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Movimenti

SDEGNO E RABBIA PER LA CONNIVENZA TRA FORZE DI POLIZIA E GRUPPI NEOFASCISTI NELL'ATTACCO A STUDENTI E LAVORATORI.

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napoli6maggioIl nuovo governo non ha fatto praticamente neanche in tempo a completare i passaggi di insediamento che già è riuscito a dimostrare cosa significhi la riedizione dell'unità nazionale: repressione feroce e ingiustificata dei movimenti, chiusura verso le istanze sociali, collusione con lo squadrismo neofascista.

Questa mattina, a Napoli, in occasione della passerella della neo ministra dell'Istruzione Carrozza, un centinaio di studenti si erano radunati in piazza Plebiscito per protestare contro i gravissimi fatti avvenuti ieri a Milano, le violente cariche della polizia all'interno dell'Università Statale, contro gli studenti che protestavano per lo sgombero di una biblioteca autogestita. Davanti la Prefettura, anche una trentina di ex dipendenti dei Consorzi di Bacino.

Mentre gli studenti svolgevano pacificamente la propria manifestazione, tra i lavoratori si infiltrava un gruppo di neofascisti agli ordini dello squadrista Salvatore Lezzi, fondatore del gruppo locale di Forza Nuova, in odore di frequentazioni camorristiche. In pochi minuti, dopo le provocazioni rituali per quella gentaglia, gli squadristi attaccavano gli studenti, in ciò incredibilmente spalleggiati dalla polizia di stato, che non esitava a caricare ripetutamente il presidio. Inseguiti nei vicoli del centro, gli studenti si ricompattavano e continuavano a manifestare, pacificamente e con determinazione, il proprio dissenso. Ma agli sgherri di Alfano non erano evidentemente soddisfatti delle manganellate tirate in mattinata, tanto da caricare ancora nel pomeriggio, senza alcun motivo plausibile, nella centralissima via San Sebastiano.

Quanto successo in questi due giorni è inaccettabile. A Milano la polizia è entrata in armi nell'Ateneo, picchiando a destra e a manca, per dimostrare senza ombra di equivoci quale linea intenda seguire il delfino di Berlusconi, Alfano, nella gestione delle rivendicazioni degli studenti. Oggi, gli stessi 'tutori dell'ordine' hanno ritenuto opportuno ribadire e rafforzare il concetto, schierandosi senza alcun pudore a fianco degli squadristi neofascisti, contro le rivendicazioni di studenti e lavoratori.

Questo è il biglietto di presentazione che il governo Letta si è sentito in dovere di presentare ai movimenti. Denunciamo con forza sia l'azione repressiva con la quale partiti universalmente screditati e delegittimati credono di poter affrontare la rabbia sociale montante, creata dalle loro stesse politiche ultraliberiste di austerity a senso unico; sia la scandalosa connivenza tra forze dell'ordine e gruppuscoli neofascisti. Esprimiamo la massima solidarietà agli studenti ed ai lavoratori colpiti ieri a Milano e questa mattina a Napoli da una squallida dimostrazione di forza brutale ed ingiustificata. Assicuriamo che, come questa mattina, saremo sempre in piazza a manifestare il nostro più fermo dissenso ad una gestione dell'economia che condanna all'impoverimento la più gran parte della popolazione, a beneficio di un'élite di speculatori, e la nostra più radicale opposizione, con tutti i mezzi necessari, ad ogni forma di fascismo e squadrismo, tanto più se spalleggiato da istituzioni che per Costituzione dovrebbero essere antifasciste.

 

Voi, miseria e nobiltà... Noi, spazi, reddito e felicità!

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19aprile_Oltre l'ingovernabilità istituzionale costruiamo l'ingovernabilità sociale

_Contro la crisi e la precarietà

_Per l'unità delle lotte

#reddito per tutte/i e in maniera incondizionata

#per i diritti alla casa e all'abitare

#per il diritto allo studio

#per i trasporti pubblici e gratuiti

#contro licenziamenti e precarizzazione

#per l'abolizione della legge Bossi-Fini e la libera circolazione di tutte/i.

MANIFESTAZIONE REGIONALE

in concomitanza con altre città italiane in cui si terranno mobilitazioni per rivendicare un reddito volto a tutt@ in maniera incondizionata contro la precarietà lavorativa e per l'unità delle lotte sociali contro la crisi.

