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PASSA DDL ALLA CAMERA VIA LIBERA ALLA MILITARIZZAZIONE DI CHIOMONTE

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fuori-le-truppeUn primo commento e a seguire il comunicato stampa del movimento no tav del 10 novembre

Mentre Monti raccoglie gli applausi neanche troppo clamorosi delle banche e delle camere e Napolitano raccoglie un timido ok dal predidente americano Obama la casta regala un’altra sorpresa alla val di Susa e neanche troppo inaspettata. Oggi alla camera è passato a larga maggioranza il ddl sviluppo, tanto infelice nel nome quanto tragico nei suoi contenuti. Questo decreto di legge di fatto risponde alle richieste delle borse nel merito della crisi finanziaria e del debito pubblico Italiano. Ultima mossa del defunto berlusconismo andrà a produrre una situazione di vera e propria macelleria sociale in cui gli italiani dovranno coprire con la misera ricchezza rimasta alle famiglie e ai precari le voragini create dalle speculazioni bancarie. Una postilla neanche troppo sottile riguarda la vicenda della nuova linea ferroviaria torino lione, il futuro cantiere di Chiomonte diventerà di fatto area di interesse strategico nazionale. Questo nella sua più immediata interpretazione significa controllo militare dell’area e arresto immediato per chi viola il perimetro controllato di cantiere. In realtà l’area di interesse strategico permette al general contractor LTF di aggirare ogni tipo di regolamentazione vigente in merito ai cantieri edili e infrastrutturali in nome dell’obiettivo ultimo, la costruzione della tav. Insomma un lasciapassare ulteriore per evitare le valutazioni di impatto ambientale, i controlli sugli appalti e perchè no anche qualsiasi dibattito nel merito della sostenibilità e dell’utilità dell’opera. Un ddl che arriva al momento giusto, cioè quando l’apparato di occupazione militare di Chiomonte è più in difficoltà e deve reagire per poter allargare l’area occupata e provare definitivamente a far partire i lavori. Dopo mesi di scontri in val di Susa nulla è cambiato, il movimento no tav è forte e controlla con la baita presidio clarea l’area dove realmente dovrebbe essere scavato il tunnel geognostico. L’opposizione popolare non si è piegata come speravano i faccendieri dell’alta velocità agli arresti e ai lacrimogeni e così ecco arrivare un mandato politico totale per far partire finalmente i cantieri. Anche qui verrebbe da chiedersi cosa c’entra la tav con il decreto sviluppo e con questa crisi finanziaria, molto più di quanto si possa immaginare. Questo ddl sarà la vera e propria manovra di apertura a una fase in cui i governi nazionali taglieranno ogni tipo di investimento reale per la vita del paese dirottando poi le ricchezze raccolte con i prelievi sociali fatti da equitalia e company verso i grandi creditori come le banche e i grandi appalti come la expo di Milano, la tav e tutti quegli imbuti finanziari reali di denaro pubblico. Ecco quindi il senso di questa prospettiva, da un lato tagli forsennati alla spesa pubblica senza immediato rientro o che comunque provochino benessere non alle banche ma alle persone (es. istruzione, sanità, messa in sicurezza dei territori), dall’altro il recupero reale del debito pubblico andando a mettere mano nelle tasche delle famiglie e della povera gente per poi riversare il raccolto in opere inutili come la tav. Nel caso poi della Torino Lione in cui i cittadini si oppongano a questo meccanismo di “sviluppo” o meglio furto anche i mezzi politici e militari per contarstare la libertà di pensiero e la legittima resistenza. Ecco spiegata la frenesia e la fretta con cui l’ormai defunto Berlusconi a larghe intese in parlamento riesce con la complicità del pd a sganciare un ultimo micidiale colpo di coda al paese. Se questa quindi è la giusta ripartenza dopo anni bui come tanto decanta già il partito di Repubblica guardiamo con il sorriso alle tenebre che ci attendono. Dalla val di Susa arriva già un primo grido di battaglia in un primo comunicato stampa in cui si prende ato della dichiarazione di guerra del governo verso i cittadini e si rilancia lo stato permanente di mobilitazione proclamato a giugno durante i tentativi di sgombero della Maddalena a Chiomonte. Tanto saranno duri i provvedimenti verso le popolazione tanto sarà forte la risposta del movimento no tav che ormai da anni con la lotta resiste alla distruzione di un intero territorio e a un colossale furto di ricchezza pubblica.

