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Grecia, terremoto politico. Sconfitte le istituzioni dell'austerity

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E' un vero e proprio terremoto politico quello che ha scosso ieri la Grecia, ponendo fine al sistema partitico per come si era strutturato dopo la cacciata della Giunta dei Colonnelli nel 1974.

Si registra l'astensione attiva di più di un terzo dell'elettorato - con mezzo milione circa di greci in meno alle urne rispetto al 2009. Una composizione già in buona parte riversatasi in piazza Syntagma nella giornata di collera del 12 Febbraio scorso contro la votazione del memorandum, il pacchetto di misure d'austerità richiesto dalla troika UE-BCE-FMI. E che tuttora anima le molteplici e variegate assemblee di base delle città elleniche, uscendo dal weekend come 'primo partito' del paese.

Dal canto loro, le formazioni pro-memorandum escono dal voto espresso letteralmente a pezzi. Infatti, pur mantenendo la maggioranza relativa, il partito di centro-destra Nuova Democrazia (ND) crolla al 18.9% dal 33,5% del 2009, mentre il PASOK di centro-sinistra di oltre trenta punti percentuali, dal 43,9% al 13,2%. Numeri che, nonostante un consistente premio di maggioranza, lasciano l'accoppiata (già nella formazione inedita, per un governo politico, di 'grosse koalition') ND-PASOK clamorosamente al palo dei 149 parlamentari su 300. Cioé ben lontani dai 255 sostenitori della nomina del tecnico Papademos nel novembre 2011, o anche dei 199 firmatari del memorandum del febbraio 2012 - e sotto la soglia della maggioranza assoluta. Da qui il disperato appello del famigerato ex-ministro delle finanze del PASOK Venizelos alle forze politiche per un'governo di unità nazionale', finora caduto nel vuoto.

Più che l'elezione di un parlamento, quello di ieri è stato un referendum contro le istituzioni greche ed europee del debito e della crisi, cavalcato dalla coalizione della sinistra radicale Syriza: europeista, ma contraria alle misure d'austerità. Che conquista le prefetture più popolose ed urbanizzate del paese, come l'Attica, e le metropoli, come Atene e Tessalonica, e che tuttavia si trova ad agire - come da previsioni - in un parlamento debole, frammentato e polarizzato. Oltre ad un'elevata dispersione delle preferenze espresse (con circa il 20% di esse che restano senza rappresentanza a causa dello sbarramento elettorale), all'attuale - dei sette partiti eletti - i cinque anti-memorandum sono talmente divisi sulle linee di faglia destra/sinistra ed europeismo/antieuropeismo da non poter realisticamente attuare convergenze a lungo termine. Né da parte degli stalinisti ortodossi del KKE, né dalle frange poco inclini alla messa in discussione del debito, come Sinistra Democratica.

Mentre sul fronte della destra estrema, è da registrare l'impetuosa ascesa al 7% dei neonazisti di Alba d'Oro (Chrysi Aygi); i quali, incorporando parte dei delusi del LAOS - altro partito di estrema destra ma a fino a febbraio sostenitore del governo Papademos - entrano in parlamento con una piattaforma violentemente anti-immigrazione. Fomentati dalle politiche xenofobe del ministro per la protezione del cittadino (interno) Chrisochoidis, promotore della costruzione di nuovi CIE e di svariati pogrom contro rifugiati e migranti nei sobborghi ateniesi. Rigurgiti che hanno suscitato profonda indignazione in un paese ancora memore della dittatura dei Colonnelli e persino dell'occupazione nazista; e che sono stati constrastati nei territori dai movimenti antifascisti. In particolare a Creta la popolazione locale ha cacciato dalle città i militanti di Alba d'Oro, compromettendone la campagna elettorale.

Una polarizzazione e delle tensioni che si prospettano acuirsi molto presto. Mentre oggi la borsa di Atene crolla di oltre il 7%, se uno dei primi tre partiti non riuscirà a formare un governo entro nove giorni si apre la concreta possibilità di un ritorno alle urne il prossimo mese. Termine per cui l'esecutivo dovrebbe varare ulteriori tagli alla spesa pubblica per il 2013-14, per accedere ad un finanziamento di 11 miliardi di euro da parte della UE e del FMI; e che lo stato di ingovernabilità del paese minaccia di far deragliare definitivamente.

tratto da [infoaut.org]