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Continui bombardamenti sui Gaza

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 gazaunibombing2512Gaza - InfoPal. Nelle prime ore di oggi, 31 ottobre, altri due resistenti palestinesi sono stati uccisi durante raid aerei israeliani: il bilancio delle vittime della nuova aggressione contro la Striscia, negli ultimi due giorni, è dunque salito a 12.

Il nuovo attaccato aereo si è abbattuto su Khan Younes, nel sud della Striscia.

Fonti palestinesi hanno riferito che aerei da guerra israelani hanno sganciato un missile verso un gruppo di uomini della resistenza, a al-Fakhri, a est di Khan Younes, uccidendo due di essi.

Il portavoce dei servizi di emergenza del ministero della Sanità di Gaza, Adham Abu Silmiya, ha fatto sapere che le due vittime sono 'Abdullah al-'Aqad e Yousef Rawhi Abu 'Abdu, di Khan Younes. Entrambi sono stati trasportati all'ospedale Nasser.

In un comunicato stampa, le Brigate al-Ansar, ala militare del movimento al-Ahrar, hanno dichiarato che i due combattenti facevano parte della loro formazione, e hanno promesso di vendicarne la morte.

Ieri mattina era stata siglata una tregua con la mediazione egiziana per porre fine all'escalation israeliana e al lancio di razzi palestinesi in rappresaglia ai raid aerei contro la Striscia, ma le nuove violenze ne evidenziano il fallimento. 

Il Jihad islamico, ieri aveva confermato di essere pronto a rispettare la tregua se Israele avesse fatto lo stesso.

Da sabato a questa mattina, i raid aerei d'Israele hanno ucciso 12 palestinesi e feriti decine di altri; da parte loro, le fazioni della resistenza palestinese hanno lanciato numerosi razzi e mortai verso le cittadine e gli avamposti coloniali israeliani al confine con la Striscia, in particolare contro Ashqelon.

Israele: la censura passa anche dai libri dei bambini palestinesi

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Palestina bambino muro JustinMcIntoshNeanche i libri per i bambini vengono risparmiati dalla censura israeliana, soprattutto se rischiano di plasmare le menti delle future generazioni palestinesi.

di Maria Letizia Perugini

A Gerusalemme Est i bambini hanno a disposizione due testi su cui studiare, simili, addirittura quasi uguali a un primo sguardo. In realtà uno è la versione 'rivista e corretta' degli israeliani del testo proposto dall'Autorità palestinese.

Il revisionismo sui libri di testo non è una novità e si verifica ogni volta che i problemi del presente hanno le proprie radici politiche e culturali in un passato non ancora risolto e accettato. Succede nelle nostre società così come nelle società mediorientali. Succede soprattutto tra isrealiani e palestinesi, per i quali il giudizio sul passato è profondamente divergente.

In realtà guardare alle differenze tra i due libri di testo permette di avere una piccola summa dei maggiori elementi di frizione del conflitto isrelo-palestinese.

Nella versione 'rieditata' sono state cancellate tutte le bandiere palestinesi che sventolavano sopra agli edifici, sono stati eliminati tutti i loghi dell'Autorità palestinese e ogni riferimento al diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

È stato cancellato un intero capitolo di storia palestinese che raccontava la figura di Yasser Arafat. Ma sono state eliminate anche tutte le statistiche sulla popolazione palestinese e le informazioni sui danni ambientali causati dall'occupazione israeliana in Cisgiordania.

La censura è avvenuta semplicemente cancellando.

Cancellando le bandiere, eliminando interi capitoli o cancellando le singole parole. I libri ora appaiono come dei testi crittografati della CIA.

Sebbene il governo israeliano pretenda che si utilizzino questi testi rivisti, i genitori palestinesi sono andati classe per classe a sostituire i testi israeliani con quelli palestinesi.

Secondo alcuni funzionari nelle scuole di Gerusalemme Est sono ancora molti gli alunni che studiano sulle versioni originali. Ma gli israeliani che finanziano circa 50 scuole pubbliche nei quartieri arabi, e offrono assistenza parziale a a decine di istituzioni private, sostengono di avere il diritto ad assicurare libri di testo accurati, che non incitino alla violenza e rispettino la legittimità di Israele.

