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Kurdistan iracheno, dove le donne si danno fuoco per sfuggire alla violenza

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Nel Kurdistan iracheno sempre più donne si danno fuoco. Altre vengono uccise, perché gli uomini non temono la legge. La scarsa fiducia nella polizia rende sempre più rare le denunce. E Il sistema legislativo non tutela le vittime di maltrattamenti. Ma i motivi sono anche altri: si nasconde la verità per “difendere l'onore dei mariti” e le donne sono ridotte al silenzio, preferendo l'auto-immolazione e il suicidio.

di Angela Zurzolo

kurdistan femmes cloitrees inside 2
“Ero pronta a morire o a sopravvivere per metà ustionata dalle fiamme, pur di smettere di vedere mio marito picchiarmi di fronte ai miei figli”. Questo il racconto di una donna che vive nel Kurdistan iracheno, una delle tante che si auto-immolano perché non hanno una via d'uscita.

Recentemente è stato annunciato che nel 2011 i casi di violenza sulle donne sono stati ben 4 mila. Si parla di "tortura sistematica" per ben 720 di loro.

Sebbene gli attivisti sostengono che i numeri siano più elevati, le cifre ufficiali del governo fanno comunque rabbrividire: 75 irachene si sono suicidate, le altre sono state uccise.

Solo nella provincia di Sulaimaniya si contano almeno 1.673 casi. Ad Erbil sono stati 1.322 e a Duhok 771.

Houzan Mahmoud, rappresentante dell'organizzazione Women's freedom in Iraq, sostiene che le statistiche non possano trasmettere veramente la terribile realtà delle donne oppresse in Kurdistan.

“Nella nostra società c'è una vera e propria 'cultura della tolleranza' per quanto riguarda la violenza sulle donne. Gli uomini uccidono facilmente le donne perché le leggi che dovrebbero proteggere le vittime non funzionano”.

Ma non c'è solo la mancanza di fiducia nei confronti delle forze di polizia, c'è soprattutto la volontà di “proteggere l'onore dei loro uomini” a impedire alle donne di denunciare i maltrattamenti subiti.

Ciò accadrebbe - secondo la rappresentante dell'organizzazione - perché in Kurdistan “le leggi tribali sono più potenti di quelle civili”.

Il perchè della scelta di darsi proprio fuoco resta ancora tutto da analizzare, ma questi episodi, sempre più crescenti, denunciano l'aggravarsi del fenomeno nella regione e, soprattutto, rivelano l'assenza di un sistema che riesca efficacemente a presentarsi come alternativa alla morte.

Una donna sopravvissuta alle fiamme racconta: “Sarei morta se un vicino non fosse venuto in mio aiuto". Aveva scelto di darsi fuoco perché i suoi figli smettessero di sentire le sue urla nella notte, mentre il marito la picchiava.

La sua storia ha avuto un lieto fine. Trasferita in Inghilterra, ha ottenuto cure mediche e chirurgiche per curare le ustioni corporee.

Per molte altre però non è così. Morire resta il solo modo per fare ascoltare la propria voce e per mettere fine alla violenza.

20 gennaio 2012