APPUNTAMENTO

19 aprile 2013 ore 9:30

Piazza Mancini, Napoli

Precar@, student@ e disoccupat@ campan@ per il reddito

"Si consideri un reddito di base in funzione delle risorse chiave di oggi. I rischi, i pericoli, gli shock e le incertezze sono molto maggiori per il precariato che per i gruppi più ricchi e il precariato non ha alcun mezzo efficace per assicurarsi contro di essi. L'unico modo di dare una sicurezza economica di base per i precari è fornire loro una sicurezza ex ante, non basata su meccanismi compensativi ex post [...] La domanda finale è qualcosa che tutti dovremmo chiederci: Che cosa animerà una po- litica del paradiso al punto di trasformarla dalla sfera del desiderabile a quella della realtà? E' una domanda su cui gli storici disputano dopo ogni trasformazione. Una lezione imparata dopo la nascita dei sistemi di welfare è che la politica della classe operaia si è definita e formata attraverso le lotte e non ovviamente pianificata in anticipo. Queste lotte furono innazitutto lotte per il riconoscimento e la rappresentanza. L'azione collettiva si trasferì poi da questi concetti alla redistribuzione. La lotta iniziale per il riconoscimento è stata incoraggiata dalla consapevolezza dei progressisti che le vecchie stesse classi progressiste avevano cessato di proporre una politica progressista. Siamo di nuovo in quel guado".

(Guy Standing, Precari. La nuova classe esplosiva, Il Mulino, Bologna, 2012)

"Oh, mi piace il padrone

è un mio buon amico;

perciò sto morendo di fame

in fila per un pezzo di pane.

Non posso comprarmi un lavoro

perché non ho la grana,

Così viaggio sul carro merci

Perché sono un hobo.

Quando mi sarò preso

i soldi che mi spettano,

il padrone rimarrà senza un soldo,

e si dovrà mettere a lavorare"

Industrial Workers of the World, Hallelujah on the bum, USA, 1908.

Comunicato dei Notav sotto processo

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8 webLa presentazione di costituzione di parte civile da parte della presidenza del consiglio dei ministri, del ministero dell'interno, del ministero della difesa e del ministero dell'economia e delle finanze nei confronti di tutti gli imputati rappresenta una precisa scelta politica volta a colpire duramente ogni forma di lotta sociale e costituisce un gravissimo precedente nella repressione del dissenso nel nostro paese.

Il governo non lamenta danni patrimoniali ma solo danni d'immagine, mentre i vari ministeri presentano il conto dei costi della repressione: circa un milione e mezzo di euro per rifonderli dei costi di personale, automezzi e materiali in dotazione. In pratica dovremmo pagare allo Stato la spesa dei manganelli che ci hanno spaccato in testa e del gas CS che ci hanno fatto respirare. Probabilmente, se nel 2001 ci fosse stato Monti al governo, la famiglia Giuliani avrebbe dovuto rifondere allo Stato il costo del proiettile che i carabinieri hanno sparato in faccia a Carlo.

E' veramente ridicola l'affermazione che i "riflessi negativi registrati nell'opinione pubblica europea" nei confronti "dell'Italia intesa come Sistema-Paese" siano dovuti all'esistenza e alla combattività di un irriducibile movimento popolare che lotta strenuamente contro la devastazione ambientale del progetto TAV, e non per gli scandali politici e finanziari, per gli sprechi a vantaggio di pochi del pubblico denaro, per la connivenza tra potere politico e potere mafioso.

E' chiaro che ai nostri governanti (passati presenti e futuri) dell'opinione pubblica europea non gliene importi un accidente, quello che a loro interessa sono solo i potentissimi partner, governi banche imprese e investitori finanziari, a cui avevano gabellato una Valle pacificata e sottomessa dove avrebbero potuto devastare indisturbati e invece si ritrovano a scavare pochi metri di roccia assediati in un recinto di muri e filo spinato, sempre illuminato a giorno, presidiato da ingenti forze militari.

La richiesta di costituzione di parte civile da parte del governo, sebbene gravissima sulla deriva repressiva che potrebbe assumere, rende di fatto onore al movimento che è riuscito (e continua) a metterlo in difficoltà. Il Movimento NO TAV è la "madre di tutte le preoccupazioni", come ha dichiarato il ministro dell'interno Cancellieri.

L'accanimento della presidenza del consiglio e dei vari ministeri è quindi un sintomo evidente di quanto la Val Susa li spaventi, hanno paura della sua determinazione e dell'esempio pericoloso che il movimento NO TAV costituisce per tutte le situazioni di lotta e di difesa della salute e del territorio sparse nella penisola.

