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Sentenza Arrigoni: ergastolo agli assassini di Vik

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NEWS 64821Dopo tanti rinvii e tentennamenti la corte militare di Gaza ha deciso. L'omicidio di Vittorio è finalmente arrivato a sentenza.

Mahmoud Salfiti e Tamer Hasasnah, accusati d'aver partecipato direttamente all'operazione - uno, Salfiti, venne preso nel corso del blitz in cui furono uccisi i «capi» della cellula salafita Abdel Rahman Breizat e Bilal al Omari - sono stati condannati all'ergastolo più 10 anni ed lavori forzati a vita. Khader Jram, colui che ha suggerito con insistenza ai compagni di sequestrare Vittorio, è stato condannato a 10 anni di prigione. Amer Abu-Ghoula, colui che aveva affittato la casa dove Vittorio è stato ucciso e sul cui ruolo sembrano esserci ancora molte ombre, è stato condannato in contumacia ad un anno di prigione.

I quattro sono i superstiti della (presunta) cellula salafita (altri due membri, tra cui il giordano Abdel Rahman Breizat, sono morti in uno scontro a fuoco con le forze speciali di Hamas) che credeva, prendendo in ostaggio l'attivista italiano, di poter liberare lo sceicco jihadista al Maqdisi, arrestato dalla polizia di Gaza a inizio anno.

Intanto si respira tensione all'esterno del tribunale. I parenti degli assassini di Vik non sembrano accettare la sentenza e iniziano ad insultare e minacciare gli italiani e gli amici di Vik presenti, accusandoli di essere delle spie. É intervenuta la polizia che ha cercato di calmare gli animi ed ha allontanato i presenti, ma la paura è che adesso ci possano essere ritorsioni contro chi ha sempre chiesto a gran voce giustizia per Vik. Anche se c'è soddisfazione per la sentenza, nulla potrà mai colmare il vuoto immenso lasciato da Vik. Restiamo Umani, Stay Human.

Gaza, processo Arrigoni: ennesimo rinvio

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168215 1598524681255 1180142453 31320141 3717888 nGaza, 04 settembre 2012, Nena News - L'attesa di italiani e palestinesi e' risultata vana. La sentenza, prevista domani davanti alla corte militare di Gaza city, del processo ai quattro palestinesi imputati per il sequestro e l'assassinio di Vittorio Arrigoni, e' slittata al 17 settembre. Lo hanno comunicato fonti del tribunale militare di Gaza senza fornire alcuna motivazione del rinvio scattato, a quanto pare, all'ultimo momento.

La notizia e' stata accolta con sgomento da amici e compagni di Vittorio Arrigoni, sia a Gaza che in Italia, convinti di essere vicini alla sentenza per un omicidio che in parte rimane avvolto nel mistero.

A Gaza peraltro circolano voci di una condanna leggera per tre dei quattro imputati che verrebbero trovati colpevoli di aver partecipato al rapimento ma non all'assassinio dell'attivista italiano. Il quarto, accusato soltanto di essere un fiancheggiatore, gia' da alcuni mesi e' a piede libero. Nena News

Tagli alla sanita’ spagnola: il governo di Rajoy scarica i costi della crisi su migranti e disoccupati

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spagnatagliE’ entrata in vigore ieri, sabato 1 settembre 2012,  la nuova riforma sanitaria varata dal governo spagnolo e che di fatto si preannuncia  in tutto e per tutto come un attacco al diritto alla salute dei/delle migranti e dei disoccupati/e.

Israele assolto: "Rachel Corrie morì per sbaglio"

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NEWS 60930Roma, 28 agosto 2012, Nena News - Israele non è colpevole. Questa la sentenza emessa oggi dal tribunale di Haifa che ha così rigettato l'accusa di negligenza mossa contro lo Stato israeliano per l'omicidio dell'attivista americana Rachel Corrie. Israele si auto-assolve.

A muovere l'accusa contro Tel Aviv erano stati i genitori di Rachel, secondo i quali Israele andava riconosciuto colpevole di omicidio e di aver condotto un'inchiesta incompleta e parziale. Di diverso parere la corte di Haifa: il giudice Oded Gershon ha stabilito che lo Stato non è responsabile per "nessun danno causato" perché si è trattato solo di "uno spiacevole incidente". Insomma, secondo il tribunale Rachel Corrie è morta per sbaglio ed ne è la sola responsabile perché "non ha lasciato l'area come qualsiasi persona di buon senso avrebbe fatto".

Ma non solo. La corte di Haifa ne ha approfittato per sottolineare un'altra clausola, fondamentale per la legge israeliana: l'esercito è assolto da ogni accusa perché l'evento evento si è verificato "in tempo di guerra". Si è trattato, cioè, di "un'attività di combattimento", conseguente ad un fantomatico attacco subito da Israele poche ore prima nella Striscia di Gaza.

Ventitré anni, residente ad Olympia e attivista dell'International Solidarity Movement, Rachel è morta il 16 marzo 2003, schiacciata da un bulldozer militare israeliano. Un Caterpillar D9-R guidato da un soldato israeliano l'ha uccisa mentre manifestava pacificamente contro la demolizione di case palestinese a Rafah, nella Striscia di Gaza.

