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Egitto: la sollevazione di novembre

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Abbiamo tradotto questo breve ma denso commento di Hossama el-Hamalawy legato all'esito delle elezioni in Egitto e alle prospettive del movimento rivoluzionario. Abbiamo conosciuto el-Hamalawy come uno dei più lucidi interpreti e protagonisti del movimento egiziano esploso con le giornate dello scorso gennaio. In questa occasione condividiamo con il compagno egiziano la lettura generale della temporalità del processo rivoluzionario in corso. Lo abbiamo già puntualmente registrato nel caso tunisino e lo stiamo ripetendo mentre commentiamo gli eventi egiziani: se tra dicembre, gennaio e febbraio dello scorso anno abbiamo assistito ad una fase intensiva caratterizzata da giornate di lotta insurrezionali capaci di frantumare primi pezzi di regime, di seguito possiamo parlare di processo rivoluzionario estensivo, caratterizzato in Tunisia come in Egitto, da dinamiche di diffusione e accumulazione di organizzazione e lotte nella produzione e riproduzione sociale dei due paesi nordafricani. Saper guardare al divenire rivoluzionario in Nord Africa vuol dire anche imparare a regolare il valore del tempo nei processi in corso, le accellerazioni e le frenate, e considerare le insurrezioni all'interno e non esempio quasi disincarnato dalla materialità dello scontro del processo rivoluzionario. Dalla caduta di Mubarak e Ben Ali i percorsi di lotta e organizzazione si sono potenziati accumulando forza e radicandosi nei territori, in Tunisia sono stati i minatori e gli abitanti della regione di Gafsa a salutare a modo loro l'esito delle elezioni per l'Assemblea Costituente, in Egitto il movimento rivoluzionario ha preceduto con una forza straordinaria l'apertura delle urne. Ora con le prime elezioni concluse el-Hamalawy ci indica di distogliere per un pò lo sguardo da Piazza Tahrir, per guardare altrove, là dove il processo di lotta e organizzazione estensivo rivoluzionario si gioca quotidianamente: le università, i posti di lavoro, i quartieri...

La rivoluzione egiziana non può essere circoscritta a 18 giorni o a qualche mese. Avrà una portata di anni a partire dal suo radicamento, forse 4 o 5, non lo so. Ci saranno ondate, flussi e riflussi, battaglie vincenti e altre meno.

Questa sollevazione di Novembre è solo un capitolo della Rivoluzione Egiziana, non l'epilogo.

Abbiamo intrapreso un lungo percorso.

Tutti possiamo ricordarci le modalità del febbraio scorso, quando avreste potuto essere linciati durante le proteste popolari nel caso aveste inneggiato contro l'esercito. Adesso c'è una profonda disillusione verso lo SCAF, e oggi la maggiorparte del popolo può vedere chiaramente che i generali dell'esercito di Mubarak sono coloro che effettivamente guidano la controrivoluzione.

Queste elezioni non significano niente. Questo 'Consiglio di Consulenza Civile' non vuol dire nulla. Il processo politico così come è attualmente in costruzione sotto la direzione dello SCAF sta seguendo il vecchio modello turco, secondo cui dovremmo beneficiare delle elezioni e interagire con i politici 'civili' nelle loro suites, mentre gli alti ufficiali seguiterebbero a spartirsi l'ecomonia, ad avvere l'immunità dai procedimenti giudiziari e responsabilità varie.

Non ci accontenteremo mai di qualcosa che non sia un gabinetto rivoluzionario capace di mandare i generali dello SCAF a Tora.

Mentre Tahrir si è placata e #OccupyCabinet prosegue, non dobbiamo sicuramente sconfortarci per l'interrompersi della sollevazione. Segnatevi le mie parole, c'é molto di più in divenire, e loro saranno costretti a essere sempre più 'militanti'.

Il comportamento dei diversi gruppi "shabab", che siano i circoli informali della gioventù ormai radicalizzata o i gruppi della sinistra rivoluzionaria, si ritrovano molto meglio organizzati e maturi rispetto a Gennaio/Febbraio piuttosto che nei sit-in di Luglio. Inoltre, dopo la vittoria elettorale, l'assenza dei Fratelli Musulmani durante la sollevazione ha ampliato ancora una volta la frattura tra le loro sezioni giovanili e la loro leadership opportunista.

La prossima sollevazione sarà ancor più forte e organizzata.

In milioni hanno preso parte al tatrino delle recenti elezioni. La partecipazione al voto è stata largamente influenzata dal desiderio generale di cacciare via lo SCAF. I generali hanno giocato un azzardo pericoloso nel montare le aspettative verso il parlamento nascente, aspettative già infrante quotidianamente dalla giunta nel limitare i poteri del parlamento o del gabinetto venturo.

C'è un processo di disillusione in corso, che alimenterà ulteriormente la collera del 'pubblico' durante le prime sessioni parlamentari. Mi aspetto al più presto fiotti di lavoratori e impiegati civili che occuperanno le strade intorno al parlamento con le loro rivendicazioni non appena questo aprirà i battenti. E porranno delle questioni che un parlamento inetto non sarà in grado di affrontare e con le quali si darà il 'là' al conflitto ad un livello più alto di prima.

Non dovremo sederci e contemplare l'avvento della disillusione, nella stessa maniera in cui non ci sedemmo a Febbraio di fronte all'emergere dei pro-SCAF. Allora mantenemmo le nostre radici ben salde, e a esigere lo SCAF non ci fu nessuno tranne i generali controrivoluzionari di Mubarak. Tale posizione allora fu antipopolare, ma le cose oggi vanno diversamente. E il popolo non dimentica facilmente nè le loro prese di posizione nè che cosa venne detto e quando.

Così come abbiamo dovuto mollare Tahrir e dedicare le nostre energie residue a #OccupyCabinet, non scordiamoci che i conflitti si sposteranno necessariamente nei posti di lavoro e dentro le università.