La reazione palestinse è stata forte: "Ci stanno testando", ha detto Abdul Karim Lafi che dirige un'associazione di genitori a Gerusalemme Est che sta organizzando un boicotaggio dei libri di testo israeliani: "Se non reagiamo ora cancelleranno il resto del curriculum scolastico palestinese in pochi anni".

Il commento israeliano invece è sorprendente, il processo di revisione sarebbe stato fatto a completo vantaggio dei giovani palestinesi che in questo modo verrebbero messi al riparo da qualsiasi possibile incitamento alla violenza. Non si tratta di raccontare la storia o la politica in modo diverso, ma semplicemente di evitare che le nuove generazioni siano esposte a insegnamenti di intolleranza e odio.

Moshe Marzuk spiega: "Vengono ingannati, vengono insegnate loro delle falsità", parlando dei libri palestinesi e del loro effetto sui bambini. A suo parere questi libri rifiutano di riconosce qualsiasi connessione ebraica con la terra e sottolineano il diritto al ritorno dei palestinesi.

Marzuk è uno dei revisori dei testi, ed ex funzionario dell'intelligence militare, nonché esperto di terrorismo, a dimostrazione di quanto la faccenda sia presa sul serio dallo Stato israeliano.

"Censura? - ha continuato - Al contrario, è un atto umanitario di prevenzione, un atto di autodifesa di un sistema contro l'incitamento alla violenza che prima o poi esploderà".

Le parole di una maestra di Gerusalemme Est riportano un po' più vicini alla realtà, pronunciate da chi conosce il mondo dei bambini e metodi di educazione meno rudi: "I bambini sono curiosi per natura, quindi questo metodo ha come effetto solo la volontà di riempire gli spazi vuoti. In realtà probabilmente ricordano più di quanto avrebbero fatto senza la censura. Semplicemente è un metodo che non funziona".

Israele: un nuovo muro per difendersi dai migranti africani

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ISRAELE EGITTO F 1122 - MuroQualche giorno fa, un quotidiano egiziano riportava la notizia dell’uccisione di due persone che stavano attraversando il confine tra Egitto e Israele. Il caso è tutt’altro che isolato. E tra i funzionari israeliani è diffuso il detto secondo cui la loro è l’unica economia del “Primo Mondo” che può essere raggiunta a piedi dal “Terzo Mondo”. 

di Giovanni Andriolo

Ma soprattutto Al-Masry Al-Youm sottolineava come il flusso di immigrazione clandestina dai paesi africani, soprattutto da Sudan ed Eritrea, contribuisca a mantenere alto il livello di frizione tra il Cairo e Gerusalemme. Oltre a configurarsi come un pericolo di emergenza umanitaria.

Secondo Al-Masry Al-Yaoum, le forze di sicurezza egiziane avrebbero trovato i cadaveri di un uomo e una donna al confine tra Egitto e Israele. Le autorità non sarebbero riuscite ad identificare i corpi, poiché le due persone non portavano alcun documento in grado di indicare la loro nazionalità o identità, sebbene l’aspetto indichi un’origine africana.

La donna è stata colpita all’addome e al braccio destro, mentre l’uomo è stato centrato alla testa. I due corpi sono stati portati all’ospedale locale e infine all’obitorio. Le autorità pubbliche, secondo Al-Masry Al-Youm, eseguiranno le dovute investigazioni per chiarire la dinamica dell’incidente.

Tuttavia, l’uccisione di queste due persone non è un caso isolato. Le autorità egiziane si trovano a dover bloccare frequentemente i migranti africani che tentano di entrare illegalmente in Israele, dove molti vengono impiegati come forza lavoro a basso costo.

Le fonti ufficiali israeliane sostengono che circa 34 mila africani sono entrati nel paese illegalmente attraverso il confine egiziano negli ultimi anni, ed è per questo che tra i funzionari israeliani è diffuso il detto secondo cui Israele è l’unica economia del “Primo Mondo” che può essere raggiunta a piedi dal “Terzo Mondo”. 

Sul totale dei migranti in Israele, quasi 20 mila provengono dall’Eritrea e altri otto mila dal Sudan. Secondo le statistiche delle autorità israeliane, il 2010 ha visto un’impennata degli ingressi illegali attraverso il confine egiziano, che sarebbero passati dai sei mila del 2009 ai quasi 15 mila attuali.

