilmente inesatte sul suo stato di salute e sulle cause del suo decesso.

Non si può sottacere, inoltre, la gravità di determinate affermazioni relative allo stato di salute del sig. Fofana, che rischiano di scatenare un'ingiustificata ondata di panico, con annessa caccia all'untore. Tutto ciò inficia pesantemente gli sforzi compiuti dai richiedenti asilo per integrarsi nelle comunità che li ospitano.

Sembra, infine, totalmente fuori luogo il tono generale dell'articolo, scritto evidentemente nella convinzione che Ibrahima fosse un immigrato clandestino, così come i suoi compagni. L'assunto è profondamente errato: i migranti provenienti dalla Libia, in fuga da una guerra scatenata e condotta anche da noi Italiani, risiedono in Italia a norma di legge, in quanto richiedenti protezioni internazionale al nostro Paese. Sono perciò perfettamente in regola con la nostra normativa, e cercare di spacciarli per 'clandestini' ad altro non serve che ad alimentare il già pesante clima di xenofobia e intolleranza diffuso nel nostro Paese.

Riteniamo inqualificabile cercare visibilità mediatica, vantando peraltro un impegno praticamente inesistente, sulla base della morte di un ragazzo di 29 anni e peggio ancora organizzare collette per il rimpatrio della salma.

Facciamo infine presente che le gravi violazioni del diritto alla privacy di Ibrahima sono già state segnalate ai suoi familiari, che decideranno le misure più opportune per tutelarne la memoria.

Rete Commons. Uniti per i Beni e i Diritti Comuni. Benevento