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La resa dei conti. Ad Atene brucia la democrazia

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Se come da previsioni intorno a mezzanotte sarà approvato, da parte del Parlamento, l'accordo-capestro con il quale la Grecia si sottometterà definitivamente alla dittatura dell'ortodossia neoliberista e delle grandi banche, nelle piazze e nelle strade è già rivolta. Dopo 3 giorni di sciopero generale durante la scorsa settimana, è il momento di una battaglia che si appresta decisiva per le sorti di un popolo già vessato da due anni di massacro sociale in salsa neoliberista. E non solo Atene, ma anche altre città come Patrasso e Tessalonica sono in lotta.


grecia
Lacrimogeni sono la risposta poliziesca ai lanci di molotov dei manifestanti. Tutta la piazza è compatta sulle pratiche da utilizzare. Gruppi di incappucciati vengono applauditi dalla folla che riempie piazza Syntagma e le vie ad essa adiacenti, mentre le stime parlano di fino a 200.000 persone che potrebbero radunarsi fuori dal Parlamento per reclamare che il piano della Troika venga respinto. Attualmente i numeri parlano di almeno 50.000 persone nelle strade del centro cittadino, presumibile a questo punto che gli scontri continuino ad oltranza, fino al voto di un Parlamento già circondato dalla folla inferocita.

Tutto il centro città è pieno di manifestanti (sono state chiuse anche le stazioni metro per impedire alla gente di raggiungere Syntagma), l'obiettivo è infatti impedire che il Parlamento possa approvare un piano che metterebbe definitivamente in ginocchio il paese, a costo di dover entrare all’interno e di dover resistere fino alla fine, fino al blocco delle misure di austerity.

Il sostegno accordato alla manovra è bipartisan: dai partiti Pasok e Nea Democratia al governo Papademos, ma nei giorni scorsi si sono dimessi i 4 ministri del Laos (partito di estrema destra) e uno dei socialisti, certo questo non dovrebbe comunque avere risultati importanti riguardo all'adozione del piano da parte dell'assemblea legislativa greca, sembra indicare più che altro una mossa da parte del Laos stesso per guadagnare consensi all'interno dell'elettorato di centro-destra greco.

Papademos ha dichiarato ieri sulla televisione nazionale che il piano è vitale per il rilancio della Grecia, ma la percezione nel paese è quella di ascoltare un disco rotto. Il popolo greco ha sentito queste parole fin troppe volte per poter ancora credere alla retorica dei sacrifici.

Le voci raccolte dalle persone in piazze, molto eterogenee, dall'insegnante di matematica al pensionato, dallo studente universitario alla sindacalista, parlano lo stesso linguaggio: si sottolinea la distanza vergognosa tra la rappresentanza politica e la cittadinanza, distanza mantenuta manu militari da quelle forze dell'ordine che in 6000 unità stanno presidiando il centro di Atene e che ormai sono viste dalla popolazione come coloro che difendono le manovre assassine dell'1% riunito in Parlamento.

Dopo 3 anni di durissime lotte, scioperi e scontri di piazza contro le politiche della finanza internazionale imposte violentemente al popolo greco sembra che la percezione diffusa sia che, a meno di un fortunato colpo di mano dei manifestanti, difficilmente la tenacissima battaglia in corso in piazza Syntagma possa ottenere un risultato positivo nel quadro delle rivendicazioni del movimento.

L'impressione è che si stia arrivando ad una prima resa dei conti nelle soggettività e delle parti coinvolte nello scontro. Da una parte la democrazia liberale, o meglio la prassi e la cultura della rappresentanza politica sembra essere in via di frantumazione incalzata dalla BCE e dall'FMI, mentre dall'altra la prospettiva di lotta tutta concentrata sulla forma della resistenza sembra mostrare l'esaurimento della sua energia politica a fronte degli attacchi degli interessi finanziari.

Quali processi organizzativi di parte possono essere all'altezza dell'attacco e delle generosa disponibilità del proletariato greco a battersi contro l'ingiustizia globale? Proprio oggi che in Grecia la parola democrazia è stata gettata dalle elites nel fango, come è prassi ormai secolare, la riappropriazione di forme organizzative di massa e antagoniste contro la crisi è urgenza difficilmente eludibile...

tratto da [infoaut.org]