Comunicato Stampa dalla valle che resiste e non si arrende, 10 novembre 2011

LA MILITARIZZAZIONE DELLA VAL SUSA PER LEGGE, L’ULTIMO ATTO

L’ultimo atto di un governo moribondo, con l’avallo dell’opposizione, è un decreto che formalizza lo stato di militarizzazione della Val Susa.

Il cantiere-fortino della Maddalena diventerà un “sito di interesse strategico nazionale”, cioè un’area militare a tutti gli effetti, con le conseguenze previste all’art. 682 del c.p. per chi lo vìoli: una pena tra i tre mesi e l’anno oppure una multa da 51 a 309 euro.

Non solo. Lo smarino (la roccia estratta nello scavo delle gallerie), anche se inquinato da amianto, uranio, prodotti chimici legati al processo di estrazione, diventerà materiale ordinario per legge, gli iter progettuali delle semplici formalità, con ricadute su tutti i progetti di “grandi opere inutili” sul territorio nazionale, l’ennesimo regalo alle mafie del cemento.

Un pesante attacco alla libertà di manifestare e di dissentire, un segnale dato ai valsusini perché tutti gli altri lo intendano: nessuno disturbi i manovratori.

Soldati nei cantieri, decreti d’urgenza, finanziarie lacrime e sangue: difendere gli interessi di pochi a scapito dei molti.

Prosegue, dunque, lo stato di mobilitazione permanente dichiarato lo scorso maggio e, in risposta all’approvazione del decreto che formalizza la militarizzazione iniziata di fatto il 27 giugno, il Movimento NO TAV risponderà con iniziative di protesta e disobbedienza civile che coinvolgeranno tutto il territorio che va dalla Val Susa alla Val Sangone a Torino

Tutti coloro che si oppongono alle opere devastanti e ad un futuro di precarietà e miseria sono invitati a mobilitarsi in tutto il territorio nazionale per dare un messaggio forte e chiaro: a sarà dura!

No alle Grandi Opere Inutili e Devastanti !

Sì alle Piccole Opere Utili a Difesa del Suolo e dell’Ambiente !

[tratto da notav.info]

11 novembre cosa faremo?

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di FRANCO BERARDI [tratto da uninomade.org]

L’interminabile imbarazzante agonia del governo Berlusconi annuncia e proroga lo scontro vero. Il mammasantissima è stato così occupato a far gli affari suoi che non ha avuto tempo di portare ad esecuzione i diktat della banca centrale europea. Per questo cercano ora di farlo fuori coloro stessi che lo avevano invece sostenuto o tollerato quando le sue colpe erano soltanto quelle di favorire la mafia e l’evasione fiscale, distruggere la scuola pubblica, comprare deputati e senatori, corrompere i giudici e seminare ignoranza e servilismo per mezzo del monopolio mediatico che gli è stato consentito accumulare.

Ora che si rivela incapace di stringere il cappio al collo della società italiana, perché non ha la forza e la credibilità per strangolarci ecco efficienti aguzzini apprestarsi a prendere il suo posto, perché a loro il polso non trema. Incitati da un Presidente inflessibile solo quando si tratta di salvaguardare gli interessi della classe finanziaria globale, i cani latrano tirando sul laccio che li trattiene. Vogliono azzannare gli efficienti adoratori dell’impietosa divinità che si chiama Mercato Ma non c’è più nessun mercato, in verità, solo un campo di battaglia.

Di là l’esercito aggressivo dei predoni accumula bottino – privatizza i servizi, licenzia, aumenta le ore di lavoro straordinario non pagate, nega la pensione a chi l’attende con buon diritto, elimina spese inutili come la scuola e la sanità. Di qua l’esercito disordinato dei lavoratori trasformato in esercito di precari poveri senza speranza, arretra lanciando urla che promettono una vendetta che non verrà, perdendo metro dopo metro i suoi pochi averi, il prodotto dei suoi risparmi e del suo lavoro, la speranza di mandare i figli a scuola.

I sindacati chiamano allo sciopero. Per l’ennesima volta sfileremo portando cartelli che dicono: diritto a questo e diritto a quello. E chi se ne frega dicono ai piani alti del palazzo, tanto del vostro lavoro non abbiamo più bisogno perché vi stiamo sostituendo uno per uno con schiavi che non possono scioperare.

