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CasaItalia per i migranti, non per i fascisti

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Come rete di attivisti da tempo impegnati nella lotta per la rivendicazione dei diritti e dei beni comuni e negli ultimi mesi accanto ai migranti provenienti dalla Libia ospitati in alcune strutture della provincia, intendiamo esprimere il più forte sdegno per i fatti di Firenze di questa mattina, come pure intendiamo denunciare il loro più generale, gravissimo significato.
Quanto è successo prima in piazza Dalmazia e poi al mercato di San Lorenzo non può passare infatti, come una certa miope (se non in mala fede) retorica politica e un pessimo esercizio di “pseudo-giornalismo” intendono lasciar credere, quale “gesto di un folle”.
L’assurda fine di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di altri tre loro connazionali (uno dei quali in condizioni gravissime) vengono infatti subito dopo i fatti di Torino, dove neppure due giorni fa un gruppo di italiani ha in poco tempo messo in piedi un vero e proprio pogrom nei confronti di una comunità di rom, anche in questo caso colpevole di nient’altro che della propria origine etnica.
Più in generale gli atti di discriminazione, la violenza e il razzismo contro la popolazione migrante, ma anche contro chi è portatore di identità culturali, sessuali, politiche ritenute “diverse” - se non addirittura "sbagliate" - stanno aumentando nella nostra bella fortezza europea, contemporaneamente all'attuazione delle sue politiche migratorie di chiusura e genocidio (2.251 i corpi ritrovati nel mediterraneo solo dall'inizio del 2011…).
E’ così fin troppo evidente, a chi ha occhi per vedere, che questi ed altri episodi simili, verificatisi nel recente passato, non sono nient’altro che l’ovvio portato di anni di tolleranza, se non vera e propria accondiscendenza, verso le espressioni più manifeste e degenerate di un mai tramontato fascismo.
Oltre ad una grave crisi economica, alla sistematica cancellazione dei più elementari diritti sociali, alla promozione della prostituzione come unica forma legittima di relazione sociale tra uomini e donne, l’ultima stagione politica vissuta da questo paese ci ha infatti lasciato non solo l’ingiustificabile idea che realtà quali “Casapound” (l’organizzazione alla quale era vicino Gianluca Casseri, il killer di Firenze) abbiano piena cittadinanza nell’Italia repubblicana nata dalla Resistenza, quanto, se non soprattutto, che il razzismo costituisca un “abito mentale” spesso comprensibile e talvolta condivisibile.
Come dimenticare le espressioni, troppe volte rubricate semplicemente come “folkloristiche”, di autorevolissimi esponenti di una forza a lungo di governo come la Lega sui bambini rom?
E’ per questa ragione che rivendichiamo con forza la necessità di non sottovalutare quanto è successo oggi, di comprendere quanto sottile sia il confine fra la latente intolleranza e la violenza manifesta, di mettere in guardia su come certi episodi abbiano una ben determinata matrice culturale.
Anche le vicende dei richiedenti asilo provenienti dal Nord-Africa ne sono una significativa testimonianza.
Dall’accoglienza a Lampedusa al trattamento nei diversi punti d’accoglienza del territorio nazionale, la convinzione - insita negli atteggiamenti di alcuni dei soggetti che hanno avuto, a vario titolo, a che fare con questa emergenza – che in fondo certi diritti avrebbero minore tutela se reclamati dai migranti appartiene, pur nelle dovute proporzioni, a questa visione.
La convinzione che si possa speculare sulla loro disperazione, che si possa eludere o trascurare il loro diritto alla salute, che il cibo loro offerto non debba necessariamente essere “mangiabile” e che, più in generale, quanto previsto a loro tutela da accordi, convenzioni e leggi (nazionali e sovranazionali) appartenga comunque al campo delle gentili ed eventuali concessioni, nasce non troppo lontana dalla netta pretesa discriminante di un “noi” e un “loro”, dimenticando troppo spesso che quel “loro” è fatto da migliaia e migliaia di persone che, sottopagati e sfruttati, ci consentono di condurre uno spesso superfluo e altrimenti insostenibile tenore di vita.