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Tagli alla sanita’ spagnola: il governo di Rajoy scarica i costi della crisi su migranti e disoccupati

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E’ entrata in vigore ieri, sabato 1 settembre 2012,  la nuova riforma sanitaria varata dal governo spagnolo e che di fatto si preannuncia  in tutto e per tutto come un attacco al diritto alla salute dei/delle migranti e dei disoccupati/e.

Lo scorso aprile l’esecutivo del premier Mariano Rajoy ha varato il decreto che prevede un taglio di ben 10 miliardi alla spesa destinata a sanità e istruzione. E sono soprattutto i tagli a quest’ultima che stanno facendo discutere e scendere in piazza da alcuni mesi migliaia di spagnoli e associazioni di migranti. “Tagli per far fronte alla crisi” spiega il governo, anche a causa del “debito” contratto a seguito del piano di salvataggio delle banche spagnole approvato nei mesi scorsi dalla Germania. E così, come accade sempre più spesso in tutta Europa e non solo, sono i soprattutto le classi più deboli a pagare i costi della crisi, nello specifico saranno soprattutto migranti e disoccupati i più colpiti da questa riforma.

Il 20 aprile è stato approvato il Real Decreto – legge 16/2012 “delle misure urgenti per garantire la sostenibilità del Sistema Nacional de Salud e migliorare la qualità e la sicurezza delle sue prestazioni.”

Ma chi colpisce esattamente questa legge? Ce lo spiega Diagonal Web, sito da quale abbiamo tradotto un estratto di questo articolo http://www.diagonalperiodico.net/Sin-derecho-a-la-asistencia.html.

-Tutte quelle persone disoccupate che hanno smesso di ricevere l’indennità di disoccupazione e il cui reddito superi i  532,51 euro e non risultino iscritti all’ufficio di collocamento a loro corrispondente.

-Tutte quelle persone che non hanno mai versato contributi alla Seguridad Social. Tutti quegli stranieri che non sono registrati né autorizzati come residenti in Spagna, ad eccezione dei minori di 18 anni che riceveranno le stesse prestazioni e alle stesse condizioni dei minorenni spagnoli.

-Gli stranieri in questa situazione avranno tempo fino al 31 agosto del 2012 per dimostrare di possedere i requisiti per essere assicurati.

Con il crescente numero di persone senza impiego che smettono di versare contributi dopo aver ricevuto il sussidio di disoccupazione, sono sempre di più coloro che vengono toccati da questa notizia.

Ciò significa che rimane solamente il diritto di ricevere cura in caso di emergenza, dovuto a malattia grave o incidente fino a quando lo ritiene necessario il medico, includendo la gravidanza, il parto e il post-parto. Non viene assegnato alcun medico di base o specialista e la persona interessata deve pagare l’intero costo dei prodotti medicinali e prescrizioni mediche.

Se calcoliamo che in Spagna  il numero dei disoccupati in questo momento raggiunge il 24,30% della forza lavoro e la cifra di immigrati senza di permesso di soggiorno né documenti per versare contributi  è compresa tra 300.000 e 500.000, ci rendiamo conto dell’enorme ricaduta che questa legge avrà sugli strati più poveri della popolazione, annullando di fatto il diritto inalienabile alla salute di ogni persona.  Di fatto da ieri  910.342 stranieri in “situazione irregolare” o che non contribuiscono alla Seguridad Social hanno perso la tessera sanitaria.

E’ chiaro l’intento del governo di mettere l’accento sul “problema degli immigrati illegali” per sviare l’attenzione dal problema più ampio dei tagli e della gestione della crisi, con una strategia che mira  a trovare sponda nell’idea socialmente molto diffusa per cui  in Spagna la popolazione migrante è quella che  fa uso – e abuso – dei benefici pubblici come salute, educazione, coperture sociali, … e per cui “prima bisogna pensare agli spagnoli”.

E mentre un migliaio di medici di base ha già sottoscritto un appello all’obiezione di coscienza per non sospendere le cure nonostante il divieto, ieri a Madrid c’è stata un’ennesima forte protesta  alla quale hanno partecipato centinaia di persone. In piazza si sono ascoltati ripetutamente slogan come “ Non sono tagli, è xenofobia” e “Nessun essere umano è illegale”, in una giornata che voleva richiamare l’attenzione sulla situazione a cui andranno in contro i migranti senza permesso di soggiorno, che di fatto rimarranno senza assistenza sanitaria, se non per le urgenze, con il doppio rischio di mancanza di prevenzione e di cura per molte malattie e problemi di salute.

Da segnalare la presa di posizione di alcune comunità autonome. Paesi Baschi, Asturie e Andalusia hanno annunciato che non metteranno in atto il decreto reale e che faranno fronte ai costi delle visite mediche anche nel caso che il beneficiario non possieda la tessera per l’assistenza sanitaria. La Galizia ha invece annunciato che darà sei mesi di tempo agli immigrati senza documenti, dalla prima visita in un centro di salute a partire da oggi, per dimostrare la mancanza di risorse e il tempo necessario per registrarsi. In questo modo potranno godere dell’assistenza gratuita.

Ulteriori proteste sono state annunciate per le prossime settimane.

tratto da infoaut.org