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Ennesima rappresaglia contro i Notav. Arresti e misure cautelari

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la valle non si arrestaAlle prime ore dell'alba, è scattata l'ennesima operazione da parte della Procura di Torino nei confronti di attivisti notav, il prodotto di un grottesco teatrino che tende a ripetersi. 17 persone, molte delle quali del comitato di lotta popolare di Bussoleno, sono state prelevate stamattina dalle loro abitazioni per essere condotte in questura, dove si trovano tutt'ora. 8 i domiciliari, 4 i provvedimenti di obbligo di non dimora a Torino e 5 obblighi di firma. Tra i capi d'imputazione violenza, minacce, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, accensione ed esplosione pericolose. L'operazione scattata quest'oggi si riferisce all'occupazione degli uffici della GeoValsusa a Torino avvenuta il 24 agosto 2012. Nei mesi precedenti il movimento notav infatti aveva reso pubblico un dossier all'interno del quale si indagavano le ditte e i personaggi che sono implicati nella costruzione della linea ad alta velocità, tra cui alcuni soci della Geovalsusa, complice della devastazione e della militarizzazione del territorio della Val Susa. La campagna contro le ditte complici guidate da interessi affaristici e con brama di riempirsi le tasche con denaro pubblico, aveva portato a numerose azioni tra cui quella dell'occupazione dei locali della Geovalsusa srl di Torino, evidentemente mal digerita da parte della questura, particolarmente infastidita quel giorno di agosto e completamente colta impreparata di fronte all'azione dei notav. Un'altra operazione, quella di oggi, che ne svela ancora una volta il tentativo ridicolo di indebolire il movimento. Non è probabilmente un caso che la questura muova le sue pedine a pochi giorni di distanza dalla manifestazione di Lione del 3 dicembre. Come sempre, rappresaglie di questo tipo non daranno l'effetto sperato da procura e questurini che vorrebbero più notav in carcere, più deboli e più vulnerabili. Ancora una volta, Sarà Dura, ma per loro.

Aggiornamento: alcuni carabinieri sono entrati da pochi minuti nel presidio di Chiomonte per porre i sigilli di sequestro. Intanto alle 11.30 si terrà a Palazzo Nuovo una conferenza stampa per gli arresti e le misure cautelari di questa mattina.


tratto da infoaut.org

 

Cittadinanza insorgente

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540075 492081717480711 994606637 nCosa ci consegna la straordinaria giornata europea di sciopero generale del 14 novembre? Almeno tre issue egualmente fondamentali, ma ha senso porsi questa domanda dopo che abbiamo condiviso il carattere di eccezzionalità della giornata che abbiamo costruito.

Domani non cadranno i governi italiano, spagnolo e greco ma di certo abbiamo fatto un cruciale passo comune in avanti nella lotta.

Manifestazioni e iniziative in 87 capoluoghi italiani, tutte le regioni spagnole attraversate dalla sciopero (lì il sindacato tradizionale esprime canoni di lotta ben diversi come dimostrano le iniziative a Valencia, Barcelona, Madrid), la partecipazione in Portogallo, le manifestazioni in Grecia -lì peraltro vige il regime di uno sciopero permanente e diffuso da mesi).

E, affare politicamente importante, migliaia di tedeschi dei movimenti sociali hanno sfilato a Berlino e fatto iniziativa a Francoforte.

Vi è stato, ed abbiamo operato, un uso sociale e diffuso dello sciopero convocato dalla Confederazione Europea dei Sindacati, riprendendocelo (“toma la huelga”), estendendolo, radicalizzandolo.

Indigna a questo proposito il senso di panico della CGIL, che esprime in un comunicato formale la propria solidarietà ai plotoni di criminali in divisa che hanno picchiato, caricato, arrestato giovani attivisti -nemmeno i media mainstream hanno potuto occultare e/o decontestualizzare le immagini delle violenze su ragazzi picchiati dopo il fermo o in contesti in cui l'esercizio della forza è tracimato nella brutalità criminale, appunto.

