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NEMMENO UN EURO ALLA CROCE ROSSA E ALLA PROTEZIONE CIVILE

Postato il Friday, 17 April @ W. Europe Daylight Time di leftart

contro la statalizzazione e l'aziendalizzazione della solidarietà - dalle tendopoli di Camarda e Tempera - di Francesco Caruso


Lo so, il titolo è forte e provocatorio ma si tratta di una sorta di "defribillazione" concettuale per riprendere a riflettere oltre il bombardamento e la cappa ideologica che ha accompagnato in questi giorni la sempre più invasiva spettacolarizzazione della tragedia e del dolore.
Già a poche ore di distanza dal terremoto, giornali e mass-media ripetevano, con insolita insistenza, di non raggiungere le località del terremoto e non attivarsi sul fronte della solidarietà perchè erano già presenti sul luogo le forze competenti e necessarie.
E così per giorni e giorni un sistematico e martellante ritornello ha esaltato in modo entusiastico ed unanime l'efficienza della macchina organizzativa degli aiuti: scomparsi nel nulla i ritardi e le inefficienze che hanno caratterizzato altre emergenze, l'immagine che ci consegna il dramma del terremoto in Abruzzo è anche quella di uno stato che c'è e risponde in modo puntuale all'emergenza.
Questa è l'immagine che arriva nelle case degli italiani e che rimarrà impressa nella memoria collettiva senza alcun ulteriore riscontro e verifica, perchè l'overdose mass-mediatica ha sempre un livello di intensità inversamente proporzionale alla durata.
La reazione indignata delle più alte cariche dello stato ad una trasmissione televisiva che ha posto in modo molto pacato interrogativi su questa puntualità, disvela non la forza ma la debolezza di un dispositivo ideologico diventato realtà attraverso la sola forza dell'unanimità e della ripetizione: una qualsivoglia voce fuori dal coro rischia di relativizzare quest'assunto e creare quindi un cortocircuito, soprattutto se questa si esprime attraverso lo strumento primario di legittimazione del discorso, cioè la televisione.
Purtroppo l'immagine della realtà è, come avviene purtroppo sempre più spesso, abbastanza distante dalla realtà stessa.
Proteso come sempre alla disobbedienza, se il governo invita a starsene comodamente a casa e casomai mettersi la coscienza a posto con un semplice SMS, io alle 10 del mattino dello stesso giorno sono già in viaggio verso L'Aquila: dopo 4 giorni sono ancora qui, in giro per la piana dei Navelli a distribuire aiuti, coperte e viveri a interi paesi dimenticati dalla macchina dei soccorsi.
Non c'è miglior verifica che andare sul posto e parlare direttamente con chi vive il dramma di quella realtà, ma tra le centinaia di giornalisti accorsi nell'aquilano nessuno - salvo rare eccezioni - trova il tempo di spostarsi di pochi chilometri dal triangolo mass-mediatico di Piazza d'Armi-Onna-Scuola di Finanza e verificare ad esempio come e quando sono arrivati i primi aiuti a Caporciano, a Castelvecchio Calvisio, a Bomanico, alcuni dei paesi dove al nostro arrivo abbiamo trovato poche tende montate o null'altro.
Su http://www.youtube.com/watch?v=OocUmWc9xo4 c'è un breve video nel quale non pericolosi e violenti sovversivi (quelli erano impegnati a scaricare gli aiuti...) ma gli abitanti del luogo denunciano i ritardi e le inefficienze.
Detto ciò in questi giorni in Abruzzo ho conosciuto persone straordinarie, volontari della protezione civile, della croce rossa, vigili del fuoco, che hanno scavato giorno e notte, hanno lavorato incessantemente per alleviare le sofferenze, assistere anziani e bambini, garantire un pasto caldo, una coperta, un minimo di sostegno.
Non è assolutamente mia intenzione denigrare o sminuire il loro lavoro, il loro straordinario impegno sul campo, il sacrificio quotidiano di tutti gli operatori.
Il problema ancora una volta va posto al vertice e non alla base.
Nemmeno un euro alla Croce Rossa e alla Protezione Civile perchè non mi fido di questi signori.
Lo ripeto, non gli operatori sul campo, ma i loro vertici e i loro uffici contabili.
Quelli ad esempio della Croce Rossa Italiana impegnati da mesi a ripianare il deficit di decine milioni di euro frutto della gestione "allegra" dei vari commissari, da Maurizio Scelli (oggi deputato PDL) in poi, che si sono sistematicamente rifiutati di stabilizzare gli oltre 1900 precari ed elargiscono però, in virtù dei 400 milioni devoluti ogni anno dal governo italiano, ai massimi dirigenti dei lauti stipendi a molti zeri.
Ora avranno un flusso di denaro aggiuntivo con il terremoto che forse permetterà loro di finirla di ricattare di commissariamento le sedi periferiche al fine di estorcere ulteriori contributi locali per ripianare il deficit della direzione centrale, come da mesi denunciano operatori e volontari della CRI.
Non solo. La croce rossa italiana, a differenza di tutti i paesi europei, ha uno stato giuridico di ente pubblico, dunque sotto il controllo dello stato: dalla guerra in Iraq, quando nel 2003 l'emblema della Croce rossa italiana accanto alle divise militari suscitò l'indignazione della sede internazionale di Ginevra, fino ad oggi, a nulla sono valsi i richiami del comitato internazionale della Croce rossa a riscrivere il proprio statuto al fine di garantire i principi fondamentali di imparzialità, neutralità e indipendenza sanciti dallo Statuto del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Se sparare sulla croce rossa può sembrare un sacrilegio, lo stesso grado di intoccabilità sembra ormai appannaggio anche della protezione civile.