Per questo vogliono colpire duro.

La Val Susa paura non ne ha!

I NO TAV sotto processo

Appello per una mobilitazione nazionale con i rifugiati

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arton17149-0cd4eCostruiamo una coalizione per l'accoglienza degna. Mobilitiamoci in maniera permanente a partire dal prossimo 25 febbraio

Il prossimo 28 febbraio è prevista la fine della cosiddetta "Emergenza Nordafrica" e migliaia di rifugiati in tutta Italia rischiano di essere abbandonati una seconda volta.

Già nel corso di quest' anno e mezzo trascorso dall'inizio del Piano di Accoglienza, infatti, sono stati lasciati soli dalla colpevole inerzia del Governo e di chi ha gestito l'accoglienza.

Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell'Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici "scandali" di questa vicenda.

Salvo in qualche rara esperienza territoriale infatti, nessuna delle strutture di accoglienza ha costruito le condizioni minime perché i rifugiati provenienti dalla Libia avessero l'opportunità di rendersi autonomi, indipendenti ed inserirsi nei nostri territori. Niente corsi di formazione, nessuna traccia dell'inserimento lavorativo, zero inserimento abitativo.

Così, il circuito messo in piedi con l'Emergenza Nordafrica si appresta a dare prova del suo ennesimo fallimento consegnando alla strada migliaia di persone senza futuro.

Eppure il denaro non è mancato e le cifre fanno impallidire ogni retorica sulla scarsità di risorse: 1 miliardo e 300 milioni di euro, 46 euro a persona per ogni giorno di ospitalità, oltre 1.300 euro al mese per ogni profugo, una vera fortuna in denaro si è persa tra le pieghe di convenzioni e burocrazie, finita in tasca di albergatori e cooperative a copertura dei loro affari.

Come se non bastasse, il colpevole ritardo con cui il Governo ha disposto il rilascio dei permessi di soggiorno ha letteralmente ingabbiato i rifugiati: senza permesso, senza carta d'identità, senza titolo di viaggio (sostitutivo del passaporto), senza quindi poter scegliere di restare, di lavorare, oppure di ripartire verso altre mete.

Per questo, dopo questo anno e mezzo di mobilitazioni, di appelli e di attività di sostegno ai cosiddetti profughi, crediamo sia il momento di mobilitarci tutti insieme. Di mettere in campo una grande coalizione per i rifugiati. Una mobilitazione comune che dal prossimo 25 febbraio si riappropri di piazze, strade, spazi vuoti, università o scuole.

Perchè chi è fuggito dal conflitto in libia, perseguitato, minacciato, utilizzato come moneta di scambio dal dittatore Gheddafi, non sia costretto a mettersi in fuga una seconda volta, nell'ombra, dopo aver sperato che le democrazie europee sapessero dare prova di civiltà.

Chiediamo:

- la proroga dell'accoglienza oltre il 28 febbraio con risorse destinate all'inserimento abitativo dei rifugiati;

- la messa a disposizione di borse lavoro, fondi per la formazione, l'inserimento lavorativo e di somme adeguate per chi voglia raggiungere altre mete, anche attingendo dall'enorme quantità di denaro accumulata dagli enti gestori che non hanno mai messo in campo queste attività;

- l'immediato rilascio per TUTTI dei permessi di soggiorno, dei titoli di viaggio, delle carte d'identità.

- l'adozione di queste misure in maniera omogenera su tutto il territorio nazionale

Una questione di democrazia, dignità e giustizia.

tratto da meltingpot.org

Per aderire clicca qui o scrivi a This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Prime adesioni:

CS TPO BOLOGNA

ASSOCIAZIONE RAZZISMO STOP PADOVA

CSO PEDRO PADOVA

ADL COBAS PADOVA

RETE TUTTIIDIRITTIUMANIPERTUTTI VENEZIA

CS RIVOLTA MARGHERA (VE)

SCUOLA DI ITALIANO PER MIGRANTI LIBERALAPAROLA MESTRE (VE)

