CSA Depistaggio

Tuesday, Sep 17th

Last update08:05:09 AM GMT

RSS Feed
You are here: Mondi

Mondi

Piovono bombe sioniste su Gaza!

  • PDF

gaza massacroNuovo attacco dell'esercito sionista nella striscia di Gaza a colpi di aerei F-16. Tre raid sono stati effettuati nella notte contro tre presunti "siti terroristici". Tre raid che significano anche il primo attacco da novembre, da quando l'operazione Pillar of Defence riportò all'onore delle cronache la violenza quotidiana che l'IDF impone manu militari ad una popolazione sotto assedio.

L'attacco è stato effettuato, a quanto asserisce lo stato sionista, in risposta ai colpi di mortaio lanciati da una formazione vicina ad Hamas; ma in realtà sono stati gli scontri esplosi in diverse zone del paese (in seguito alla notizia della morte in carcere del prigioniero politico Abu Hamdiya) il vero motivo della rappresaglia. Pare non ci siano stati fortunatamente né morti né feriti tra i gazawi.

Vale sempre ripeterlo in questi casi: è' evidente che l'obiettivo politico sionista sia non quello di far cessare il lancio di razzi, quindi di natura militare/strategica, bensì quello di continuare ad indurre nei palestinesi comportamenti da popolazione sconfitta, da subordinati alla potenza militare dell'IDF, un obiettivo politico da perseguire con l'assedio alla Striscia.

Una tattica che si è infranta però negli ultimi anni contro la determinazione degli abitanti di Gaza che resistono alla morte che arriva dal cielo. Non da ultimo il fallimento dell'operazione Pillar of Defense nello scorso novembre è stato manifesto a tutti: tranne che ai media compiacenti che parteggiano in maniera acritica da sempre per "l'unica democrazia del Medio Oriente".

Mentre giungono notizie di movimenti di mezzi blindati israeliani in prossimita' della fascia est del territorio di Gaza, ancora una volta c'è da stringersi al fianco della popolazione di Gaza e di ricordare che oggi lo stato sionista non ha rotto il cessate il fuoco: bensì ha intensificato una guerra permanente che nessuna pagliacciata buona per il mainstream potrà offuscare quando prende le fattezze dei suoi aerei e dei suoi tanks, ma che purtroppo è dimenticata nelle violenze giornaliere dei checkpoint e dell'occupazione in generale..

tratto da http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/7365-ricominciano-le-bombe-sioniste-su-gaza

Yaalon alla Difesa: "La Palestina è un cancro".

  • PDF

NEWS 108174di Emma Mancini

Betlemme, 18 marzo 2013, Nena News - Trovano la prima conferma ufficiale i timori che il nuovo esecutivo ultranazionalista israeliano sarebbe stato espressione di forze intenzionate a intensificare la repressione nei Territori Occupati e affatto interessate a riprendere il dialogo con l'Autorità Palestinese: ieri il premier Benjamin Netanyahu ha nominato ministro della Difesa Moshe Yaalon, ex capo dell'esercito israeliano e vicepremier, membro del Likud e braccio destro di Bibi negli ultimi quattro anni.

Uomo dell'establishment della destra e della potente lobby dei coloni, impegnato nell'IDF dalla guerra dello Yom Kippur, fu coinvolto nel 1088 nell'assassinio a Tunisi di Abu Jihad, fondatore di Fatah. Capo dell'IDF dal 2002 al 2005, in piena Seconda Intifada, ordinò bombardamenti, innumerevoli raid e continui coprifuoco contro le città palestinesi e salì al disonore delle cronache nell'agosto 2002 quando definì il popolo palestinese "un cancro da estirpare". Aggiungendo: "Ci sono diverse soluzioni contro il cancro: alcuni dicono che è necessario amputare gli organi, ma io al momento sto applicando la chemioterapia".

