Giù il cappello!

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Sovente si ode ripetere, nella nostra amata città, che Benevento è luogo di stasi sociale, economica, culturale, politica. Gran parte degli stessi Beneventani ne sono convinti. Niente di più sbagliato di questo trito luogo comune. Prendiamo la politica, ad esempio. Non sarà passato inosservato, agli occhi dell'osservatore smaliziato, un gran fermento in vista della giornata mondiale di mobilitazione sui temi della crisi economica, anzi: sistemica, l'11 novembre. Bene: questo fermento ci dice che Benevento sta cercando di distinguersi dal resto del mondo, e ciò ne fa un reale laboratorio politico. Al limite, si potrebbe discutere della direzione presa da questo laboratorio. Ad alcuni parrà un perfetto esempio di regressione ad uno stadio di infantilismo politico, ove si voglia far salva la buona fede di determinati attori in scena. Ad altri, più sospettosi, sembrerà uno squallido tentativo di imbrigliare un movimento che sta esplodendo con forza dirompente nelle strade di tutto il mondo, per dirigerlo verso obiettivi personalistici, partitici, e comunque di ben poco conto, a fronte del rivolgimento epocale che stiamo attraversando. Ma, prima dell'interpretazione, contano i fatti. Fatto: in città si è costituito l'unico comitato al mondo (unico. al. mondo.) 'occupy etc...'. E non è cosa di poco conto. Possiamo vantare un primato fondato su un discrimine tutto politico.

Mentre nel resto del globo terracqueo la gente si autorganizza nelle forme più fantasiose per dare sfogo e sbocco alla propria sete di giustizia sociale e, perché no, alla propria fame tout court, perché non son pochi quelli che con lo stipendio non arrivano alla fine del mese, e ancora di più quelli che uno stipendio non ce l'hanno e una pensione possono solo sognarla... in quel mentre, qui ti cala un partito politico, dal peso irrilevante, che: puff, come niente ti organizza un comitato di occupazione e pretende di impadronirsi dei temi comuni. Roba che neanche i Francesi ai tempi riuscirono, col comitato di salute pubblica. La stampa, naturalmente, gli va dietro, senza minimamente preoccuparsi di 'vagliare' quanto ci sia di reale in un comunicato. Fatto: mentre in tutt'Italia si rigetta la forma corteo, almeno nelle solite modalità ormai stucchevoli: autorizzazione in questura, passeggiata per il centro, vuoti slogan triti e ritriti... nel mentre, suddetto comitato ti organizza esattamente un corteo nelle solite modalità stucchevoli: questurada, passeggiata, sloganada. Con un plus: acampada. Già: in un supremo guizzo di fantasia, i comites si propongono di piazzare le tende in qualche piazza cittadina, sull'esempio di quanto succede in Spagna da qualche mese. Il fatto che lì la cosa sia nata e continuata spontaneamente, e che a nessuno verrebbe mai in mente di appropriarsene e dirigerla dall'alto, meno che mai ad un partito politico perché gli acampados gli tirerebbero i coppetielli appresso, dev'esser sembrato ai suddetti comites affare di poco conto. La stampa, naturalmente, gli va dietro, senza minimamente preoccuparsi di 'vagliare' quanto ci sia di reale in un comunicato. Fatto, e vero lampo di genio: siccome il comitatos degli indignados fa capo a quel partito, che a sua volta deve rispondere a tutto il sistema contro cui si protesta, a Benevento si è riusciti ad inventare la 'protesta istituzionale'. Roba che neanche il Pci 'di lotta e di governo', all'epoca. Mentre nel resto del mondo da tempo si concorda banalmente sulla crisi della cosiddetta 'democrazia' rappresentativa, e in Italia ormai non si discute neanche più sulla reale rappresentatività di un ceto politico da tempo assurto a casta... in quel mentre, i nostri indignados fanno appello nientemeno che al Comune e alla Provincia, per averne aiuto in termini organizzativi durante la giornata di 'occupazione', nel disperato tentativo di essere cooptati in quella stessa casta. Qui si può solo immaginare cosa potrebbe succedere. Ad esempio, il Sindaco che si siede sul proprio scranno in consiglio comunale, dichiarandone l'occupazione. Ma è solo una debole ipotesi, dacché la fantasia tocca ormai picchi che la ragione teme di scalare. E come sempre la stampa gli va dietro, senza minimamente preoccuparsi di 'vagliare' quanto ci sia di concreto in un comunicato.

All'esposizione dei fatti deve seguire l'interpretazione. La nostra è che il laboratorio politico beneventano si sia baldanzosamente e prepotentemente avviato su un glorioso cammino all'indietro. E che un partitino con numeri da prefisso telefonico stia cercando di mettere il proprio cappellino su un movimento di rivolta spontaneo e collettivo, neanche tanto per egemonizzarlo, ma al puro scopo di soffocarlo e strumentalizzarlo per banalissimi fini di botteguccia.

Noi, naturalmente, non ci stiamo. Non facciamo tessere. Non vendiamo niente. Non cerchiamo finanziamenti pubblici. Non dobbiamo rispondere ad alcun padrone. Noi, semplicemente, non partecipiamo all'11 novembre.

Noi SIAMO l'11 novembre, insieme con gli studenti, i lavoratori, i disoccupati, i precari, gli sfruttati... insieme col 99 per cento della popolazione mondiale. Ci vediamo per strada. L'11, prima, dopo...