Manifesteremo pacificamente nelle vie della città. E chi se ne frega, visto che delle vostre dimostrazioni abbiamo già perso il conto e hanno cambiato nulla visto che la democrazia non esiste più e voi siete gli unici che ci credono ancora.

Allora daremo fuoco alle auto e assalteremo le banche. E chi se ne frega visto che le automobili che trovate in strada son quelle dei vostri colleghi, e nelle banche non c’è niente di interessante poiché il potere corre sul cavo che collega i computer di tutta la terra.

Si prepara una nuova dimostrazione per l’11 novembre.

Cosa faremo?

Non si sono ancora spente le polemiche del 15 Ottobre tra i violenti bruciatori di camionette e i pacifici democratici alternativi, e già si promettono servizi d’ordine per proteggere i cortei. E’ come dichiarare la guerra interna. Dal momento che siamo impotenti a fermare le rapide incursioni dei predoni finanziari, ci sfogheremo dandoci un po’ di legnate tra di noi.

Quelli buoni saranno poi premiati con un seggio in Parlamento. Ma esisterà ancora il Parlamento fra un anno? E c’è ancora qualcuno che crede davvero che in Parlamento si possa far cosa diversa dal reggere la coda agli aguzzini mentre eseguono il verdetto della classe predatrice?

E i cattivi? I cattivi si leccheranno le ferite perché è loro vocazione lamentarsi. Spaccano qualche vetrina, tirano bombe carta contro un poveraccio come loro, alzano le braccia in segno di eccitazione estrema poi tornano a casa si fanno una sega e si lamentano perché gli altri non li capiscono.

Cosa dovremmo dimostrare l’11 novembre? Non c’è niente da dimostrare e nessuno cui dimostrare qualcosa. Dovremmo invece iniziare l’azione di riconquista di ciò che ci è stato tolto.

Anzitutto dovremmo portare la comunicazione alla maggioranza della popolazione, quelli che non vengono alle dimostrazioni, e vanno al supermercato, al cinema. a teatro a messa, a scuola, alla stazione, in banca, preoccupati e un po’ mesti.

L’11 novembre dovremmo andare nei supermercati nei cinema, nei teatri, nelle chiese, nelle scuole nelle stazioni e nelle banche. Sederci insieme ad altri venti o cento o mille e ascoltare le frasi di una lavoratrice precaria o di un ricercatore che dice le ragioni degli sfruttati. E ogni frase dovremmo ripeterla ad alta voce con altri mille, in un megafono umano che si diffonde, sapendo che in un’altra banca un altro supermercato sta accadendo la stessa cosa.

Dovremmo entrare nel supermercato prendere ciò che ci occorre poi recarci alla cassa, e alla cassiera con cortesia dire: signorina legga questo foglio. E sul foglio c’è scritto il mio nome cognome indirizzo e c’è scritto TESSERA DEL PANE. E sotto c’è scritto: “siccome non ho più i mezzi per sostenere me e la mia famiglia la prego di accettare questo documento come garanzia del fatto che pagherò non appena la Banca centrale europea avrà erogato un reddito di cittadinanza a tutti coloro che ne hanno bisogno.”

Dovremmo andare nei ristoranti di lusso, mangiare come dio comanda e alla fine lasciare cinque euro sul tavolo e una tessera del pane con nome cognome indirizzo e promessa di pagherò quando avrò un reddito che me lo consenta.

Dovremmo andare alle inaugurazioni dell’Anno accademico e alle riunioni del consiglio comunale e del consiglio di amministrazione della banca e dell’azienda e dichiarare che fin quando non si sottrarranno all’ordine di sterminio che proviene dalla banca centrale gli impediamo di agire, di legiferare, di contribuire al crimine.

Dovremmo aprire la porta di un edificio vuoto di proprietà vaticana o di una compagnia di assicurazione e renderlo accessibile alla massa crescente di coloro che non hanno casa.

Dovremmo occupare le strade metterci dei grandi tavoli e organizzare mense popolari, dove ciascuno paga il pasto con quello che può sborsare. Mangiare insieme costa meno e permette di riattivare i circuiti anchilosati dell’acting out solidale.