ADL COBAS VENEZIA

EMERGENCY VENEZIA MESTRE

AMBASCIATA DEI DIRITTI MARCHE

AMBASCIATA DEI DIRITTI ANCONA

AMBASCIATA DEI DIRITTI JESI

SPAZIO COMUNE AUTOGESTITO ARVULTURA

SCA TNT JESI

ASSOCIAZIONE CITTA' MIGRANTE REGGIO EMILIA

LABORATORIO AQ16 REGGIO EMILIA

EMERGENCY REGGIO EMILIA

ART LAB OCCUPATO PARMA

CSA CASA CANTONIERA PARMA

ASSOCIAZIONE RUMORI SINISTRI RIMINI

LAB.PAZ PROJECT RIMINI

ESC INFOMIGRANTE ROMA

LABORATORIO ZETA PALERMO

ZALAB

EX COLORIFICIO LIBERATO- REBELDIA PISA

CSA INTIFADA EMPOLI

ASSOCIAZIONE NAGA

RETE PRIMO MARZO NAZIONALE - SCIOPERO DEGLI STRANIERI

SEL FEDERAZIONE PROVINCIALE VENEZIANA

CIRCOLO SEL MESTRE (VE)

ASSOCIAZIONE GA3 REGGIO EMILIA

CIRCOLO SEL FIVIZZANO (MS)

ASSOCIAZIONE GARIBALDI 101 NAPOLI

ASSOCIAZIONE SHIMABARA ANCONA

CS ASILO POLITICO ANCONA

RIVOLUZIONE CIVILE VENEZIA

VERDI ECOLOGISTI E CIVICI DEL VENETO

ASSOCIAZIONE GLI ANELLI MANCANTI FIRENZE

RETE NOI

RETE ANTIRAZZISTA CATANESE

ASSOCIAZIONE DIMENSIONI DIVERSE ONLUS MILANO

RIFONDAZIONE COMUNISTA ROMA

LABORATORIO DI TEORIA E PRATICA DEI DIRITTI UNIVERSITA' ROMA TRE

OSSERVATORIO MEDITERRANEO ONLUS

UN PONTE PER

CENTRO PER LA DIFESA E PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI

ENMIGRINTA BOLLETTINO CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

ASSOCIAZIONE ASTRA

ASSOCIAZIONE ECUMENTICA "E. CIALLA" MESSINA

ASSOCIAZIONE KARIBU ONLUS

ASSOCIAZIONE PRIMO MARZO MOLISE

ASSOCIAZIONE COLOMBIA VIVA

ASSOCIAZIONE I GIRASOLI ONLUS MAZZARINO (CL)

ASSOCIAZIONE L.E.S.S. ONLUS

LAICI MISSIONARI COMBONIANI PALERMO

XOORDINAMENTO MIGRANTI VARESE

UISP COMITATO PROVINCIALE VARESE

ANPI SEZIONE VARESE

LIBERA COORDINAMENTO PROVINCIALE VARESE

ARCI SERVIZIO CIVILE VARESE

ASSOCIAZIONE VOICE OFF

LTM ONG

ASSOCIAZIONE BANCA DEL TEMPO MESSINA

LES CULTURES ONLUS

ASSOCIAZIONE SAMARCANDA

CENTRO FRANCESCANO DI ASCOLTO ROVIGO

ASSOCIAZIONE CULTURALE PARTECIPAZIONE

ARCI COMITATO PROVINCIALE DI COMO

ASSOCIAZIONE ITALIABOLIVIA

SPAZIO MONDO MIGRANTI

ASSOCIAZIONE PROGRE' BOLOGNA

ASSOCIAZIONE COOPERAZIONE SVILUPPO AFRICA (ACSA)

PIAM ONLUS ASTI

RETE DEI DIRITTI SENZA VOCE

ASSOCIAZIONE PER LA RINASCITA DELL'AREA DI VIA GARIBALDI 2

COOPERAZIONE SOCIALE PROGETTO CON-TATTO _

Messico - Messaggio di Marcos: "Loro e noi. I.- Le (non) ragioni di sopra"

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MARCIAZAPATISTAE' uscito su Enlace Zapatista un nuovo messaggio del Sub Comandante Insurgente Marcos. Il portavoce zapatista ribadisce ancora la grossa distanza tra la proposta politica zapatista di costruire alternative dal basso, rispetto alla classe politica messicana. Ancora un chiaro riferimento al PRD, partito della sinistra messicana che, a detta di Marcos, tenta ognivolta di normalizzare l'esperienze di rabbia e di ribellione che sorgono dal basso, tentando di canalizzarle all'interno del suo percorso di partito e nella logica elettorale. Come hanno scritto gli zapatisti nel comunicato del 30 dicembre 2012, riferendosi al PRD: voi non avete bisogno di noi; noi non abbiamo bisogno di voi. Marcos, con questo testo letterario ci mostra ancora che la proposta zapatista e delle organizzazioni che fanno riferimento all'Altra Campagna fa paura al potere proprio perchè sfugge alle logiche del sistema dei partiti e della tradizione della sinistra istituzionale, costruendo nuovi mondi.

