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Stalingrado a cinque stelle

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occupyparma
L'esito delle ultime amministrative a Parma, con la vittoria di Federico Pizzarotti, candidato sindaco per il Movimento 5 Stelle ci pone dinanzi a giganteschi interrogativi, sui quali proponiamo alcuni spunti di riflessione diretti a non stigmatizzare, ma, anzi, a lasciare spazi aperti alle prerogative di un percorso complesso, mutevole ed in divenire. Un'analisi che si distacchi dalla lettura parziale che trae fondamento dalle categorie concettuali e politiche con cui siamo stati fin qui soliti confrontarci.

Lo stravolgimento dello scenario politico consegnatoci dall'ultima tornata elettorale, ci pone dinanzi alla necessità di dotarci di uno spettro di analisi più articolato rispetto alla crisi in cui versa il rapporto tra società civile e politica istituzionale, rimarcando non poche discontinuità tra il fenomeno "Grillo" a livello nazionale e la vittoria del M5S sul nostro territorio.

Anomalia ravvisabile se inquadrata in un contesto in cui emerge la miscela tra un movimento aperto e un leader fondatore prepotente e proprietario.

All'interno di un contesto europeo segnato dall'annullamento del welfare state e dei diritti sociali, in cui i mercati finanziari utilizzano la crisi dei debiti sovrani per imprimere un'accelerazione senza precedenti alle misure di austerity, si assiste ad processo di smaterializzazione del concetto di democrazia rappresentativa, laddove i parlamenti vengono sempre più esautorati e i governi si riducono ad organismi di traduzione dei diktat dei nodi del potere finanziario.

E' innegabile la connessione tra l'arroganza e l'autismo della politica classica, strutturata secondo le categorie della forma partito novecentesca, e i risultati elettorali registrati, ad esempio, in Grecia e in Francia, dove si assiste ad un'impennata di voti raccolti dai partiti che si oppongono al regime di austerità o chiaramente euroscettici. Il successo del grillismo in Italia, ed in particolare la vittoria del M5S alle amministrative a Parma, va certamente interpretata, in prima istanza, come rigetto da parte della società civile nei confronti di una classe politica completamente appiattita sulla ragione finanziaria. Ma non basta.

Il ricorso al concetto di «antipolitica», un aggettivo affibbiato molto spesso al M5S, ci sembra vada reinterpretato in maniera critica. Antipolitica è sicuramente la spirale in cui è stato risucchiato l'apparato politico istituzionale, rimodellandosi su categorie finanziarie, sulla "dittatura dello spread", sul fiscal compact, sul pareggio di bilancio, con buona pace dei diritti sociali.

E' innegabile da parte del M5S l'abilità di aver sfruttato l'inesauribile potenzialità della nuova tribuna politica del web. Una piattaforma di libera opinione divenuta presto area programmatica e di strategia. Una condivisione d'intenti che ha ridonato inaspettato senso di possibilità e partecipazione, preponderante forma di dissenso, capacità di sfiducia continuativa, e a tratti burlesca.
Questo fenomeno da poltrona è stato la cassa di risonanza per il megafono del comico che diventa attivista, poi leader politico, per un numero considerevole di followers (per parlare in gergo) che si esprimono e collaborano, un esercito di probi internauti pronti a rimettere in gioco e condannare ogni forma di inciucio all'italiana, interno alla composizione partitica e classista.

Un uso dei media performativo e aggregante, un rivoluzionamento della tipologia di creazione del discorso politico. Per dirlo alla guy debord, una società dello spettacolo vista come un “rapporto sociale tra le persone, mediato dalle immagini. Dove lo spettacolo è il capitale a un tale grado di accumulazione da divenire immagine".
E, per citare il comico genovese, “Le cose non accadono se non le leggiamo.”

Riportando l'analisi al panorama di Parma, la grillina società dello spettacolo ha proposto in sostanza l'incontaminato, “l'uomo qualunque” (con le dovute differenze ed assimilazioni al partito qualunquista di gianniniana memoria), quella forma costituente di cittadinanza composita che ha partecipato alla diffusione del processo comunicativo ed ha visto nel neo sindaco Pizzarotti e nella sua giunta, quella calorosa affezione che appare così diversa dalle sbiadite immagini, dell'"usato" sicuro e d'esperienza dei soliti nomi noti.

Certamente bisogna fare i conti col fatto che la composizione dell'elettorato del M5S è eterogenea e che si è generata intercettando sentimenti diversi. Se da un lato il M5S ha avuto la capacità di captazione di un sentimento di indignazione, di genesi populista, nei confronti della "casta", delle forme di corruzione che pervadono i nodi istituzionali (come dimostra l'impennata del consenso del M5S a seguito delle proteste contro la giunta Vignali e delle mobilitazioni sotto i Portici del Grano della scorsa estate), dall'altro lato è necessario valutare l'intersezione tra il M5S e i comitati presenti sul territorio impegnati nelle lotte per la difesa dei beni comuni.

In effetti, uno dei punti focali attorno ai quali si snoda il successo del grillismo, è la rivendicazione della possibilità, da parte della società civile, di intervenire direttamente nei processi decisionali che interessano i territori, andando a scardinare quei meccanismi che separano la classe politica dalle comunità locali.

Ed in questo senso, ci sembra che si aprano degli spazi di possibilità interessanti. E' certamente vero che l'approccio che sino ad ora ha assunto il M5S è di stampo tecnicista, compartimentato, mosaicizzato. Questa frammentazione discorsiva crea sicuramente una profonda difficoltà nel munirsi degli strumenti necessari per sostenere un organico e intercorrelato sguardo d'insieme, di comprendere l'insostenibilità dell'attuale sistema di sviluppo e quindi l'insufficienza propositiva di espressione e costruzione di modelli alternativi che non si riducano alla semplice sommatoria dei "no di protesta", sin qui espressi.

Su questo piano, però, si apre dinanzi a noi, la vera sfida.

Riteniamo necessario mettere a verifica i percorsi comuni sin qui portati avanti, percorsi che hanno creato un'apertura verso le nuove forme di sperimentazione di socialità, welfare e riconversione ambientale, da tempo avviate sul territorio assieme ai comitati e allea ssociazioni (Art Lab, Mercatiniera e Biosteria, citate nel loro programma elettorale come meccanismi di organizzazione e anticipazione di modelli di vita alternativi, ne sono un esempio).

Quest'altra faccia del laboratorio politico Parma può rappresentare quella sfida che le istituzioni devono cogliere, quel vento nuovo del cambiamento dei paradigmi culturali che per la potenza di discorso, messa a valore sul territorio, non può trovarsi escluso da un confronto politico serio e costruttivo nel dibattito cittadino. 

tratto da GLOBALPROJECT.INFO