Dichiarazioni a cui ne seguirono altre altrettanto preoccupanti: nel 2009 durante una convention d Manhigut Yehudit, gruppo di ultradestra espressione del movimento dei coloni, definì il piano del 2005 di ritiro delle colonie a Gaza Peace Now "un virus". "Ci siamo abituati a permettere agli arabi di vivere ovunque, in Negev, in Galilea, a Nablus a Jenin, mentre ci sono aree in cui gli ebrei non sono autorizzati a vivere. Secondo me, gli ebrei possono vivere ovunque nella Terra di Israele. Prima di tutto, ogni colonia deve essere riconosciuta dalle autorità".

Più recentemente, Yaalon - strenuo sostenitore della colonizzazione selvaggia dei Territori Occupati e contrario a qualsiasi forma di congelamento dell'espansione coloniale in Cisgiordania - ha espresso tutta la sua disapprovazione per la possibile creazione di uno Stato di Palestina e definito il governo di Ramallah un partner affatto affidabile nel processo di pace. Così, il Ministero della Difesa ha detto addio ad un campione di violazione dei diritti umani, l'ultranazionalista Ehud Barak, e dà il benvenuto ad un leader ancora più bellicoso.

Ma solo nel cortile di casa. Yaalon sarebbe infatti impegnato nello spegnere i bollenti spiriti del premier Netanyahu e i suoi piani di intervento armato contro l'Iran. Seppure in pubblico abbia detto di sostenere le posizioni di Bibi e abbia definito il programma nucleare di Teheran una priorità per la sicurezza israeliana, in privato avrebbe fatto ripetute pressioni sul primo ministro perché concedesse più tempo agli sforzi diplomatici occidentali.

Proprio la sua conoscenza della regione, avrebbe spinto Netanyahu ad assegnarli la Difesa: "In un periodo così difficile per la sicurezza dello Stato di Israele, con l'intera regione in tempesta - ha detto Bibi in un comunicato ufficiale - è importante dare un simile ruolo ad un uomo così ricco di esperienza".

Il viceministero della Difesa è stato assegnato a Danny Danon (Likud), che con Yaalon condivide il non troppo recondito desiderio di spazzare via dalla mappa quel che resta della Palestina storica. Ai due rappresentanti del movimento dei coloni, se ne aggiunge un terzo: il nuovo ministro delle abitazioni, Uri Ariel, braccio destro di Bennett in "Casa Ebraica" e colono ultranazionalista.

L'inviato speciale delle Nazioni Unite, Robert Serry, aveva recentemente commentato la possibilità che Ariel ottenesse tale ministero, dicendosi certo che i Territori avrebbero assistito impotenti ad un'ondata di nuove colonie e espansioni delle esistenti.

tratto da Nena News

Ciao Ragazzi, Ciao.

  • PDF

libia-profughi-300x231"L'emergenza Nord-Africa", che ha visto l'arrivo in Italia di decine di migliaia di migranti costretti dal conflitto in Libia a abbandonare lavoro, famiglia e ogni avere per imbarcarsi col solo scopo d'avere salva la vita, è destinata a finire il prossimo 28 febbraio. E' in questa data che le strutture di accoglienza chiuderanno le porte in faccia a migliaia di persone, donne, uomini e famiglie. Le stesse strutture che (come quelle presenti sul territorio campano) non hanno minimamente provveduto, salvo qualche rara eccezione, ad alcuna forma di mediazione culturale, integrazione linguistica e sociale, assicurando solo in minima parte l'assistenza sanitaria, per non parlare di vitto scadente, assenza di acqua calda e riscaldamento, continui disservizi ai quali, spesso, non è stato possibile neanche ribellarsi perché costantemente intimoriti dalla vergognosa minaccia d'essere rimpatriati.

Nessuna politica di integrazione lavorativa o di inserimento abitativo, nessuna politica funzionale all'autonomia e all'integrazione dei rifugiati nel tessuto socio-lavorativo del paese, solo sfruttamento e migliaia di persone costrette ai margini della società, ancora legate a lunghe, esasperanti e disorganizzate procedure di rilascio di permessi di soggiorno e titoli di viaggio. Uniche concessioni di un governo evidentemente incapace di gestire il fenomeno in modo serio ma perfettamente in grado di dar vita all'ennesimo giro di affari da migliaia di euro che ha fatto gola ai soliti speculatori.