Loro e noi. I.- Le (non) ragioni di sopra.

Gennaio 2013

Parlano quelli che stanno sopra:

"Siamo noi che comandiamo. Siamo più potenti anche se siamo di meno. Non c'importa quello che dici-senti-pensi-fai, basta che stai muto, sordo, immobile.

Possiamo imporre al governo gente mediamente intelligente (anche se è molto difficile trovarne nella classe politica), ma scegliamo uno che neanche riesce a far finta di sapere che cosa va a fare.

Perché? Perché possiamo farlo.

Possiamo usare l'apparato di polizia e militare per perseguire ed imprigionare veri delinquenti, ma questi criminali sono la nostra parte vitale. Invece scegliamo di perseguire te, picchiarti, catturarti, torturarti, imprigionarti, assassinarti.

Perché? Perché possiamo farlo.

Innocente o colpevole? ¿E chi se ne importa se sei uno o l'altro? La giustizia è solo una prostituta in più sul nostro libro paga e, credici, non è la più costosa.

Ed anche se fai alla lettera quello che imponiamo, anche se non fai niente, anche se innocente, ti schiacceremo.

E se insisti a chiedere perché lo facciamo, ti rispondiamo: perché possiamo farlo.

Questo è avere il Potere. Si parla molto di soldi, ricchezze, e di queste cose. Ma credici, quello che eccita è questa sensazione di poter decidere sulla vita, la libertà ed i beni di chiunque. No, il potere non è il denaro, è quello che puoi avere grazie ad esso. Il Potere non è solo esercitarlo impunemente, ma anche e soprattutto, farlo irrazionalmente. Perché avere il Potere è fare e disfare senz'altra ragione che il possesso del Potere.

E non importa chi compaia davanti, per occultarci. Destra e sinistra sono solo indicazioni per far parcheggiare l'autista. La macchina funziona da sola. Non dobbiamo nemmeno ordinare che si punisca l'insolenza di sfidarci. Governi grandi, medi e piccoli, di tutto lo spettro politico, oltre ad intellettuali, artisti, giornalisti, politici, gerarchi religiosi, si contendono il privilegio di compiacerci.

Quindi fottiti, marcisci, crepa, disilluditi, arrenditi.

Per il resto del mondo non esisti, non sei nessuno.

Sì, abbiamo seminato l'odio, il cinismo, il rancore, la disperazione, il menefreghismo teorico e pratico, il conformismo del male minore, la paura fatta rassegnazione.

Tuttavia, temiamo che questo si trasformi in rabbia organizzata, ribelle, senza prezzo.

Perché il caos che imponiamo lo controlliamo, lo gestiamo, lo dosiamo, lo alimentiamo. Le nostre forze dell'ordine sono le nostre forze per imporre il nostro caos.

Ma il kaos che viene dal basso ...

Ah, quello... non capiamo nemmeno cosa dicono, chi sono, quanto costano.

E poi sono così volgari da non mendicare, sperare, chiedere, supplicare, ma esercitare la loro libertà. Mai vista una tale oscenità!

Questo è il vero pericolo. Gente che guarda da un'altra parte, che esce dagli schemi, o li rompe, o li ignora.

Sai cosa ci ha dato buoni risultati? Il mito dell'unità ad ogni costo. Intendersi solo col capo, dirigente, leader, caudillo, o come lo si voglia chiamare. Controllare, gestire, contenere, comprare qualcun@ è più facile che comprarne molti. Sì, e più a buon mercato. Le ribellioni individuali. Sono tanto commoventemente inutili.

Quello che invece è un pericolo, un vero caos, è quando qualcuno si mette in collettivo, gruppo, banda, razza, organizzazione, e impara a dire no e a dire sì, e che si mettano poi d'accordo tra loro. Perché questo non punta a chi comandiamo. Eh sì... uff... questo sì è una calamità, immagina che ognuno costruisca il proprio destino, e decida che cosa essere e fare. Sarebbe come rivelare che noi siamo prescindibili, che siamo d'avanzo, che disturbiamo, che non siamo necessari, che dobbiamo essere imprigionati, che dobbiamo sparire.