Lo scandalo della Missione Arcobaleno nel 1999 ha aperto una falla nella fiducia pubblica che ancora non si è rimarginata: la convinzione dominante, da allora, è che i vari Bertolaso, quando non frodano, comunque utilizzano male i fondi, anche semplicemente per un eccessivo peso dei fondi destinati all’organizzazione.
Qui il professionista delle disgrazie, quel Guido Bertolaso che con i suoi 1.013.822 euro dichiarati del 2007 è il più ricco sottosegretario di governo, torna ancora una volta in campo e con lui il suo staff coordinato da Marta Di Gennaro, finita in carcere per lo scandalo rifiuti in Campania, e la loro completa autonomia in materia di spesa e controllo.
Un'autonomia e una mancanza di controlli che permette loro di assistere gli sfollati in tempi rapidi, ma che al contempo permette ad amici e parenti di far affari in tempi altrettanto rapidi.
Non preoccupano solo gli espedienti contabili con i quali i fondi raccolti per il terremoto potranno esser dirottati ad esempio per l'organizzazione del G8 della Maddalena, di cui la protezione civile è competente in deroga a qualsiasi controllo in virtù del segreto di stato, ma al rischio di ritrovarci proprio come per i rifiuti o il g8, con milioni di euro che vanno, attraverso i contratti assegnati d'urgenza dalla Protezione civile senza quindi alcun bando e gara d'appalto, alle società gestite guardacaso dalle stesse mogli dei dirigenti della Protezione civile (vedi l'articolo di fabrizio gatti: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Lo-scandalo-G8-e-lhobby-da-300mila-euro/2054529 ).
Personalmente a questi signori non consegnerò mai un euro.
Continuerò a lavorare gomito a gomito con i tanti precari della croce rossa, con i volontari della protezione civile, persone oneste, generose, che impiegano tutta la loro passione, il loro tempo e il loro sudore per stare al fianco dei più deboli, di chi soffre, ma al tempo stesso non mi stancherò mai di denunciare, casomai discutendo anche con loro dopo aver lavorato tutto il giorno insieme, le nefandezze dei loro vertici.
Ma il punto principale non è il livello di degrado e di corruzione, ma anche la natura stessa di questi organismi.
Non darò loro mai un euro perchè non voglio alimentare l'istituzionalizzazione e la statalizzazione della solidarietà, la sua concentrazione oligopolistica, la professionalizzazione para-statale che costruisce ulteriori carrozzoni e imbriglia il tessuto moltitudinario della solidarietà, disarmando ogni forma di dissenso e di partecipazione alternativa.
L'ipotesi di dirottare il 5 per mille sull'emergenza abruzzo è il punto finale d'approdo di questo processo di sussunzione statuale delle molteplici forme di partecipazione e intervento solidaristico, che porta a confondere il concetto di solidarietà con quello di utilità sociale e a disperdere il valore imprescindibile della gratuità.
Non donerò un euro a Croce rossa e protezione civile perchè altro non è che un sotterfugio per una sottoscrizione a favore del governo italiano, essendo lo stato preposto al rimborso delle spese sostenute da questi enti para-statali o al ripiano dei loro disavanzi, indipendentemente dalla loro capacità di autofinanziamento. Ed per questo non ho alcun intenzione di dare un euro per aiutare Tremonti, che se vuole i soldi si rivolga ai suoi amici banchieri, evasori, palazzinari, miliardari.
Per sostenere i terremotati, garantendo e attivando quindi servizi e progetti aggiuntivi rispetto a quelli previsti, ma anche per contrastare questo processo di statalizzazione e aziendalizzazione dell'impegno civile e sociale, dobbiamo volgere lo sguardo verso le esperienze seppur parziali che in questi giorni anche in Abruzzo si sono mosse fuori dal controllo dello stato, esperienze "dirette" di solidarietà che da giorni operano in Abruzzo, come le Brigate di solidarietà attiva a Camarda e Tempera o l' Epicentro solidale a Fossa, che si pongono oggi il problema di assistere le popolazioni terremotate, senza la mediazione dei grossi carrozzoni para-statali della solidarietà, ma operando direttamente nei campi, gestendo in prima persona le cucine da campo, la raccolta e la distribuzione degli aiuti.
Da questi segmenti di intervento solidale sottratti alle dinamiche di sussunzione statuale si può innescare un processo di autogoverno del territorio, di controllo popolare dal basso della ricostruzione.
C'è bisogno, infine, una volta superata la prima emergenza immediata, di volgere lo sguardo verso sè stessi, attivare il prima possibile il superamento della beneficenza e delle pratiche assistenziali verso pratiche di autorganizzazione dal basso in grado di stimolare il rafforzamento di quei legami comunitari che in questi frangenti drammatici riemergono con tutta la loro dirompenza nei tessuti sociali dilaniati, prim'ancora che dal terremoto, dall'individualismo e dall'omologazione imperante.
Nei borghi, e in misura minore anche in città, questi legami sono l'unico antidoto contro la rassegnazione e il senso di abbandono soprattutto allorquando il circo mediatico smonterà i propri riflettori per rincorrere la prossima emergenza: è da questi legami che si può ripartire per riprendersi il proprio presente, il proprio futuro, la propria città.

