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Solidarietà con la Val di Susa Presidio ore 18 Prefettura

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no tavSabato 25, il popolo No Tav è tornato a manifestare la propria ferma opposizione al folle progetto dell'alta velocità. Decine di migliaia di persone, locali e provenienti da tutt'Italia, hanno 'invaso' pacificamente la valle con un interminabile corteo gioioso, colorato, nonviolento. In mancanza di altri argomenti, lo Stato ha pensato bene di rispondere con una dimostrazione di violenza premeditata e feroce.

Nella serata dello stesso giorno, decine di poliziotti hanno attaccato brutalmente, senza ragione né provocazione, i manifestanti di ritorno a torino, arrivando fino al punto di spare lacrimogeni cs, armi da guerra vietate dalle convenzioni internazionali, all'interno dei vagoni ferroviari. Questa mattina, esercito e polizia hanno dato il via all'occupazione militare dei terreni circostanti il cosiddetto 'cantiere' del Tav, territori detenuti legittimamente dagli attivisti del movimento No Tav. Durante l'operazione, uno dei volti più noti del movimento, Luca, nel tentativo di sfuggire alla brutalità di chi lo inseguiva, è caduto da un traliccio dell'alta tensione, dopo averne toccato i fili, ed è ricoverato in gravissime condizioni. Del resto, il capo della polizia lo aveva annunciato: in Valsusa si cerca il morto. Aveva solo sbagliato ad indicare chi, vuole il morto.

La Valle ha risposto in maniera straordinaria. Fin dalla prima mattinata, centinaia di abitanti sono scesi in strada ed hanno cominciato a bloccare le statali, l'autostrada, la ferrovia. Il movimento non si arresta, tantomeno si uccide. Anche se l'afflusso in zona di mezzi di esercito e polizia si intensifica ora dopo ora, e pare evidente la volontà delle istituzioni di arrivare ad uno scontro frontale che non potrà non avere conseguenze drammatiche.

La lotta del popolo della Valle di Susa non è una vertenza locale, ma una battaglia che appartiene a tutti gli italiani. E' l'opposizione alla mafia delle 'grandi opere', utili solo a pochi speculatori, letali per le popolazioni che le subiscono, economicamente insostenibili. E' la difesa del bene comune, dell'ambiente, della salute. E' il rifiuto della criminalizzazione dei movimenti che si organizzano dal basso in difesa ferma e determinata dei propri diritti inalienabili. E' la stessa battaglia di noi Beneventani contro la centrale a turbogas, è la stessa battaglia di tutta la Campania contro il saccheggio e la devastazione del territorio, contro la gestione criminale e mafiosa dello smaltimento dei rifiuti.

Ora come non mai, ci sentiamo tutti Valsusini ed esprimiamo la nostra piena ed incondizionata solidarietà a chi sta fronteggiando con la sola forza delle proprie idee un colossale apparato militare. Chiediamo che il governo ponga immediatamente fine alle operazioni di occupazione della Clarea, ritiri le forze armate e si decida finalmente ad avviare un dialogo serio e costruttivo con gli abitanti della Valle. Fermiamo questa follia, finché siamo ancora in tempo.

APPELLO PER UNA NUOVA MARCIA NO TAV IN VALLE DI SUSA DAL MOVIMENTO NOTAV

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banner notav 25APPELLO PER UNA NUOVA MARCIA NO TAV IN VALLE DI SUSA

DA BUSSOLENO A SUSASABATO 25 FEBBRAIO 2012

RITROVO DALLE ORE 13 IN PIAZZA DELLA STAZIONE A BUSSOLENO

Il popolo NO TAV scenderà ancora una volta in strada per ribadire il proprio rifiuto al progetto inutile e devastante della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Comunità Montana e l’assemblea dei sindaci della val Susa e val Sangone per ribadire l’unità del territorio nel respingere quest’opera.

Sarà un’ occasione per rilanciare la mobilitazione e sancire la legittimità della resistenza in corso da mesi contro il cantiere di Chiomonte, area militarizzata.

Esprimeremo anche in questa giornata la nostra vicinanza e solidarietà nei confronti delle persone arrestate e inquisite per aver lottato al nostro fianco e invitiamo tutte le loro famiglie a partecipare con noi a quella che sarà una grande giornata di testimonianza e gratitudine.

Saranno bene accetti anche questa volta tutti coloro che giungeranno in valle per supportare le istanze del movimento NO TAV che sempre più sta diventando simbolo di riscossa per chi lotta contro i poteri forti e riferimento per le idee di un altro mondo possibile.

Vi aspettiamo numerosi e determinati.