Sì, un incubo. Vero, ma ora per noi. Ti immagini di che cattivo gusto sarebbe questo mondo? Pieno di indios, di neri, di caffè, di gialli, di rossi, di rasta, di tatuaggi, di piercing, di estoperoles, di punk, di darket@s, di chol@s, di skater@s, di quella bandiera con la A così senza nazione da essere comprata, di giovani, di donne, di put@s, di bimb@, di vecchi, di chicanos, di autisti, di contadini, di operai, di nacos, di proletari, di poveri, di anonimi, di... di altr@. Senza uno spazio privilegiato per noi, "the beautiful people"... la gente per bene che si capisce.... perché si vede da lontano che tu non hai studiato ad Harvard.

Sì, quel giorno per noi sarebbe notte... Sì, tutto esploderebbe. Che che cosa faremmo?

Mmh... non ci avevamo pensato. Pensiamo, pianifichiamo e realizziamo cosa fare per impedire che accada, ma...... no, non c'avevamo pensato.

Bene, nel caso, dunque... mmh... non so... forse cercheremmo i colpevoli e poi, non so, penseremmo a un piano B. Indubbiamente per allora tutto sarebbe inutile. Credo che allora ricorderemo la frase di quel maledetto ebreo rosso... no, Marx no... Einstein, Albert Einstein. Mi sembra che sia stato lui a dire: "La teoria è quando si sa tutto e non funziona niente. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa perché. In questo caso abbiamo combinato la teoria e la pratica: non funziona niente... e nessuno sa perché".

No, hai ragione, non riusciremmo neppure a sorridere. Il senso dell'umorismo è sempre stato un patrimonio non espropriabile. Non è una pena?

Sì, senza dubbio: sono tempi di crisi.

Senti, non scatti qualche foto? Dico, così, per sistemarci un po' e farci un po' più decenti. Naah, questo modello l'abbiamo già usato in Hola... ah, ma che ti raccontiamo, si vede che non hai letto il Libro Vaquero (fumetto di storielle ambientate nell'ovest del Messico alla fine del XIX° secolo – n.d.t.).

Ah, non possiamo aspettare di raccontarlo a@ nostr@ amic@ che sono venuti ad intervistarci uno così... così... così... altro. Gli piacerà. E a noi daranno un'aria così cosmopolita...

No, certo che non ti temiamo. In quanto a questa profezia... bah, si tratta solo di superstizioni, così... così... così autoctone... Sì, così di bassa qualità ... hahahaha... buona questa barzelletta, prendi nota per quando vedremo i ragazzi...

Cosa?... non è una profezia?...

Oh, è una promessa...

(...) (suono di titutata-tatatatà dello smartphone)

Pronto, polizia? Sì, è venuto qualcuno a trovarci. Sì, pensiamo che fosse un giornalista o qualcosa così. Sembrava così... così... così altro, sì. No, non ci ha fatto niente. No, non si è nemmeno portato via niente. Sì, ora che siamo usciti dal club per incontrare i nostr@ amic@ vediamo che hanno dipinto qualcosa sul portone d'ingresso del giardino. No, le guardie non hanno visto chi è stato. No! certo che i fantasmi non esistono. Sì è di molti colori... No, non abbiamo visto nessun barattolo di vernice qui intorno... Bene, stavamo dicendo che è dipinto in molti colori, così, molto variopinto, molto naif, molto altro, niente a che vedere con le gallerie dove... che cosa? No, non vogliamo che mandi nessuna pattuglia. Sì, lo sappiamo. Ma lo diciamo per vedere se è possibile indagare per capire che cosa vuol dire quello che è dipinto. Non sappiamo se è un codice, o una di quelle strane lingue che parlano i proletari. Sì, è una sola parola, ma non capiamo perché ci fà venire i brividi. Dice:

MARICHIWEU!" (*)

(continua...)

Da qualche parte, in qualunque dei mondi.
SupMarcos
Pianeta Terra
Gennaio 2013
(*) parola mapuche che significa "vinceremo sempre!"
Traduzione del comunicato tratto dal sito del Comitato Chiapas Maribel
Tratto da Globalproject.info
Messaggio originale
http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/01/20/ellos-y-nosotros-i-las-sin-razones-de-arriba/