Nel 2005, a due anni dalla morte di Rachel, due anni trascorsi senza risposte da parte dello Stato israeliano, la famiglia Corrie ha deciso di muoversi. E ha fatto causa a Tel Aviv. A seguire la loro denuncia, l'avvocato Hussein Abu Hussein che ha accusato lo Stato di Israele di essere responsabile dell'uccisione di Rachel Corrie e di aver condotto un'indagine incompleta e poco credibile.

E così, dopo la lettura della sentenza, questa mattina il primo commento di Cindy Corrie non lascia spazio a commenti: "Sono ferita", ha detto la madre di Rachel alla stampa. Immediato l'intervento dell'avvocato Abu Hussein, secondo il quale la corte ha ancora una volta garantito l'impunità dell'esercito: "Sapevamo dall'inizio che si trattava di una battaglia in salita per ricevere risposte sincere e giustizia, ma siamo convinti che questo verdetto distorca le prove presentate alla corte".

Pochi giorni fa, anche l'ambasciatore statunitense in Israele, Daniel Shapiro, aveva espresso le sue preoccupazioni per il modo in cui Israele ha condotto le indagini sul caso Corrie, definendole "una farsa". Di diverso avviso l'opinione pubblica israeliana che non ha mai mostrato alcun interesse per la morte di Rachel, avvenuta in piena Seconda Intifada, la sollevazione popolare palestinese considerata dallo Stato ebraico un atto di guerra. Nena News

Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina/21

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300x146xceciliablog500.jpg.pagespeed.ic.Uv2TA2RC2m1 – Olimpiadi 1/ “Non vogliamo che la politica entri nei Giochi”, ha dichiarato il manager del team israeliano in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012. Sarà per questo che imperversa la polemica su quella spinosa situazione di Gerusalemme, che il sito ufficiale olimpico non ha voluto indicare come “capitale di Israele”.

Forse perché non la riconoscono come tale neanche la Comunità Internazionale, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la Corte Internazionale di Giustizia. Ma questa voce a Tel Aviv non è girata: nessuno gli ha spiegato che dichiarare unilateralmente capitale una città occupata non significa automaticamente farcela diventare.

2 - Olimpiadi 2/Una bandiera, cinque atleti e la scritta in sovraimpressione sugli schermi: “Palestina”. Non sono i telespettatori a essere impazziti ma lei che, per una volta, è stata riconosciuta. Una sua delegazione ufficiale ha preso parte alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Londra, sfilando nello stadio olimpico come tutte le altre nazioni. Niente paura però: appena si spegne la torcia torna tutto come prima.

3 – Mitt Romney, candidato repubblicano alla presidenza Usa in visita in Israele (ma non nei Territori palestinesi occupati) fa sapere che “il successo di Israele è dovuto alla mano della provvidenza”.

Confrontando il reddito pro-capite israeliano e quello palestinese poi, una potente rivelazione mormonica lo illumina: il primo è molto superiore al secondo. Qualche ingenuo poteva pensare che l’economia palestinese avesse un tantino di difficoltà a decollare a causa di 64 anni di occupazione israeliana. Romney, per fortuna, ha chiarito la questione: è solo sfiga. 

4 - Ma per caso ha detto “provvidenza”? No perché forse voleva dire “70 milioni di dollari in aiuti militari addizionali a Israele”.

5 – Tempo di riflessioni anche per Barack Obama, presidente Usa in campagna elettorale che ammette: “Ho fallito: non ho portato avanti il processo di pace israelo-palestinese come avrei voluto”.

Forse, il presidente americano avrebbe voluto condannare le violazioni israeliane. Forse avrebbe voluto fare qualcosa in più che ‘congelare’ simbolicamente la costruzione illegale delle colonie in Cisgiordania per una manciata di giorni; forse avrebbe voluto lasciare che l’Onu riconoscesse lo Stato di Palestina o, forse, avrebbe voluto smettere di sostenere Israele diplomaticamente, finanziariamente e militarmente. Ma forse le Invisibili Forze del Male glielo hanno impedito. Sarà per il prossimo mandato. Forse.

6 - La partnership tra Ue e Israele “è solida e vibrante”. Ne avevamo il sospetto, ma ha voluto rassicurarci il presidente di turno Ue Markouillis in occasione della riunione del Consiglio d’associazione Ue-Israele.

“Abbiamo messo a punto oltre 60 azioni concrete in quindici settori”, prosegue, illustrando una decisione perfettamente in linea con quella presa dalla Ue nel 2009: quando si stabilì di congelare lo sviluppo delle relazioni con Tel Aviv fin quando non fosse stata rispettata la legalità internazionale. Forse ci siamo persi un passaggio.

7 – “Volevano entrare a Gerusalemme senza permesso” : una validissima ragione per sparare contro tre cittadini palestinesi, ammazzarne uno e lasciarne feriti due. Storie di ordinaria occupazione (immaginaria, s’intende) al check point di Zayem.

“Inshallah Palestina! Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina” va in pausa per l’estate. Tra le possibili destinazioni vacanziere una botta di vita sulle spiagge dorate di Jaffa, un salto nella movida “gay-friendly” di Tel Aviv, una crociera verso Gaza schivando la marina militare israeliana, o una sciata sulle alture del Golan tra le mine anti-uomo (tutte tappe rigorosamente consigliate da questo blog).

Volevamo andare in Palestina, ma recenti visite presso agenzie turistiche, con relative brochure, ci hanno rivelato che non esiste perché è tutto territorio israeliano.

Arrivederci a settembre, e buone vacanze.

tratto da osservatorioiraq.it