Noi non vogliamo la guerra, eppure ce l’hanno dichiarata. Non combatteremo la loro guerra perché la perderemmo. Vivremo come è giusto vivere da esseri umani, da eguali e da liberi. E se leggi partiti e parlamenti vorranno piegarci al ricatto infame dei predoni, noi disobbediremo alle leggi ai partiti e ai parlamenti. Stanno provando a trasformarci in schiavi, a toglierci la dignità e la coscienza. Ed è bene saperlo: sono pronti ad uccidere se gli schiavi smettono di lamentarsi e si ribellano in modo intelligente e solidale. Uccideranno, perché il dio Mercato per loro è più importante della vita umana.

Noi disprezziamo il superomismo nazistoide di tutti quei Giavazzi che incitano ad accettare il rischio economico e la competizione, ma dovremo imparare umilmente a correre il rischio di morire se a rischio è la nostra dignità di esseri umani e di lavoratori. Perché chi crede che sia meglio vivere da schiavo che correre il rischio di morire vivrà da schiavo e morirà da schiavo.

Giù il cappello!

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299558 237021453021986 161979533859512 712926 689174467 nSovente si ode ripetere, nella nostra amata città, che Benevento è luogo di stasi sociale, economica, culturale, politica. Gran parte degli stessi Beneventani ne sono convinti. Niente di più sbagliato di questo trito luogo comune. Prendiamo la politica, ad esempio. Non sarà passato inosservato, agli occhi dell'osservatore smaliziato, un gran fermento in vista della giornata mondiale di mobilitazione sui temi della crisi economica, anzi: sistemica, l'11 novembre. Bene: questo fermento ci dice che Benevento sta cercando di distinguersi dal resto del mondo, e ciò ne fa un reale laboratorio politico. Al limite, si potrebbe discutere della direzione presa da questo laboratorio. Ad alcuni parrà un perfetto esempio di regressione ad uno stadio di infantilismo politico, ove si voglia far salva la buona fede di determinati attori in scena. Ad altri, più sospettosi, sembrerà uno squallido tentativo di imbrigliare un movimento che sta esplodendo con forza dirompente nelle strade di tutto il mondo, per dirigerlo verso obiettivi personalistici, partitici, e comunque di ben poco conto, a fronte del rivolgimento epocale che stiamo attraversando. Ma, prima dell'interpretazione, contano i fatti. Fatto: in città si è costituito l'unico comitato al mondo (unico. al. mondo.) 'occupy etc...'. E non è cosa di poco conto. Possiamo vantare un primato fondato su un discrimine tutto politico.

Mentre nel resto del globo terracqueo la gente si autorganizza nelle forme più fantasiose per dare sfogo e sbocco alla propria sete di giustizia sociale e, perché no, alla propria fame tout court, perché non son pochi quelli che con lo stipendio non arrivano alla fine del mese, e ancora di più quelli che uno stipendio non ce l'hanno e una pensione possono solo sognarla... in quel mentre, qui ti cala un partito politico, dal peso irrilevante, che: puff, come niente ti organizza un comitato di occupazione e pretende di impadronirsi dei temi comuni. Roba che neanche i Francesi ai tempi riuscirono, col comitato di salute pubblica. La stampa, naturalmente, gli va dietro, senza minimamente preoccuparsi di 'vagliare' quanto ci sia di reale in un comunicato. Fatto: mentre in tutt'Italia si rigetta la forma corteo, almeno nelle solite modalità ormai stucchevoli: autorizzazione in questura, passeggiata per il centro, vuoti slogan triti e ritriti... nel mentre, suddetto comitato ti organizza esattamente un corteo nelle solite modalità stucchevoli: questurada, passeggiata, sloganada. Con un plus: acampada. Già: in un supremo guizzo di fantasia, i comites si propongono di piazzare le tende in qualche piazza cittadina, sull'esempio di quanto succede in Spagna da qualche mese. Il fatto che lì la cosa sia nata e continuata spontaneamente, e che a nessuno verrebbe mai in mente di appropriarsene e dirigerla dall'alto, meno che mai ad un partito politico perché gli acampados gli tirerebbero i coppetielli appresso, dev'esser sembrato ai suddetti comites affare di poco conto. La stampa, naturalmente, gli va dietro, senza minimamente preoccuparsi di 'vagliare' quanto ci sia di reale in un comunicato. Fatto, e vero lampo di genio: siccome il comitatos degli indignados fa capo a quel partito, che a sua volta deve rispondere a tutto il sistema contro cui si protesta, a Benevento si è riusciti ad inventare la 'protesta istituzionale'. Roba che neanche il Pci 'di lotta e di governo', all'epoca. Mentre nel resto del mondo da tempo si concorda banalmente sulla crisi della cosiddetta 'democrazia' rappresentativa, e in Italia ormai non si discute neanche più sulla reale rappresentatività di un ceto politico da tempo assurto a casta... in quel mentre, i nostri indignados fanno appello nientemeno che al Comune e alla Provincia, per averne aiuto in termini organizzativi durante la giornata di 'occupazione', nel disperato tentativo di essere cooptati in quella stessa casta. Qui si può solo immaginare cosa potrebbe succedere. Ad esempio, il Sindaco che si siede sul proprio scranno in consiglio comunale, dichiarandone l'occupazione. Ma è solo una debole ipotesi, dacché la fantasia tocca ormai picchi che la ragione teme di scalare. E come sempre la stampa gli va dietro, senza minimamente preoccuparsi di 'vagliare' quanto ci sia di concreto in un comunicato.