E' uscito su Enlace Zapatista un nuovo messaggio del Sub Comandante Insurgente Marcos. Il portavoce zapatista ribadisce ancora la grossa distanza tra la proposta politica zapatista di costruire alternative dal basso, rispetto alla classe politica messicana. Ancora un chiaro riferimento al PRD, partito della sinistra messicana che, a detta di Marcos, tenta ognivolta di normalizzare l'esperienze di rabbia e di ribellione che sorgono dal basso, tentando di canalizzarle all'interno del suo percorso di partito e nella logica elettorale. Come hanno scritto gli zapatisti nel comunicato del 30 dicembre 2012, riferendosi al PRD: voi non avete bisogno di noi; noi non abbiamo bisogno di voi. Marcos, con questo testo letterario ci mostra ancora che la proposta zapatista e delle organizzazioni che fanno riferimento all'Altra Campagna fa paura al potere proprio perchè sfugge alle logiche del sistema dei partiti e della tradizione della sinistra istituzionale, costruendo nuovi mondi.

Loro e noi. I.- Le (non) ragioni di sopra.

Gennaio 2013

Parlano quelli che stanno sopra:

“Siamo noi che comandiamo. Siamo più potenti anche se siamo di meno. Non c’importa quello che dici-senti-pensi-fai, basta che stai muto, sordo, immobile. 

Possiamo imporre al governo gente mediamente intelligente (anche se è molto difficile trovarne nella classe politica), ma scegliamo uno che neanche riesce a far finta di sapere che cosa va a fare.

Perché? Perché possiamo farlo.

Possiamo usare l’apparato di polizia e militare per perseguire ed imprigionare veri delinquenti, ma questi criminali sono la nostra parte vitale. Invece scegliamo di perseguire te, picchiarti, catturarti, torturarti, imprigionarti, assassinarti.

Perché? Perché possiamo farlo.

Innocente o colpevole? ¿E chi se ne importa se sei uno o l’altro? La giustizia è solo una prostituta in più sul nostro libro paga e, credici, non è la più costosa. 

Ed anche se fai alla lettera quello che imponiamo, anche se non fai niente, anche se innocente, ti schiacceremo.

E se insisti a chiedere perché lo facciamo, ti rispondiamo: perché possiamo farlo.

Questo è avere il Potere. Si parla molto di soldi, ricchezze, e di queste cose. Ma credici, quello che eccita è questa sensazione di poter decidere sulla vita, la libertà ed i beni di chiunque. No, il potere non è il denaro, è quello che puoi avere grazie ad esso. Il Potere non è solo esercitarlo impunemente, ma anche e soprattutto, farlo irrazionalmente. Perché avere il Potere è fare e disfare senz’altra ragione che il possesso del Potere.

E non importa chi compaia davanti, per occultarci. Destra e sinistra sono solo indicazioni per far parcheggiare l’autista. La macchina funziona da sola. Non dobbiamo nemmeno ordinare che si punisca l’insolenza di sfidarci. Governi grandi, medi e piccoli, di tutto lo spettro politico, oltre ad intellettuali, artisti, giornalisti, politici, gerarchi religiosi, si contendono il privilegio di compiacerci.

Quindi fottiti, marcisci, crepa, disilluditi, arrenditi. 

Per il resto del mondo non esisti, non sei nessuno. 

Sì, abbiamo seminato l’odio, il cinismo, il rancore, la disperazione, il menefreghismo teorico e pratico, il conformismo del male minore, la paura fatta rassegnazione. 

Tuttavia, temiamo che questo si trasformi in rabbia organizzata, ribelle, senza prezzo.

Perché il caos che imponiamo lo controlliamo, lo gestiamo, lo dosiamo, lo alimentiamo. Le nostre forze dell’ordine sono le nostre forze per imporre il nostro caos.

Ma il kaos che viene dal basso …

Ah, quello… non capiamo nemmeno cosa dicono, chi sono, quanto costano.

E poi sono così volgari da non mendicare, sperare, chiedere, supplicare, ma esercitare la loro libertà. Mai vista una tale oscenità! 

Questo è il vero pericolo. Gente che guarda da un’altra parte, che esce dagli schemi, o li rompe, o li ignora.

Sai cosa ci ha dato buoni risultati? Il mito dell’unità ad ogni costo. Intendersi solo col capo, dirigente, leader, caudillo, o come lo si voglia chiamare. Controllare, gestire, contenere, comprare qualcun@ è più facile che comprarne molti. Sì, e più a buon mercato. Le ribellioni individuali. Sono tanto commoventemente inutili.