Le organizzazioni internazionali, così come diversi organismi di tutela dei diritti umani, hanno accusato più volte le forze di sicurezza egiziane di un uso eccessivo della forza contro i migranti africani. Dall’inizio del 2010, riporta ancora Al-Masry Al-Yaoum, le autorità egiziane avrebbero ucciso 24 migranti africani che tentavano di attraversare il confine, mentre soltanto nel 2009 le vittime sarebbero state 19.

La questione dei migranti africani crea alcuni dilemmi anche all’interno della società israeliana. Israele infatti nasce come ricettacolo dei rifugiati ebrei da tutto il mondo; tuttavia, il paese si sta trovando attualmente a dover gestire un crescente influsso da parte degli stranieri sulla vita politica e sociale del paese. Tanto che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito tale presenza “una minaccia per il carattere della nazione ebraica”.

Secondo il Washington Post, la questione dei migranti africani sta generando un grande dibattito all’interno della società israeliana: da un lato i rifugiati si concentrerebbero principalmente in alcuni quartieri di Tel Aviv, dove avrebbero cambiato drasticamente l’aspetto di alcune aree della città, scatenando l’ira dei residenti; d’altra parte, una nazione come Israele, creata da migranti come rifugio per gli ebrei di tutto il mondo dopo la catastrofe dell’Olocausto, si trova in contraddizione nel momento in cui cerchi di ostacolare un flusso di persone in fuga da situazioni di guerra e persecuzione nei rispettivi paesi. La questione, in fin dei conti, tocca i pilastri su cui lo Stato ebraico è nato.

Attualmente, Israele garantisce uno status speciale per i migranti provenienti da Eritrea, Sudan e ultimamente anche dalla Costa d’Avorio: i cittadini di questi paesi sono protetti dal rimpatrio a causa delle riconosciute minacce che subiscono nei rispettivi paesi.

Tuttavia, a questi migranti non è concesso il permesso di lavorare, così come l’accesso ai servizi sanitari e sociali pubblici. D’altra parte, le autorità non hanno ancora intrapreso azioni contro i datori di lavoro che assoldano in nero questi migranti per occupazioni umili a basso costo, come lavapiatti o manodopera per le imprese edili.

Le autorità religiose israeliane, invece, sembrano aver preso una posizione più decisa: alcuni rabbini nella parte meridionale di Tel Aviv, la più popolata di migranti dall’Africa, avrebbero emanato un editto religioso che vieterebbe agli israeliani di affittare loro appartamenti e di sposarsi con membri della loro comunità, sostenendo come l’arrivo dei migranti avrebbe portato nella città un aumento della criminalità.

Nel frattempo, nell’incertezza delle misure da intraprendere, le autorità israeliane hanno iniziato la costruzione di una barriera lungo il confine egiziano, in modo tale da prevenire ulteriori arrivi. Un altro muro che, chissà, potrebbe risultare utile anche nel caso in cui i rapporti con Il Cairo proseguissero nel processo di deterioramento a cui sono da qualche mese avviati.

24 ottobre 2011 tratto da osservatorioiraq.it

Le due Tunisie al voto tra «Bella ciao» e il velo

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elezioni-tunisiaLe tensioni degli ultimi giorni di campagna elettorale sembrano aver lasciato spazio alla riflessione. Non è facile orientarsi tra le numerose liste che hanno raccolto i candidati di oltre cento partiti nati dopo la rivoluzione. I manifesti elettorali (volantini con le facce dei candidati e il simbolo) sono incasellati in appositi spazi dipinti sui muri, più che annunci elettorali sembrano mortuari, incorniciati come sono da strisce nere.

Maikel Nabil Sanad: "preferisco lasciarmi morire che essere giudicato dai militari"

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Mikhail Nabil SanadSanad è arrivato al suo 57esimo giorno di sciopero della fame. Il suo stato di salute è in condizioni più che critiche. Il blogger egiziano incarcerato per aver criticato la giunta militare egiziana ha dichiarato di preferire il "suicidio" al giudizio di coloro che si sono macchiati del sangue dei manifestanti di Piazza Tahrir.