Noi, tutti, chiediamo l'immediato rilasciato senza condizioni di tutti i fermati, operemo la massima solidarietà nei loro confronti, reclamiamo la fine dell'impunità dei cosiddetti operatori di pubblica sicurezza e l'apertura di un processo di dimissionamento per il ministro Cancellieri.

Veniamo all'accumulo di esperienza che ci portiamo a casa dopo lo sciopero europeo 14N e di cui, a mio parere, dobbiamo avere grande cura come bene comune di movimento transnazionale senza depotenziarlo con filtri ideologici.

La prima nota è la capacità dei movimenti sociali di coordinarsi su livello europeo, senza inattuali scimmiottamenti dei “coordinamenti” o peggio “delle internazionali”.

La seconda: stiamo costruendo un linguaggio comune di lotta e di esercizio embrionale di potere costituente come forma di nuova cittadinanza europea i cui attributi sono l'essere insorgente, molteplice, non rappresentabile e liquida.

La terza. Emerge una soggettività giovanile che può essere il carburante delle lotte europee.

Mi riferisco alle generazioni “sin futuro” che sono escluse dagli istitutivi di welfare, che subiscono la migrazione progressiva -ma quasi compiuta-  dei “diritti” in “servizi monetarizzati ed offerti sul mercato come debiti”, che sono spesso scolarizzate, native digitali ed sono soggiogate dallo iato tra aspettative e concretezza materiale del futuro.

La grande partecipazioni degli studenti medi è un dato comune a tutte le piazza italiane; altrove vi sono state composizioni differenti.

Non sono -siamo- per forza solo studenti. Vi è una complessa stratificazione di classe che non è linearizzabile nell'egemonia della forza lavoro in formazione, ma che va osservata, inchiestata, capita a partire della sua capacità di essere parte di un tutto chiamato moltitudine europea.

Se assumiamo questo punto di vista capiamo perchè oggi lo sciopero è stato europeo, migrante, operaio, precario, donna e studente.

Andiamo avanti compagn*, alle nostre spalle lasciamo solo la povertà- presente e promessa- dell'austerity. Il 14N è stato il debutto che va continuato ed esteso nella partecipazione e nella costruzione di elementi di programma politico da condividere nei territori, nelle coalizioni soggettive in essere o a venire, nelle date convergenti europee come il 23 marzo.

#14N La Cgil condanna. La Polizia? No, i manifestanti

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camusso landiniIn un comunicato tutto politichese e bizantinismi, il sindacato che oggi è riuscito a fare addirittura 4 ore di sciopero condanna la "violenza". Quella dei manifestanti, ovvio...
Teste spaccate e ragazzini massacrati di botte in tutta Italia, decine di fermati e identificati a Roma. I sindacati di base condannano la violenza gratuita dei celerini contro ragazzini alle prime manifestazioni, col volto scoperto e a mani nude, bastonati quando erano già stati sbattuti a terra da violentissime cariche.

Ma la Cgil no, non condanna le cariche, le manganellate, gli arresti arbitrari. Condanna "la violenza". Di chi non è dato sapere, non è specificato. Un comunicato scritto attentamente per non dire chiaramente qual è e chi ha esercitato la violenza che il sindacato di Camusso e Landini condanna. Qualche studente poco esperto di politichese e bizantinismi potrebbe, leggendolo, che il maggiore sindacato del paese - che oggi ha proclamaito un eroico sciopero di 4 ore - 4 ore! - se la stia prendendo con la Polizia e chi la gestisce politicamente. Ma a leggere bene, soprattutto nelle ultime righe, i più esperti capiranno che è con la "violenza" dei manifestanti che ce l'ha la Cgil.

Leggere per credere:
La Cgil condanna, "con estrema fermezza e massima intransigenza", tutti gli episodi di violenza che si sono registrati oggi in alcune città italiane, ed esprime piena solidarietà a tutti coloro che hanno subito aggressioni ed attacchi. "Alimentare un clima sempre più avvelenato, di scontri e contrapposizioni, di fronte ai problemi reali che vivono i giovani e i lavoratori per la mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro, arreca danno all'intero movimento sindacale, da sempre baluardo di democrazia e di difesa dei lavoratori. E' necessario che tutte le forze sindacali e democratiche condannino questi episodi di violenza per non prestare il fianco ad un clima di odio e intolleranza".