All'esposizione dei fatti deve seguire l'interpretazione. La nostra è che il laboratorio politico beneventano si sia baldanzosamente e prepotentemente avviato su un glorioso cammino all'indietro. E che un partitino con numeri da prefisso telefonico stia cercando di mettere il proprio cappellino su un movimento di rivolta spontaneo e collettivo, neanche tanto per egemonizzarlo, ma al puro scopo di soffocarlo e strumentalizzarlo per banalissimi fini di botteguccia.

Noi, naturalmente, non ci stiamo. Non facciamo tessere. Non vendiamo niente. Non cerchiamo finanziamenti pubblici. Non dobbiamo rispondere ad alcun padrone. Noi, semplicemente, non partecipiamo all'11 novembre.

Noi SIAMO l'11 novembre, insieme con gli studenti, i lavoratori, i disoccupati, i precari, gli sfruttati... insieme col 99 per cento della popolazione mondiale. Ci vediamo per strada. L'11, prima, dopo...

Anche a Parigi: Que se vayan todos!

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Il contagio rivoluzionario ha finalmente raggiunto anche la Francia. In un clima politico monopolizzato dal dibattito sulle imminenti elezioni politiche e in cui i media mainstream sembrano ignorare l’inesorabile avanzamento della crisi economica, un migliaio di persone ha deciso di attaccare il cuore finanziario di Parigi. La Defense con i suoi grattacieli futuristici rappresenta il cuore pulsante del potere economico e finanziario parigino.

Il15 ottobre parigino è passato piuttosto in sordina, una sfilata colorata, partecipata soprattutto dai numerosi spagnoli e italiani residenti in Francia. Ciò nonostante grazie all’utilizzo delle reti sociali la dimensione “indignata” parigina ha successivamente cambiato il suo volto. Numerose assemblee sui bordi della Senna hanno cominciato ad attrarre uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale. Da queste assemblee è nata l’idea di occupare la Defénse per far nascere anche a Parigi una piazza liberata.

L’hashtag #occuponsladefense ha conquistato la rete. Nonostante il completo silenzio da parte dei media, il 4 novembre, un migliaio di uomini e donne ha raggiunto l’arco della Defénse. L’ingente e sproporzionato apparato poliziesco schierato dal governo francese conferma, ancora una volta, la paura che questo tipo di movimenti incontrollabili e spontanei fa ai governi. Bisogna in tutto ciò considerare che per la Francia, dove anche le grandi proteste degli scorsi anni sono sempre state attraversate da sindacati e partiti, esperienze spontanee e autonome di questo tipo rappresentano una totale novità politica.

Colpisce la capacità di autorganizzarsi degli indignati parigini: dopo le immediate reazioni della polizia, volte a portare via le tende che via via spuntavano nella piazza, cordoni di manifestanti si sono schierati per difendere l’acampada. La polizia non ha risparmiato attacchi di ogni tipo, cariche e gas. Nonostante la resistenza dei manifestanti, tutte le tende, le coperte e il cibo del presidio sono stati rubati dalle solerti forze dell’ordine. Negli scontri sono rimasti feriti due ragazzi. Non a caso la polizia ha ancora più duramente pestato e poi arrestato un gruppo di ragazzi, provenienti dalle banlieue parigine, che cercavano di avvicinarsi al presidio. Sanno benissimo che quando la protesta raggiungerà le periferie diventerà incontrollabile.