IL MOVIMENTO NOTAV

Sull’operazione contro il movimento No Tav

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sandi San Precario | 30 gennaio 2012

Giovedì 26 gennaio, a poche ore dal blitz contro il movimento NoTav che ha portato in carcere 26 persone in diverse città italiane, il Procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli dichiara: “Di che cosa vi lamentate? Non è un’operazione contro la Valle perché solo tre persone sono valsusine, le altre vengono da altre città”. Un ingenuo potrebbe chiedere: “ma i numerosissimi militari che da mesi soggiornano in Val Susa, sono per caso dei valsusini pronti a difendere armi in pugno la Tav? Non verranno mica da altre città d’Italia?” Beata Ingenuità.

Il movimento NoTav vive da più di un decennio questa duplice e contraddittoria accusa: da un lato quella di essere un movimento “Nimby” (acronimo di “not in my back yard”) che mira solo a difendere il proprio orticello, dall’altro quando la solidarietà e le rivendicazioni sono portate da altre persone di diversa provenienza geografica, si imputa a questi soggetti la loro estraneità alla Valle confondendo (volontariamente) una connotazione geografica con una critica politica e sociale che trascende la specificità geografica per colpire l’idea che sorregge il progetto Alta Velocità. Questa idea critica ha permesso di travalicare i confini della valle e di collegarsi in questi anni con i diversi movimenti a difesa dei beni comuni (dall’acqua alla casa, dai movimenti aquilani a quelli contro gli inceneritori solo per citarne alcuni).

L’operazione poliziesca “Sì Tav” è anzitutto un potente messaggio politico, un messaggio mediatico. È rivolto, oltre che al movimento, all’intero paese. Si vuole dare una rappresentazione della lotta che ottenga l’obiettivo che la schiera di giornalisti mainstream non è finora riuscita ad ottenere: rendere i No Tav distanti e invisi alla massa dei telespettatori/elettori/consumatori.

Questa manovra mira a creare una rappresentazione secondo cui, dietro a una “etichetta”, No Tav, esiste una rete nazionale di oppositori ideologici, estremisti, slegati dalla Valle e perfetti nel ruolo di “nemico pubblico” dello Stato, alle prese con una crisi economica e sociale che mostra, giorno dopo giorno, la sua profondità. La crisi della rappresentanza è stata ben esemplificata proprio giovedì sera dall’operaio sardo che, nella trasmissione di Santoro, manda a quel paese l’ex-ministro Castelli accusato, insieme all’intera classe politica, di aver mandato in rovina l’Italia rompendo il patto generazionale tra padri e figli.

I mezzi d’informazione sono stati ben attenti a qualificare gli arrestati non come semplici appartenenti al movimento No Tav, ma come “antagonisti No Tav”: non quindi una parte del movimento, ma una sua frangia estrema e marginale. Un’operazione da “divide et impera” condotta in maniera esemplare a cui il movimento risponde immediatamente respingendo questa visione caricaturale, come aveva respinto quest’estate tutta la retorica sui “black bloc” dicendo nei cortei successivi al 3 luglio, “Siamo tutti black bloc!”. Venerdì una partecipatissima fiaccolata a Bussoleno e sabato un altrettanto partecipato corteo a Torino a dimostrare la compattezza e la determinazione di questo movimento. Senza dimenticare le numerose azioni in solidarietà agli arrestati che si sono svolte fin da subito in diverse città italiane.

La lotta NoTav è tanto importante quanto più si inserisce nella critica del modello neoliberista di cui il governo Monti è ultimo difensore, nel suo paradossale tentativo di arginare la crisi del neoliberismo rendendo l’Italia ancora più liberista. Chi crede in un altro modello di sviluppo fondato sull’accesso e la difesa dei beni comuni e sui diritti sa da che parte stare.

Sarà Düra!

tratto da [notav.info]

Perchè non ci spaventano i forconi

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I cinque giorni di blocchi annunciati dal movimento dei forconi sono finiti. Ma la lotta contro la crisi e i ricatti del debito sembra ormai aver raggiunto gli animi di chi abita le terre siciliane e ampie parti del movimento hanno annunciato di voler proseguire ad oltranza.

Oggi un grande corteo di oltre mille studenti ha siglato a Palermo la vicinanza e la complicità del tessuto metropolitano alla lotta e alle rivendicazioni di chi, con i blocchi di tutta la settimana, ha provocato tanti disagi: dalla penuria di benzina a quella degli alimentari a breve conservazione ai disagi alla mobilità. E questo nonostante i tentativi, cresciuti esponenzialmente man mano proseguiva la protesta e la durezza delle pratiche, di criminalizzare il movimento da parte dei media e di molti intellettuali ed opinionisti.