In un anno e mezzo di accoglienza è stato stanziato circa 1 miliardo e 300 milioni di euro (46 euro a persona per ogni giorno di ospitalità, oltre 1.300 euro al mese per ogni profugo) che, però, vista la scarsità dei servizi offerti agli "ospiti", sono evidentemente finiti in via esclusiva e diretta nelle tasche di albergatori e strutture di accoglienza improvvisate designate dalla protezione civile.

Unica previsione di percorso di uscita da questo sistema di "accoglienza" è una somma di 500 euro a testa, una buona uscita, un contentino per zittire ancora una volta queste persone. Persone giunte sulle nostre coste nel più completo disorientamento, totalmente abbandonate a sé stesse in questa accoglienza all'italiana durata il tempo utile per racimolare un po' di investimenti pubblici, e ora gentilmente invitate ad accomodarsi all'uscio della porta. Finito il gioco, buttato via il giocattolo.

La peculiare gestione di quest' accoglienza, basata sull'ennesima retorica emergenziale, rappresenta, purtroppo, solo una delle tante testimonianze provenienti dalla realtà quotidiana che ci dimostrano quanto si è ancora lontani da un ideale sociale di multiculturalità ricca ed integrata. La disinformazione mediatica, il disumano sfruttamento lavorativo dei migranti nei campi e nel lavoro nero più in generale, gli episodi di xenofobia sempre più frequenti, sono tutti elementi che restituiscono l'idea di quanto l'Italia abbia la memoria corta e di come di civile, queste democrazie occidentali, abbiano ben poco.

Pillar of Clouds: Gaza - Il racconto e le voci palestinesi

  • PDF

Gaza: Il racconto e le voci palestinesi durante l'attacco dell'esercito israeliano denominato "Pillar of clouds", cominciato il 14 novembre 2012. Quattro anni dopo "Piombo Fuso" un altro attacco devastante contro una popolazione che resiste malgrado sia assediata con le armi e con l'embargo.

A Gaza preferisco la prigione

  • PDF

030622refusenikMentre 75.000 riservisti rispondono alla chiamata alle armi in vista di una possibile ulteriore recrudescenza dell'attacco a Gaza, Natan Blanc, diciannovenne di Haifa, preferisce la prigione all'arruolamento nell'esercito.

Il giovane, chiamato a prestare i tre anni di leva obbligatoria a partire da oggi, si è infatti presentato in mattinata all'ufficio di reclutamento e attende ora di essere giudicato da una corte militare.

In una lettera, ha spiegato le ragioni del suo gesto, riconducibile a quanto sta avvenendo a Gaza in questi giorni.

«Ho cominciato a pensare di rifiutare l'arruolamento nell'Idf durante l'operazione "Piombo fuso" nel 2008- ha scritto - L'ondata di militarismo aggressivo che ha pervaso il paese, le manifestazioni di odio reciproco e la retorica fondata sulla necessità di sradicare il terrorismo e creare un effetto deterrente sono le cause del mio rifiuto.

Oggi, dopo quattro anni di terrore, senza un processo di pace e senza quiete né a Gaza, né a Sderot, è chiaro che il governo Netanyahu, come quello del suo predecessore Olmert, non è interessato a trovare una soluzione per risolvere l'attuale situazione, ma intende piuttosto preservarla. Dal loro punto di vista, non c'è nulla di sbagliato nell'inaugurare una nuova Operazione Piombo Fuso ogni due o tre anni: parleremo di deterrenza, uccideremo qualche terrorista e prepareremo il terreno per una nuova generazione piena di odio, da una parte e dall'altra.

Come rappresentanti del popolo, i membri del governo non hanno il dovere di presentare la loro visione del futuro del paese e possono continuare con questo sanguinoso ciclo, senza che se ne intraveda una fine. Ma noi, come cittadini ed esseri umani, abbiamo il dovere morale di rifiutarci di partecipare a questo gioco cinico. Ecco perché mi rifiuto di essere arruolato nell'esercito».

19 Novembre 2012

Natan Blanc

Natan può essere contattato a questo indirizzo email This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Per sapere di più sul movimento dei refuseniks: www.yeshgvul.org , http://www.couragetorefuse.org/english