Quello che invece è un pericolo, un vero caos, è quando qualcuno si mette in collettivo, gruppo, banda, razza, organizzazione, e impara a dire no e a dire sì, e che si mettano poi d’accordo tra loro. Perché questo non punta a chi comandiamo. Eh sì… uff… questo sì è una calamità, immagina che ognuno costruisca il proprio destino, e decida che cosa essere e fare. Sarebbe come rivelare che noi siamo prescindibili, che siamo d’avanzo, che disturbiamo, che non siamo necessari, che dobbiamo essere imprigionati, che dobbiamo sparire.

Sì, un incubo. Vero, ma ora per noi. Ti immagini di che cattivo gusto sarebbe questo mondo? Pieno di indios, di neri, di caffè, di gialli, di rossi, di rasta, di tatuaggi, di piercing, di estoperoles, di punk, di darket@s, di chol@s, di skater@s, di quella bandiera con la A così senza nazione da essere comprata, di giovani, di donne, di put@s, di bimb@, di vecchi, di chicanos, di autisti, di contadini, di operai, di nacos, di proletari, di poveri, di anonimi, di… di altr@. Senza uno spazio privilegiato per noi, “the beautiful people”… la gente per bene che si capisce…. perché si vede da lontano che tu non hai studiato ad Harvard.

Sì, quel giorno per noi sarebbe notte… Sì, tutto esploderebbe. Che che cosa faremmo? 

Mmh… non ci avevamo pensato. Pensiamo, pianifichiamo e realizziamo cosa fare per impedire che accada, ma…… no, non c’avevamo pensato.

Bene, nel caso, dunque… mmh… non so… forse cercheremmo i colpevoli e poi, non so, penseremmo a un piano B. Indubbiamente per allora tutto sarebbe inutile. Credo che allora ricorderemo la frase di quel maledetto ebreo rosso… no, Marx no… Einstein, Albert Einstein. Mi sembra che sia stato lui a dire: “La teoria è quando si sa tutto e non funziona niente. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa perché. In questo caso abbiamo combinato la teoria e la pratica: non funziona niente… e nessuno sa perché”.

No, hai ragione, non riusciremmo neppure a sorridere. Il senso dell’umorismo è sempre stato un patrimonio non espropriabile. Non è una pena? 

Sì, senza dubbio: sono tempi di crisi.

Senti, non scatti qualche foto? Dico, così, per sistemarci un po’ e farci un po’ più decenti. Naah, questo modello l’abbiamo già usato in Hola… ah, ma che ti raccontiamo, si vede che non hai letto il Libro Vaquero (fumetto di storielle ambientate nell’ovest del Messico alla fine del XIX° secolo – n.d.t.).

Ah, non possiamo aspettare di raccontarlo a@ nostr@ amic@ che sono venuti ad intervistarci uno così… così… così… altro. Gli piacerà. E a noi daranno un’aria così cosmopolita…

No, certo che non ti temiamo. In quanto a questa profezia… bah, si tratta solo di superstizioni, così… così… così autoctone… Sì, così di bassa qualità … hahahaha… buona questa barzelletta, prendi nota per quando vedremo i ragazzi… 

Cosa?… non è una profezia?… 

Oh, è una promessa… 

(…) (suono di titutata-tatatatà dello smartphone)

Pronto, polizia? Sì, è venuto qualcuno a trovarci. Sì, pensiamo che fosse un giornalista o qualcosa così. Sembrava così… così… così altro, sì. No, non ci ha fatto niente. No, non si è nemmeno portato via niente. Sì, ora che siamo usciti dal club per incontrare i nostr@ amic@ vediamo che hanno dipinto qualcosa sul portone d’ingresso del giardino. No, le guardie non hanno visto chi è stato. No! certo che i fantasmi non esistono. Sì è di molti colori… No, non abbiamo visto nessun barattolo di vernice qui intorno… Bene, stavamo dicendo che è dipinto in molti colori, così, molto variopinto, molto naif, molto altro, niente a che vedere con le gallerie dove… che cosa? No, non vogliamo che mandi nessuna pattuglia. Sì, lo sappiamo. Ma lo diciamo per vedere se è possibile indagare per capire che cosa vuol dire quello che è dipinto. Non sappiamo se è un codice, o una di quelle strane lingue che parlano i proletari. Sì, è una sola parola, ma non capiamo perché ci fà venire i brividi. Dice:

 MARICHIWEU!” (*)

(continua…)

Da qualche parte, in qualunque dei mondi.

SupMarcos

Pianeta Terra

Gennaio 2013

(*) parola mapuche che significa “vinceremo sempre!”

Traduzione del comunicato tratto dal sito del Comitato Chiapas Maribel