I punti attaccati da questi politicanti sono stati diversi ma riconducibili sotto tre semplicistiche etichettature da appioppare ai manifestanti: mafiosi, fascisti e strumentalizzati (da Lombardo e Miccichè).

A ben vedere tutte critiche provenienti da chi, a soli cinque giorni di mobilitazione, è già tagliato fuori da ogni possibilità di recuperare le forze in campo (Confindustria, il partito di Repubblica & co.), o da chi, più semplicemente, analizza il reale completamente al di fuori da ogni materialismo e si aspetta un tessuto in agitazione pronto per l'uso, pulito e scevro da interferenze esterne.

La protesta popolare che si è diffusa in Sicilia, come tutte le proteste di questo tipo, è complessa, di massa e contraddittoria, ma di sicuro parla il linguaggio della lotta contro la globalizzazione, contro equitalia e lo strozzinaggio legalizzato che mette sotto ricatto larghe fasce della società siciliana, contro la casta politica di destra e di sinistra che sta mettendo in ginocchio i lavoratori e le loro famiglie, contro l'aumento dei prezzi della benzina e il carovita in generale. E a questa analisi che ha individuato i giusti nemici il movimento dei forconi fino ad ora ha affiancato la giusta pratica della lotta. Blocchi stradali, fermo di tutti i tir che entrano ed escono dalla città, e momenti di propaganda contro i governi regionale e nazionale.

Per avere delle risposte chiare alle critiche addotte al movimento circa le strumentalizzazioni da parte di forze politiche reazionarie ci è bastato mescolarci con chi, a Palermo, ha portato avanti i blocchi e le manifestazioni, ci è bastato ascoltare in prima persona le voci dirette o amplificate dai megafoni e leggere le parole urlate sui cartelli e i volantini: può anche darsi che qualcuno abbia (o più plausibilmente abbia avuto) mire su questa mobilitazione, ma chi scende in piazza dimostra quotidianamente di non aver alcuna fiducia in nessun politico o politicante, che sia di destra o di sinistra, dell'Mpa o di Forza del Sud. Ma d'altronde, anche se il tutto fosse partito sotto la spinta di qualche Miccichè di turno, quello che appare è che la sua scintilla ha divampato un incendio che non è più in grado di controllare (e lo dimostrano gli incontri con Lombardo tutti ad esito negativo).

Per quanto riguarda le paure fasciste dentro il movimento nessuna parola ci sembra più adeguata che quelle usate dal comunicato di Anomalia e VikLab: “crediamo sia biologico, nelle origini di questi movimenti, che venga ricercato supporto in chiunque lo conceda; non è forse più significativa la colpa di chi (...) rimanendo distante dalla materialità dei rapporti sociali, lascia spazio di agibilità a costoro che, ovviamente (e dove sta la novità?), cercano di agire questo spazio attraverso il loro sporco populismo? Non è forse il solito esercizio retorico di "sinistre da salotto" in attesa di momenti messianici già pronti e confezionati e mai pronta a "sporcarsi le mani" in dinamiche che vanno irradiate di contenuti, non certo tenute a distanza”.

Per le accusa riguardo le infiltrazioni mafiose ci sembra invece di poter fare un parallelo tra quella che è la criminalizzazione più classica a livello di mobilitazioni nazionali, i black-bloc, e questa che è la più classica per le mobilitazioni da Napoli in giù: impossibile non pensare alle accuse identiche mosse a chi in Campania lottava per non vedere costruito un inceneritore dietro casa (ma di esempi potrebbero farsene tanti altri). La procedura è sempre la stessa: prendi il mostro cattivo (che sia germanofono, nero e col passamontagna, o terrone, basso e con la coppola poco importa), fotografalo tra i manifestanti e dissemina la paura. Non sembra neanche il caso, dunque, di sprecare energie per parlare di questioni del genere.

Quello che sembra centrale è invece che a partire da quella che doveva essere una rivendicazione quasi corporativista di un paio di categorie, stia divampando una protesta realmente estesa e di popolo. Si diceva all'inizio che, come è ovvio che sia a dispetto di quanto si augurano intellettualoidi e politicanti radical-chic, una situazione del genere sia complessa e contraddittoria, ma criminalizzarla sin da principio è un doppio errore.

Intanto perché le contraddizioni in questo modo vengono risolte con la facile assimilazione del movimento da parte di chi offre sponde politiche. In secondo luogo perché non permette di cogliere i reali motivi per cui una massa così numerosa di persone stia scendendo in piazza per urlare la propria rabbia contro un sistema economico ingiusto ed uno politico sordo ai propri bisogni.