Francesco Caruso

P.s.= oggi mercoledì 15 aprile, dopo giorni e giorni, finalmente incrocio un raggio di luce "sociale".
Al campo di Collemaggio quasi un centinaio di giovani aquilani si sono riuniti in una prima assemblea per discutere insieme come affrontare l'emergenza dell'oggi e la ricostruzione del domani.
Tante idee, molta spontaneità e a forse anche comprensibile confusione, ma negli sguardi e nelle parole un fiume di passione e una voglia di riprendersi la propria città.
Straordinari.
La crescita collettiva di questo percorso, fatto di assemblee di coordinamento e di campo, di comitati popolari di controllo , di momenti pubblici e di confronto da organizzare, di socialità da riattivare, può diventare la vera "anima" della rinascita , la spina dorsale di una ricostruzione fondata sul ben-essere dei cittadini e non sugli interessi e i profitti degli avvoltoi.
Nessun azione di assistenza e di solidarietà dall'esterno, anche la più nobile e genuina, potrà mai avere la forza sociale e l'energia vitale di un processo simile di autorganizzazione dal basso di chi vive e vivrà questi luoghi, di ricostruzione della città a partire dalla riattivazione dei suoi legami, delle sue relazioni, dei suoi spazi sociali.
Agli sciacalli oggi in agguato, quelli che intascano i miliardi e non un televisore, a una classe politica e imprenditoriale pronta ad arricchirsi sulle disgrazie altrui, sono questi esperimenti di democrazia dal basso che fanno realmente e maggiormente paura.
Per informazioni su questo percorso denominatosi LA-QUI-LA, potete rivolgervi alla tenda n.6 del campo di Collemaggio oppure qui: http://www.facebook.com/event.php?eid=73695317379&ref=mf
Per info sul progetto Epicentro solidale: http://www.epicentrosolidale.org
Per info sulle brigate di solidarietà attiva: http://www.facebook.com/group.php?gid=70101641266


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