Tutte queste manovre intimidatorie non sono riuscite a sgomberare il presidio. I manifestanti, senza tende e coperte hanno resistito tutta la notte sotto una pesante pioggia. Al levarsi del sole sulla Defénse centinaia di facce nuove arrivano a dare il cambio a chi ha resistito per tutta la notte. Arrivano varie persone che portano cibo e coperte.

L’assemblea va avanti tutto il giorno, anche se la polizia ha cominciato a sequestrare impianti audio e megafoni. In serata parte la musica. Presenti al presidio alcuni studenti tunisini ancora memori delle loro piazze. Si parlano tutte le lingue europee e non che solitamente animano la metropoli. Il presidio continua ancora oggi e la resistenza non si ferma. La polizia è tesa e non sa come gestire la situazione. Anche Parigi reagisce al capitalismo finanziario e alla dittatura delle banche. Anche da qui di innalza la parola d’ordine del diritto all’insolvenza.

Anche Parigi dimostra che il 99% fa paura!

Oakland: Angela Davis parla dal palco dello sciopero generale

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6265 tta72 displayLa leggendaria comunista e femminista afroamericana Angela Davis ha tenuto poco fa un discorso dal palco dello sciopero generale di Oakland contro il "capitale globale e ha raccolto calorosi applausi quando ha gridato: "Noi Occupiamo Oakland ma ci battiamo contro l'occupazione della Palestina". Un boato ha accolto l'annuncio che il porto ha chiuso a causa dello sciopero.

Oakland è la città natale di Angela Davis che nei giorni scorsi ha tenuto discorsi a Occupy Philly (Filadelfia) e a Occupy New York. Li trovate tradotti quì e li riproduciamo qui di seguito.

da: http://www.maurizioacerbo.it/

Di fronte a una folla di circa mille persone Angela ha tenuto questo discorso:

”Abbiamo parlato dell’importanza di costruire un movimento che sia inclusivo, ma riconoscendo che l’unità del 99% deve essere una unità complessa. I movimenti in passato hanno in primo luogo fatto appello a comunità specifiche.  lavoratori, studenti, comunità nere, comunità latinos , donne, comunità LGBT, popolazioni indigene, o questi movimenti sono stati organizzati su temi specifici. Come l’ambiente, il cibo, l’acqua, la guerra, il complesso carcerario-industriale. Parlando del complesso carcerario-industriale. Questo è il movimento a cui sono stata personalmente associata. Abbiamo cercato di richiamare l’attenzione sul danno inoperabile che il carcere  e il sistema carcerario-industriale hanno inflitto alla nostra comunità Così abbiamo chiesto una riduzione della popolazione carceraria. Scarcerazione -… decarcerate la Pennsylvania. E abbiamo chiesto l’eventual. abolizione delle carceri, come modalità predominante di punizione. Ma abbiamo anche chiesto la rivitalizzazione di tutte le nostre comunità. Abbiamo rivendicato istruzione, assistenza sanitaria, alloggio, lavoro, speranza, giustizia, creatività, uguaglianza, libertà! Noi ci muoviamo dal  particolare al generale. Ci siamo riuniti come il 99%. Ci sono grandi responsabilità legate alla vostra decisione di riunirvi qui in comunità. Come potete essere insieme? Evoco ancora una volta Audre Lorde. Le differenze non devono essere solo tollerate, ma viste come un fondo di  polarità tra le quali la nostra creatività può accendersi come una dialettica. Infine, permettetemi di dire alcune parole circa la mia città natale, Oakland, in California. Avete sentito parlare all’assalto della polizia. Scott Olsen rimane in ospedale.  L’Assemblea Generale di Oakland si è riunita nel parco ribattezzato Oscar Grant Park e ha risposto chiedendo uno sciopero generale il 2 novembre . Molti sindacati hanno già supportato l’appello. Concludo, condividendo il linguaggio del manifesto:.. decolonizzate Oakland. Siamo il 99%. Noi siamo uniti. . 2 novembre 2011, sciopero generale, nessun lavoro, nessuna scuola, occupare ovunque. occupare ovunque “.