Siamo di fronte, senza voler fare facili parallelismi o semplificazioni fuorvianti, a quella stessa eccedenza che da Madrid a New York ha riempito le strade e le piazze per rivendicare un'esistenza più dignitosa e una vita più felice contro il sistema economico-finanziario globale e contro quelli politici-istituzionali che lo innervano, siamo di fronte a quella rabbia che a poche miglia di mare ha provocato la caduta di regimi ventennali...eppure la solidarietà e la simpatia che quegli stessi opinionisti muovevano verso movimenti così ampi ed eterogenei pare perdersi adesso nella paura di doversi confrontare e scontrare con un fascista o un padroncino, o in quella di avere un movimento reale giusto a casa propria.

A noi pare di dover salutare con entusiasmo questo movimento siciliano e di augurargli una lunga vita e una rapida espansione.

Infoaut-Palermo

8 Dicembre: la Resistenza Continua...

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8 webVenaus 8 dicembre 2005 …….. 8 dicembre 2011 Chiomonte LA RESISTENZA CONTINUA

Nell’anniversario della riconquista della piana di Venaus da parte dei cittadini, il movimento No Tav risponde con 4 straordinari giorni di impegno, presenza e lotta alla militarizzazione della valle sancita dal disegno di legge di stabilità che definisce l’area del “cantiere” della Maddalena di Chiomonte SITO DI INTERESSE STRATEGICO NAZIONALE.

Reti, muri, forze dell’ordine non ci fermano e non ci fermeranno: CONTINUIAMO A DENUNCIARE E A OPPORCI PACIFICAMENTE E CON DETERMINAZIONE ALLA VERGOGNOSA MILITARIZZAZIONE DELLA VALLE CHE GIORNO DOPO GIORNO SOTTRAE DENARO DALLE TASCHE DEGLI ITALIANI al ritmo di novantamila (90.000) euro al giorno!

Mentre stringono noi cittadini nella morsa di un debito che non ci appartiene, utilizzano i beni comuni per il proprio profitto e ci impongono sprechi insensati che odorano di corruzione. Non ci stancheremo mai di ripetere che il TAV è un’opera inutile, dai costi insostenibili, figlia di un modello di sviluppo devastante. Intanto il dissesto idrogeologico distrugge vite e famiglie, trascinando nel fango e nella disperazione interi paesi.

Nel 2010 fonti ministeriali quantificavano in:

  • 19 miliardi di euro il fabbisogno minimo per mettere in sicurezza il paese da frane, smottamenti e altri danni idrogeologici
  • 13 miliardi di euro il fabbisogno minimo per mettere in sicurezza le SCUOLE mentre I soldi per il cunicolo geognostico della Maddalena, come stabilito dal CIPE, sono sottratti anche dai fondi FAS per la messa in sicurezza delle scuole!
  • Il TAV in valle di Susa potrà costare per difetto 20 miliardi di euro che andranno a cadere sulle nuove generazioni senza aspettativa di lavoro!

Stringiamoli noi! Circondiamo le loro stupide reti, facendo pressione intorno ai luoghi simbolo della connivenza tra (mal)affari e politica, con atti di disobbedienza civile che sono una garanzia per il futuro di tutto il paese. Mettiamo i bastoni tra le ruote a chi collabora attivamente alla militarizzazione, come la Sitaf che ha consentito l’apertura in autostrada di un corridoio per il passaggio dei militari e delle ruspe, aumentando contemporaneamente i pedaggi autostradali.

PROGRAMMA

GIOVEDI’ 8 DICEMBRE:

ORE 10: due concentramenti presso il campo sportivo di Giaglione e alla stazione di Chiomonte per dar vita a due cortei che si recheranno ad effettuare una VISITA GUIDATA ALLE RETI CHE CIRCONDANO IL CANTIERE CHE NON C’E’

ORE 10: concentramento alla stazione di Susa per un corteo che arriverà all’autoporto e dintorni dove ci si tratterrà condividendo pasti, momenti assembleari ed eventi artistici.

Nel tardo pomeriggio anche i cortei della Clarea confluiranno all’autoporto per dare insieme vita a una lunga NOTTE BIANCA NO TAV ALL’AUTOPORTO E DINTORNI

SABATO 10 DICEMBRE:

ORE 12 alla Baita Clarea PRANZO CON POLENTATA e ALTRO

ORE 20:45 al teatro Fassino di Avigliana: SECONDA GIORNATA EUROPEA CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI

DOMENICA 11 DICEMBRE – POMERIGGIO:

GRANDE FESTA AL PRESIDIO DI VENAUS

In tutte le situazioni è fondamentale essere autosufficienti (cambi d’abito, vestiti caldi, cibo, piatto bicchiere e posate, materassini, tende) perché come sempre:

A SARA’ DURA E QUESTA VOLTA SARA’ ANCHE LUNGA!!!!