Il profondo disagio sociale che attraversa larga parte della popolazione "non può e non deve in nessun modo trovare sbocchi negli atti di violenza che si sono purtroppo registrati oggi. Questi atti inaccettabili hanno il solo obiettivo di tentare di oscurare le legittime rivendicazioni - prosegue la Cgil – che decine di migliaia di lavoratori hanno sostenuto oggi in piazza, partecipando allo sciopero e alle manifestazioni indette dalla Cgil, che si sono svolte tutte in modo pacifico e senza incidenti, nell'ambito della Giornata di mobilitazione proclamata dalla Confederazione Europea dei Sindacati, 'per il lavoro e la solidarietà' e per protestare contro le politiche di solo rigore che stanno alimentando pericolosi processi di recessione in tutta Europa".

L’Europa dei movimenti chiama, l’Europa delle banche risponde “lacrime e sangue”: Difendiamo il diritto al dissenso!

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IMG 5600-300x20014 novembre: le piazze del sud dell’europa hanno parlato. Forte e chiaro. Oggi migliaia di persone hanno occupato strade, bloccato città, assediato palazzi istituzionali. Dalla Spagna alla Grecia, dal Portogallo all’Italia.

Siamo stanchi dell’austerity, delle ricette della Bce e della troika; siamo imbestialiti nei confronti dei “governi tecnici”. Non ci faremo prendere ancora in giro con la storia della flessibilità: la precarietà la rispediamo dritta dritta al mittente, ai capitali finanziari europei.

Hanno parlato forte e chiaro anche le questure italiane. Dopo le criminali sparatorie a base di lacrimogeni lunedi a Napoli, oggi abbiamo vissuto le cariche, i pestaggi, le aggressioni, i fermi e gli arresti che hanno colpito i fratelli e le sorelle  in tutte le città italiane.

Roma, la piazza più grande della giornata, è quella che ha scontato il prezzo più caro: senza alcuna riluttanza la questura ha ingabbiato il corteo degli studenti, caricandolo da più fronti, spezzandolo in quattro-cinque parti, colpendo con la fredda violenza di stato decine e decine di ragazzi e ragazze.

Il bilancio dei feriti, dei fermi e degli arresti è altissimo in tutta Italia. La risposta delle questure è profondamente politica: “non si contestano le politiche d’austerity dei governi tecnici”.

Alle lacrime oggi è stata aggiunta la prima grossa dose di sangue.

Questo è il momento in cui non ci si può fermare a guardare. La repressione del dissenso e la chiusura degli spazi di libertà sono l’ultimo costo di questa crisi che vogliono farci pagare.

Per questo domani mattina a Napoli saremo di nuovo in piazza del Gesu alle ore 10.

Invitiamo tutti ad esserci: per il sorriso di Lorenzo, per i fratelli e le sorelle romane pestati e arrestati questa mattina, per la violenza repressiva che ha colpito oggi tutte le piazze italiane e soprattutto per noi stessi.

Libertà immediata per tutti i fermati e gli arrestati ed un sincero “jatevenne” agli autori di questo scempio e a tutti coloro che, nel silenzio e nel consenso, ne sono profondamente complici!

Una prima ricostruzione della giornata: clicca qui

Continuano in tutta Europa i festeggiamenti della polizia per il Nobel per la pace all’Unione Europea. (Spinoza.it)