Domenica 31 ottobre Angela Davis ha visitato il movimento a New York. Qui trovate un resoconto. Prima di andare a Zuccotti Park la Davis si è fermata a parlare ai dimostranti che occupano Washington Square Park:

Un resoconto da alternet.org:
“Noi diciamo no alle grandi banche. Noi diciamo no ai dirigenti aziendali che guadagnano milioni di dollari l’anno. Noi diciamo no al debito degli studenti, diciamo no agli sfratti. Noi diciamo no al capitalismo globale. Noi diciamo no al complesso industriale carcerario. noi diciamo no al razzismo, diciamo no allo sfruttamento di classe, diciamo no alla omofobia, diciamo no alla transfobia, diciamo no discriminazioni nei confronti dei disabili. . noi diciamo no alla occupazione militare. noi diciamo no alla guerra “.

Ma più che a cosa diciamo no , Davis e la folla erano interessati a cosa noi diciamo sì. Ha invitato gli occupanti a rispondere alla domanda, “Come possiamo stare insieme in una unità che è complessa e emancipatrice?”
Non è una sorpresa che, come i movimenti di Occupy Wall Street sono cresciuti, le questioni di razza e di genere, della sessualità e delle dinamiche interne sono venute fuori, e la brutalità della polizia e il sistema carcerario sono stati temi fin quasi dall’inizio, e così è stata una sorpresa che molte delle persone che chiedevano informazioni della Davis erano interessate a lavorare su questi problemi.
Alla questione del linguaggio della “occupazione”, Davis ha consigliato i manifestanti di essere consapevoli che gli Stati Uniti appoggiano occupazioni militari in altri paesi che sono brutali e oppressive, ma sosteneva che era possibile anche usare la parola in modo diverso. “Noi trasformiamo occupazione in qualcosa che è bello, che mette insieme la comunità”.

Molti tra il pubblico sembravano voler consigli dalla Davis, ma lei ha incoraggiato il movimento a trovare le proprie risposte. “We stand behind calls for … la mercificazione dell’educazione, della sanità,” ha detto, e ha rilevato che il linguaggio del movimento porta con sé la promessa implicita di più lavoro: “Se diciamo che siamo il 99%, dobbiamo impegnare noi stessi a organizzare il 99%

Ripetutamente, Davis ha sottolineato la necessità per l’inclusione, invitando i manifestanti a insistere sul partecipazione di tutti (inclusiveness), a fare spazio alle persone più emarginate della società, ad ascoltare le loro voci. Alle domande sul processo politico, ha scatenato una risata della folla quando ha detto, “Sono d’accordo con voi che il capitalismo fa schifo”, ma ha esortato la folla a non lasciare che un altro repubblicano diventari ancora presidente mentre lei ha detto che il sistema bipartitico si è rotto e ha invocato la crescita del movimento fino a quando persino i conservatori ne vogliano far parte.
Una nota personale – ho visto parlare la Davis nel 2007, durante i primi giorni di un lungo e disordinata elezione presidenziale, e anche se lei sollecitava lo stesso impegno a lottare allora, il sorriso sul suo viso e il suo costante ringraziamento alla folla in Washington Square erano lontani anni luce dal suo comportamento di allora. Le ho creduto quando ha chiamato il movimento “rivoluzionario” – cosa che ha fatto più di una volta, anche in un accenno allo sciopero generale indetto per il 2 novembre nella sua città natale Oakland.


“That it seems to me is what this movement is about: la libertà e la ridefinizione della libertà”, ha detto.

un’altro resoconto:

“Il sistema bipartitico non ha mai funzionato, ma non funziona ora e abbiamo chiaramente bisogno di alternative. Personalmente credo che abbiamo bisogno di un forte, radicale, terzo partito. Nel frattempo, questo movimento, che non è un partito, può compiere. molto più di quanto i partiti politici non siano in grado di realizzare e così mi sembra, che il modo migliore per esercitare pressioni su questo corrotto sistema bipartitico è quello di continuare a costruire questo movimento e di dimostrare che raggiunge non solo tutto il paese ma va al di là dell’oceano”

“Questo è l’inizio di qualcosa di veramente meraviglioso! Vastissimo! E davvero fantastico!”