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Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina/21

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1 – Olimpiadi 1/ “Non vogliamo che la politica entri nei Giochi”, ha dichiarato il manager del team israeliano in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012. Sarà per questo che imperversa la polemica su quella spinosa situazione di Gerusalemme, che il sito ufficiale olimpico non ha voluto indicare come “capitale di Israele”.

Forse perché non la riconoscono come tale neanche la Comunità Internazionale, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la Corte Internazionale di Giustizia. Ma questa voce a Tel Aviv non è girata: nessuno gli ha spiegato che dichiarare unilateralmente capitale una città occupata non significa automaticamente farcela diventare.

2 - Olimpiadi 2/Una bandiera, cinque atleti e la scritta in sovraimpressione sugli schermi: “Palestina”. Non sono i telespettatori a essere impazziti ma lei che, per una volta, è stata riconosciuta. Una sua delegazione ufficiale ha preso parte alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Londra, sfilando nello stadio olimpico come tutte le altre nazioni. Niente paura però: appena si spegne la torcia torna tutto come prima.

3 – Mitt Romney, candidato repubblicano alla presidenza Usa in visita in Israele (ma non nei Territori palestinesi occupati) fa sapere che “il successo di Israele è dovuto alla mano della provvidenza”.

Confrontando il reddito pro-capite israeliano e quello palestinese poi, una potente rivelazione mormonica lo illumina: il primo è molto superiore al secondo. Qualche ingenuo poteva pensare che l’economia palestinese avesse un tantino di difficoltà a decollare a causa di 64 anni di occupazione israeliana. Romney, per fortuna, ha chiarito la questione: è solo sfiga. 

4 - Ma per caso ha detto “provvidenza”? No perché forse voleva dire “70 milioni di dollari in aiuti militari addizionali a Israele”.

5 – Tempo di riflessioni anche per Barack Obama, presidente Usa in campagna elettorale che ammette: “Ho fallito: non ho portato avanti il processo di pace israelo-palestinese come avrei voluto”.

Forse, il presidente americano avrebbe voluto condannare le violazioni israeliane. Forse avrebbe voluto fare qualcosa in più che ‘congelare’ simbolicamente la costruzione illegale delle colonie in Cisgiordania per una manciata di giorni; forse avrebbe voluto lasciare che l’Onu riconoscesse lo Stato di Palestina o, forse, avrebbe voluto smettere di sostenere Israele diplomaticamente, finanziariamente e militarmente. Ma forse le Invisibili Forze del Male glielo hanno impedito. Sarà per il prossimo mandato. Forse.

6 - La partnership tra Ue e Israele “è solida e vibrante”. Ne avevamo il sospetto, ma ha voluto rassicurarci il presidente di turno Ue Markouillis in occasione della riunione del Consiglio d’associazione Ue-Israele.

“Abbiamo messo a punto oltre 60 azioni concrete in quindici settori”, prosegue, illustrando una decisione perfettamente in linea con quella presa dalla Ue nel 2009: quando si stabilì di congelare lo sviluppo delle relazioni con Tel Aviv fin quando non fosse stata rispettata la legalità internazionale. Forse ci siamo persi un passaggio.

7 – “Volevano entrare a Gerusalemme senza permesso” : una validissima ragione per sparare contro tre cittadini palestinesi, ammazzarne uno e lasciarne feriti due. Storie di ordinaria occupazione (immaginaria, s’intende) al check point di Zayem.

“Inshallah Palestina! Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina” va in pausa per l’estate. Tra le possibili destinazioni vacanziere una botta di vita sulle spiagge dorate di Jaffa, un salto nella movida “gay-friendly” di Tel Aviv, una crociera verso Gaza schivando la marina militare israeliana, o una sciata sulle alture del Golan tra le mine anti-uomo (tutte tappe rigorosamente consigliate da questo blog).

Volevamo andare in Palestina, ma recenti visite presso agenzie turistiche, con relative brochure, ci hanno rivelato che non esiste perché è tutto territorio israeliano.

Arrivederci a settembre, e buone vacanze.

tratto da osservatorioiraq.it