#14N, lo sciopero è europeo, il governo cileno

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di Checchino Antonini

Mentre le immagini mostrano quattro agenti accanirsi su un ragazzo già ferito e sdraiato a terra, i tg di Mediaset ripetono il mantra degli infiltrati cattivi mescolati agli studenti buoni. Dov'è la guerriglia che rimbalza di titolo in titolo? I registi di Mediaset mescolano fotogrammi romani e fotogrammi d'archivio e di altre città per sostenere la tesi della guerriglia urbana nella Capitale. Il Tg3 va a ruota e riseppellisce Sandro Curzi a ridosso del quarto anniversario della sua scomparsa. L'Unità sembra tornata agli anni '70 quando era ossessionata dall'inseguimento alla dc (ora l'ha raggiunta, il Pd è un cocktail tra quel Pci e la solita dc): il titolo è "I violenti contro lo sciopero". Bersani e la Camusso, infatti, solidarizzano con le forze dell'ordine i cui sindacati si complimentano allo specchio per la professionalità mostrata. Anche la polizia, scorazzando su Ponte Garibaldi sembra unta dal fantasma di Kossiga.

Il bilancio ufficiale parla di 140 studenti identificati a cui sono state trafugate macchine fotografiche, cineprese e telefonini, almeno 8 arresti, forse quasi il doppio e altrettanti fermi, 16 agenti feriti e un numero imprecisato di manifestanti feriti anche loro mentre provavano a mettersi in salvo dalla caccia all'uomo che s'è scatenata «per impedire che venissero raggiunti i palazzi del potere», almeno su questo i tg non hanno mentito. E il bilancio è ancora più grave se si contano fermati e feriti nelle altre 87 piazze di questo 14Nit, la sigla con cui lo sciopero europeo è circolata su twitter. Domani non si terranno i processi per direttissima per la convalida dei fermi. L'accusa da teorema: devastazione e saccheggio. Alla Sapienza, dove gli studenti si sono visti in serata, è evidente nelle riflessioni, la sproporzione dell'accusa e del reato contestato, sembra il tentativo maldestro di coprire l'immenso numero di testimonianze e immagini che provano la brutalità della violenza poliziesca dispiegata sul lungotevere. Riflessioni che non trovano posto in onda. Alcuni degli arrestati, per le botte ricevute sarebbero anche stati portati in ospedale, ma non si hanno notizie certe. Stamattina, giovedì 15, l'appuntamento è alle dieci alla Sapienza per fare il punto della situazione e decidere eventuali momenti di risposta. E, alle 15, un presidio sotto Regina Coeli.

Alemanno torna a sgolarsi per chiedere di inibire i cortei, lui la chiama regolamentazione. Il nome che non viene mai pronunciato è quello del premier Monti. La grammatica della guerriglia tv ha cura di non associare quel nome a quelle immagini. Eppure da un mese si moltiplicano i segnali: tre cariche in quattro settimane per il nuovo questore milanese. Poi la sequenza di questi giorni: mazzate a Napoli contro gli studenti che contestavano la Fornero, ronde da esercito occupante in Val Susa, cariche sui lavoratori sardi e poi le manganellate sugli studenti, la caccia all'uomo.

Schizofrenici i tg delle reti all-news proiettano in diretta, a tarda sera, le cariche di Madrid e Lisbona, l'estetica del riot cattura l'audience e influenza perfino la moda mainstream, ma in studio nessuno si sofferma sull'eurostrike, lo sciopero generale europeo di cui la giornata è un primo, riuscito, esempio ed è il prodotto, fuori dall'Italia, degli spazi di mobilitazione permamente come quelli degli indignados. Ma appunto per questo che non se ne parli, così come non si parli di chi trasgredisce agli ordini di scuderia della Cgil e raggiunge gli studenti, e nemmeno si parli di una misura elementare, semplice, di buon senso: quella del codice alfanumerico sulle giubbe dei robocop in divisa col vizietto di accanirsi su persone perlopiù inermi, in branco contro uno. Una misura che solo un commentatore s'è permesso di rilanciare, Giacomo Russo Spena di Micromega ma che i movimenti e le vittime di malapolizia formulano da tempo assieme a madri-coraggio come Haidi Giuliani, Stefania Zuccari, Rosa Piro o Patrizia Aldrovandi i cui figli non hanno spazio in alcun pantheon perbene.

Lo sciopero, finalmente, è diventato europeo. Il governo (del Pd) è restato cileno.