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Israele: un nuovo muro per difendersi dai migranti africani

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ISRAELE EGITTO F 1122 - MuroQualche giorno fa, un quotidiano egiziano riportava la notizia dell’uccisione di due persone che stavano attraversando il confine tra Egitto e Israele. Il caso è tutt’altro che isolato. E tra i funzionari israeliani è diffuso il detto secondo cui la loro è l’unica economia del “Primo Mondo” che può essere raggiunta a piedi dal “Terzo Mondo”. 

di Giovanni Andriolo

Ma soprattutto Al-Masry Al-Youm sottolineava come il flusso di immigrazione clandestina dai paesi africani, soprattutto da Sudan ed Eritrea, contribuisca a mantenere alto il livello di frizione tra il Cairo e Gerusalemme. Oltre a configurarsi come un pericolo di emergenza umanitaria.

Secondo Al-Masry Al-Yaoum, le forze di sicurezza egiziane avrebbero trovato i cadaveri di un uomo e una donna al confine tra Egitto e Israele. Le autorità non sarebbero riuscite ad identificare i corpi, poiché le due persone non portavano alcun documento in grado di indicare la loro nazionalità o identità, sebbene l’aspetto indichi un’origine africana.

La donna è stata colpita all’addome e al braccio destro, mentre l’uomo è stato centrato alla testa. I due corpi sono stati portati all’ospedale locale e infine all’obitorio. Le autorità pubbliche, secondo Al-Masry Al-Youm, eseguiranno le dovute investigazioni per chiarire la dinamica dell’incidente.

Tuttavia, l’uccisione di queste due persone non è un caso isolato. Le autorità egiziane si trovano a dover bloccare frequentemente i migranti africani che tentano di entrare illegalmente in Israele, dove molti vengono impiegati come forza lavoro a basso costo.

Le fonti ufficiali israeliane sostengono che circa 34 mila africani sono entrati nel paese illegalmente attraverso il confine egiziano negli ultimi anni, ed è per questo che tra i funzionari israeliani è diffuso il detto secondo cui Israele è l’unica economia del “Primo Mondo” che può essere raggiunta a piedi dal “Terzo Mondo”. 

Sul totale dei migranti in Israele, quasi 20 mila provengono dall’Eritrea e altri otto mila dal Sudan. Secondo le statistiche delle autorità israeliane, il 2010 ha visto un’impennata degli ingressi illegali attraverso il confine egiziano, che sarebbero passati dai sei mila del 2009 ai quasi 15 mila attuali.

Le organizzazioni internazionali, così come diversi organismi di tutela dei diritti umani, hanno accusato più volte le forze di sicurezza egiziane di un uso eccessivo della forza contro i migranti africani. Dall’inizio del 2010, riporta ancora Al-Masry Al-Yaoum, le autorità egiziane avrebbero ucciso 24 migranti africani che tentavano di attraversare il confine, mentre soltanto nel 2009 le vittime sarebbero state 19.

La questione dei migranti africani crea alcuni dilemmi anche all’interno della società israeliana. Israele infatti nasce come ricettacolo dei rifugiati ebrei da tutto il mondo; tuttavia, il paese si sta trovando attualmente a dover gestire un crescente influsso da parte degli stranieri sulla vita politica e sociale del paese. Tanto che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito tale presenza “una minaccia per il carattere della nazione ebraica”.

Secondo il Washington Post, la questione dei migranti africani sta generando un grande dibattito all’interno della società israeliana: da un lato i rifugiati si concentrerebbero principalmente in alcuni quartieri di Tel Aviv, dove avrebbero cambiato drasticamente l’aspetto di alcune aree della città, scatenando l’ira dei residenti; d’altra parte, una nazione come Israele, creata da migranti come rifugio per gli ebrei di tutto il mondo dopo la catastrofe dell’Olocausto, si trova in contraddizione nel momento in cui cerchi di ostacolare un flusso di persone in fuga da situazioni di guerra e persecuzione nei rispettivi paesi. La questione, in fin dei conti, tocca i pilastri su cui lo Stato ebraico è nato.

Attualmente, Israele garantisce uno status speciale per i migranti provenienti da Eritrea, Sudan e ultimamente anche dalla Costa d’Avorio: i cittadini di questi paesi sono protetti dal rimpatrio a causa delle riconosciute minacce che subiscono nei rispettivi paesi.

Tuttavia, a questi migranti non è concesso il permesso di lavorare, così come l’accesso ai servizi sanitari e sociali pubblici. D’altra parte, le autorità non hanno ancora intrapreso azioni contro i datori di lavoro che assoldano in nero questi migranti per occupazioni umili a basso costo, come lavapiatti o manodopera per le imprese edili.

Le autorità religiose israeliane, invece, sembrano aver preso una posizione più decisa: alcuni rabbini nella parte meridionale di Tel Aviv, la più popolata di migranti dall’Africa, avrebbero emanato un editto religioso che vieterebbe agli israeliani di affittare loro appartamenti e di sposarsi con membri della loro comunità, sostenendo come l’arrivo dei migranti avrebbe portato nella città un aumento della criminalità.

Nel frattempo, nell’incertezza delle misure da intraprendere, le autorità israeliane hanno iniziato la costruzione di una barriera lungo il confine egiziano, in modo tale da prevenire ulteriori arrivi. Un altro muro che, chissà, potrebbe risultare utile anche nel caso in cui i rapporti con Il Cairo proseguissero nel processo di deterioramento a cui sono da qualche mese avviati.

24 ottobre 2011 tratto da osservatorioiraq.it

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